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Monza, emergenza eroina, Piffer: "Sì alle stanze del buco per controllare il fenomeno"

Monza, emergenza eroina, Piffer: “Sì alle stanze del buco per controllare il fenomeno”

10 Ottobre 2019

L’eroina è un ospite inatteso tornato dal passato: i numeri confermano un aumento degli accessi ai servizi del Sert, anche da parte di soggetti molto giovani. Il problema a Monza è reale e non può più essere minimizzato. Per Paolo Piffer, capogruppo di Civicamente Monza, un sistema per controllare il fenomeno esiste: le stanze salvavita, altrimenti note come stanze del buco. La mozione è stata presentata al consiglio comunale per ben due volte, la prima nell’ottobre del 2016 e la seconda nell’aprile del 2018: in entrambi i casi è stata bocciata. ‘E’ impensabile credere di poter arginare una situazione del genere soltanto con l’ausilio delle Forze dell’Ordine’, spiega Piffer. Per il capogruppo la proposta è ancora sul tavolo.

‘Confrontiamoci, ma facciamo presto’

‘Sarei un folle se dicessi che abbiamo la soluzione certa al problema. Non è così semplice. Che il fenomeno stia degenerando però, è sotto gli occhi di tutti e non è necessario passare davanti al Sert per accorgersene, ma bastano quattro passi in via Italia. Servono interventi strutturati, coraggiosi e lungimiranti. Facciamo qualcosa e facciamolo prima che la situazione diventi ingovernabile. Ognuno dovrà fare la sua parte, io la mia e voi la vostra. Nessuno si senta escluso’.

‘Parliamone, rivediamone insieme le caratteristiche, confrontiamoci senza pregiudizi, ma agiamo in fretta, perché vorrei tanto sbagliarmi, ma temo che sarà sempre peggio’, sono le parole di appello lanciate dal capogruppo di Civicamente Monza, dalla sua pagina Facebook.

‘Affrontiamo il tema al netto dei pregiudizi’

‘Una delle ragioni addotte per la bocciatura della nostra mozione è il fatto che si tratti di materia di competenza regionale e della sanità. Io sono contrario a questo genere di approccio: se il sindaco e gli assessori partecipano attivamente alla gestione della sicurezza della città al fianco del Prefetto e delle Forze dell’Ordine, perché non dovrebbe fare lo stesso con il problema eroina? Dovrebbero interfacciarsi con la regione e il Sert, intessendo un lavoro di rete’, spiega Piffer.

‘Per questo, al momento, la nostra proposta rimane ancora valida e in estrema sintesi consiste nel valutare insieme l’ipotesi di attivare un progetto pilota sul nostro territorio, fianco a fianco con il Comune, il Sert e più in generale con la regione Lombardia’.

‘Noi intendiamo affrontare la tematica senza alcun preconcetto di sorta e al netto di qualsiasi costrutto politico. Naturalmente è doveroso sottolineare che con questo non intendiamo certo risolvere in toto il problema della tossicodipendenza, è evidente. E’ un progetto che abbiamo sviluppato, dopo aver studiato nel dettaglio le soluzioni simili adottate a livello europeo e che stanno funzionando piuttosto bene’, chiarisce Paolo Piffer.

‘La nostra è una proposta che si pone l’obiettivo di governare il problema. Se si continua a non considerarlo e lo si nasconde sotto al tappeto, a un certo punto ci esploderà letteralmente in faccia. Allora sarà difficilmente gestibile: si dovranno spendere ancora più soldi e risorse per poterlo affrontare. E i cittadini si troveranno costretti a subire disagi ben più grandi’.

Il modello nord europeo, il più efficace

Le cosiddette stanze del buco hanno trovato la loro collocazione in molte città nel mondo, soprattutto durante gli anni ’80 e ’90. Attualmente sono presenti in diverse città del Nord Europa. Nel 2016, hanno fatto capolino anche a Parigi.

‘Nel Nord Europa sono in corso diversi tentativi. Si tratta di veri e propri laboratori sul campo, che ogni tanto possono manifestare delle criticità, ma in cui noi crediamo fermamente. Riteniamo sia questa la strada da percorrere. Di certo non possiamo pensare di sconfiggere l’eroina arrestando lo spacciatore. Si tratta di una visione miope’.

‘Noi abbiamo sviluppato una nostra idea, ma non vogliamo imporla, l’importante per noi al momento è che il problema raggiunga il tavolo delle trattative. A quel punto ogni istituzione presente potrà dare il proprio contributo in base all’area di competenza, così da realizzare un progetto che possa essere efficace a 360 gradi’.

‘Dal nostro punto di vista, il modello Nord Europeo è il più efficace. Innanzitutto la struttura deve essere collocata in un luogo consono della città, dove possa trovarsi in armonia con l’ambiente circostante. Non deve generare disagi. All’interno dovrà avere un presidio sanitario, l’anello chiave dell’intero progetto, perché è solo grazie alla presenza di personale specializzato che si possono evitare le cosiddette overdose. Inoltre, le stanze salvavita dovranno essere presidiate dai servizi sociali o dalle associazioni no profit. L’obiettivo è che possano accogliere i tossicodipendenti, ascoltarli per poi tentare di offrire loro un percorso di aiuto. In questo modo si arginerà anche il rischio di trovare siringhe usate nei parco giochi per bambini’.

‘Non dimentichiamo che l’emergenza eroina rischia di avere un impatto ancor più devastante per la città di Monza, perché geograficamente è un fulcro, un punto di scambio. E’ inutile negarlo, è diventata un polo di spaccio, perché è facilmente raggiungibile anche da tutti i comuni limitrofi’.

‘Sinora la nostra mozione non ha trovato accoglimento sui banchi della politica, tuttavia sembra aver scorto qualche spiraglio di adesione tra i cittadini. O quanto meno ha destato curiosità. Certo, poi c’è sempre una fetta di persone che rimane contraria, ma la percezione che ho avuto è che la cittadinanza sia più pronta della politica’.

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Beatrice Elerdini
Giornalista per passione e professione, mi occupo ogni giorno di cronaca nera, politica, attualità, economia e musica. Amo viaggiare, per scoprire luoghi il più possibile sperduti e puri, sono attratta dalle macerie, perché è da lì che nascono le cose migliori. Adoro scorgere la verità in fondo agli occhi delle persone, trovare le loro cicatrici, gli amori, le delusioni e i riscatti. Tutto ciò che appare, ma anche ciò che non si vede è materia preziosa da raccontare. 'Scrivo da sempre e per sempre'. Sono profondamente empatica come ogni scrittore e giornalista deve essere e la mia vita non è che un vano riflesso di quella di tutti gli altri, che nelle parole, nude e crude, scorre impetuosa su un foglio vergine. Volete conoscermi meglio? Cercatemi sul web con nome e cognome!


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