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Cosa direbbe oggi Peppino Impastato? Il progetto del Liceo Nanni Valentini

Cosa direbbe oggi Peppino Impastato? Il progetto del Liceo Nanni Valentini

15 Ottobre 2019

Peppino Impastato come Greta Thunberg. Il paragone, azzardato ma non troppo, è del fratello di Peppino, Giovanni Impastato, che sabato 12 ottobre ha incontrato gli studenti del liceo artistico “Nanni Valentini” di Monza. «Ha anticipato i tempi – ha detto rivolgendosi ai ragazzi con spiccato accento siciliano -. Si piazzava sotto il palazzo del comune, facendo vedere le foto del territorio devastato dalla mafia e richiamando l’attenzione del sindaco con un continuo “è vero signor sindaco?”: un po’ come Greta, che a 16 anni si mette sotto al Parlamento svedese con il suo striscione».

Ma questo in fondo era solo uno dei tanti modi con cui Peppino Impastato, comunicatore poliedrico e fantasioso, riusciva a colpire l’attenzione dei suoi concittadini: al punto che, infatti, pagò con la vita le sue continue denunce nei confronti della criminalità organizzata, collusa con le istituzioni siciliane di Cinisi e non solo.

Ed è proprio la sua abilità nella comunicazione l’aggancio per un percorso formativo che coinvolgerà gli studenti del quarto anno del “Nanni Valentini”. Merito di Laura Riva, professoressa di Lettere e già referente del progetto Legalità della scuola, che ha coinvolto i colleghi con una semplice domanda: se oggi Peppino Impastato fosse vivo, come comunicherebbe? «Negli anni 70 usava il giornali, i volantini e la radio – spiega Riva -, oggi sicuramente farebbe anche qualcosa di diverso: ma cosa? Vogliamo girare la domanda ai ragazzi, con cui abbiamo cominciato un percorso sulla legalità a inizio anno, per attualizzare il messaggio di Peppino e renderlo vivo. Nei prossimi mesi potranno lavorare con i docenti delle diverse discipline per esprimersi al meglio e nel modo che preferiscono su questo argomento. Ci piacerebbe poi creare una mostra che raccolga tutti i loro progetti, magari in occasione del 21 marzo, per la giornata in ricordo delle vittime della mafia».

«La sua comunicazione è sempre attuale, ma cambiano i metodi: oggi abbiamo altri mezzi di comunicazione che dobbiamo però sfruttare in maniera positiva – precisa Giovanni Impastato -. I social, per esempio, sono una grande risorsa, ma dobbiamo usarli bene, per aiutarci a crescere. Oggi – continua – non si è fatto altro che diffondere la bugia dell’antipolitica: bisogna invece fare politica vera, quella nobile, basata su contenuti e idee, non quella volgare della campagna elettorale. Peppino faceva politica ed era molto impegnato politicamente, non era ingabbiato nella sua ideologia. È riuscito a unire la lotta di classe con la battaglia per la bellezza, utilizzando l’arte come veicolo di comunicazione, dalla musica al teatro, fino al cinema».

Per adesso, i ragazzi del quarto anno (oltre 200) hanno ascoltato Giovanni Impastato e gli hanno rivolto alcune domande per capire meglio chi fosse Peppino e cosa significasse ribellarsi alla mafia. Nel racconto di Giovanni è emersa tutta la complessità delle figura di Peppino, nato in una famiglia mafiosa («il periodo più bello, l’infanzia, lo abbiamo vissuto a contatto con la mafia»), ribellatosi allo status quo e per questo cacciato di casa dal padre («per me fu un periodo terribile»), instancabile nel denunciare lo scempio della natura calpestata per interesse, pronto a svelare le continue collusioni tra Stato e mafia, ma anche a travestirsi da clown per far divertire i bambini in piazza a Carnevale: una sua versione tranquilla e scanzonata, molto familiare, che quasi fatica a sovrapporsi a quella istituzionale formatasi in questi anni e divenuta famosa con l’interpretazione di Luigi Lo Cascio ne “I cento passi” di Marco Tullio Giordana.

«Peppino era riuscito a coinvolgere anche le ragazze, che cominciavano a frequentare il circolo “Musica e Cultura” per parlare di problemi seri, come il divorzio, l’aborto e la contraccezione – ricorda ancora Giovanni tratteggiando un affresco della difficile condizione della donna nella Sicilia del secondo dopoguerra -. Ma quello che ha dato veramente fastidio era la radio: ha smitizzato i mafiosi rendendoli ridicoli. Alla fine è stato ucciso perché scomodo: si era candidato alle elezioni con Democrazia Proletaria».

«Nel 1978 voi non c’eravate: vogliamo che incontriate i protagonisti che all’epoca hanno vissuto in prima persona avvenimenti chiave per il Paese, in modo da potervi formare liberamente la vostra opinione – ha affermato il dirigente scolastico Guido Soroldoni rivolto ai suoi studenti -. La realtà che vediamo nelle fiction o leggiamo nei libri ci sembra lontana, ma è, appunto, un’impressione: se guardiamo alla cronaca recente, che parla di infiltrazioni mafiose nelle istituzioni dei comuni vicini a noi, dovremmo capire che quella realtà la viviamo quotidianamente. La mafia va dove c’è denaro, per questo è arrivata in Brianza. Non dobbiamo averne paura ma affrontarla a viso aperto, anche se è difficile: solo così potremo vivere da uomini liberi».

I ragazzi hanno chiesto com’è cambiata Cinisi in questi 41 anni: e se non tutto è rimasto come prima, dalle parole di Giovanni, che pure non ha mai coltivato sentimenti di odio o rancore verso i mandanti dell’assassinio del fratello, è evidente che «non c’è stato nessun salto di qualità: è un territorio che non ha ricevuto un’educazione seria alla legalità». Eppure «Quando torno a Cinisi dopo gli incontri pubblici mi sembra sempre di portare a casa qualcosa in più – continua – Perdere un fratello in questo modo ti sconvolge la vita, ma devo essere sincero, da questa storia ho ricevuto tantissimo, e non solo dolore. Di certo ho avuto più di quello che ho dato: abbiamo ottenuto il processo, la relazione della commissione antimafia, abbiamo avuto il riconoscimento di quanto è accaduto. La cosa importante è il passaggio del testimone: oggi le persone che gestiscono la casa memoria sono ragazzi e ragazze che non hanno nemmeno conosciuto Peppino, tra cui c’è mia figlia. È una cosa molto bella e importante».

In apertura, Marco Francetti, dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata di Monza e Brianza, Giovanni Impastato e i professori Laura Riva, Guido Soldaroli e Makio Manzoni

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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