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Calcio razzista in Brianza: "Mio figlio ha sentito l'insulto, ma ha continuato a giocare"

Calcio razzista in Brianza: “Mio figlio ha sentito l’insulto, ma ha continuato a giocare”

6 Novembre 2019

“Ha sentito l’insulto, ma ha continuato a giocare. Poi a casa ne abbiamo parlato e ha capito che quello in torto non è lui”. G.B., 46 anni, è la mamma del piccolo giocatore di calcio insultato sabato pomeriggio con l’epiteto “negro di m…”.  A quattro giorni di distanza dall’accaduto che ha sollevato un fiume di polemiche ha deciso di parlare per ricostruire l’accaduto e spiegare la reazione di suo figlio. G.B è italiana ed è sposata da 14 anni con un uomo originario del Congo, di due anni più giovane di lei, e hanno quattro figli, tre maschietti e una femminuccia, l’ultima arrivata, di soli quattro anni. Sabato alla partita c’era lui.

La suddivisione dei compiti familiari prevede che lei si occupi di portare i tre ragazzi agli allenamenti, sono tutti iscritti all’Aurora Desio, mentre alla partita ci va lui. “Al momento dell’insulto era dall’altra parte del campo – ha spiegato la donna -. Mi ha detto che da qualche minuto l’atmosfera si era fatta tesa. E’ stato il bambino a sentirlo, ma non ci ha fatto caso più di tanto e ha continuato a giocare. Poi ne ha parlato coi compagni di squadra e con l’allenatore, che a sua volta ha informato mio marito”.

La preoccupazione principale di G.B è stata ovviamente quella di addentare subito la questione. Non solo col bambino che ha dovuto subire l’epiteto, ma con tutta la famiglia “Ne abbiamo discusso tutti insieme – ha aggiunto -. A mio marito è capitato qualche volta di essere apostrofato in termini razzisti, ma al campo sportivo dell’Aurora non era mai accaduto. Capita che a volte i genitori si lascino andare a comportamenti antipatici, troppo sopra le righe, ma un insulto di questa portata mai”.

Il giovane calciatore sembra l’abbia presa bene. “Ci è rimasto ovviamente male – prosegue -. Temevamo che potesse essere turbato, siamo tornati sull’episodio per evitare che si sedimentasse in modo sbagliato e ha reagito in maniera positiva. Ha capito di non essere lui quello in torto. La nostra preoccupazione primaria è adesso quella di tutelare i nostri figli, ma condividiamo la scelta fatta dalla società di non lasciare cadere la questione. Questi problemi vanno affrontati, magari ragionando più con la testa che con la pancia, ma guai a fare finta di niente”.

Il pensiero di G.B va nella direzione di creare una nuova cultura sportiva, coinvolgendo i bambini, ma anche i genitori. Quanto alla proposta avanzata da Regione Lombardia di adottare il Daspo per gli adulti più indisciplinati, ha commentato così: “Di fronte a un comportamento recidivo credo che l’allontanamento dal campo sportivo diverrebbe una soluzione necessaria, anche per evitare che abbia influenza negativa sui bambini”.

Nel frattempo, la Upd Polisposrtiva Sovicese ha diramato un comunicato col quale condanna “qualsiasi manifestazione di razzismo” e col quale annuncia di avere avviato “un’inchiesta interna per risalire all’eventuale responsabile”. Se dovesse saltare fuori il suo nome, la società ha già pronta la sanzione. Inoltre, spiega anche di essere vicino alla famiglia del bambino e di avere intenzione di chiedere un incontro chiarificatore.

Nel frattempo anche il ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora è intervenuto sulla vicenda e ha affermato: “Debelleremo ogni forma di razzismo” (leggi tutto l’articolo qui).

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Riccardo Rosa
Monzese di nascita, ma sogno California. Amo le serie tv americane e lo streaming (legale) oltre ad un'insana passione per la cara vecchia Inter. Ho 47 anni, ma nell'animo mi sento un 18enne, sempre alla ricerca di nuove esperienze con la mia nuova bicicletta fiammante. Ah già, dimenticavo: da anni sono un giornalista e con le lettere e il punto e virgola ho un rapporto viscerale. Cosa mi manca? Un biglietto aereo sempre pronto per i mari del Sud.


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