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Monza, il Comitato Verga inaugura il primo Giardino della Sport Therapy in Italia

Monza, il Comitato Verga inaugura il primo Giardino della Sport Therapy in Italia

19 Settembre 2019

Siamo abituati ad associare la pratica sportiva ad una buona condizione di salute. E, quasi tutti, pensiamo che la malattia e lo sport non possano coesistere nella stessa persona. “Il Giardino della Sport Therapy”, inaugurato sul tetto del Centro Maria Letizia Verga di Monza, è, allora, prima di tutto una sfida a questo stereotipo decisamente molto diffuso.

Questa nuova palestra green a cielo aperto, unica nel suo genere in Italia, sorge, infatti, proprio nel luogo, a due passi dall’Ospedale San Gerardo, dove da 40 anni medici, genitori e famiglie sono uniti nella ricerca, cura e assistenza contro la leucemia infantile (leggi l’approfondimento).

Con l’obiettivo primario di contrastare, a livello osseo e muscolare, gli effetti debilitanti delle cure farmacologiche e chemioterapiche a cui devono sottoporsi i piccoli malati che dal 1979 ad oggi si affidano all’attività del Comitato Maria Letizia Verga. Ma anche quello di dimostrare scientificamente che la Sport Therapy, cioè far fare attività fisica personalizzata, come parte integrante della cura, a chi è malato di leucemia infantile, aumenta le probabilità di guarire e con minori strascichi.

“L’analisi dei dati in corso e l’entusiasmo dei partecipanti dimostrano che la Sport Therapy contribuisce a contrastare gli effetti collaterali delle terapie, aiuta il bambino ad avere una migliore vita sociale e psicologica” afferma Francesca Lanfranconi, Medico specialista dello Sport, coordinatrice del progetto con Adriana Balduzzi, Responsabile Day Ospital del Centro Maria Letizia Verga e con Momcilo Jankovic, Pediatra ed Ematologo.

LE CARATTERISTICHE

“Il Giardino della Sport Therapy”, con i suoi 500 metri quadrati di palestra open air, è uno spazio terapeutico ritmato da stanze verdi che sollecitano i 5 sensi. Ci sono fiori di camelia, cascate di vinche blu e foliage degli aceri, un vero piacere per la vista. Tende vegetali formate da rigogliosi rampicanti sotto il pergolato stimolano l’udito. E, poi, differenti foglie da toccare, aromi e profumi che inebriano l’olfatto.

La suddivisione degli spazi, caratterizzati da elementi d’arredo fissi e funzionali, elementi verticali e orizzontali, attrezzature, materiali e pavimentazioni differenziate, segue una geometria molto leggibile e intuitiva. Gli oggetti presenti in quest’ambiente, dove la natura favorisce la meraviglia e la distrazione dal problema, sono concepiti per fare test anaerobici (camminare, correre, salire e scendere le scale), di equilibrio ed allungamento. Si può, così, valutare la forza nelle gambe e nelle braccia e i progressi dei pazienti leucemici sottoposti allo Sport Therapy, in modo da adeguare il programma di allenamento alla situazione via via riscontrata.

IL PROGETTO

“Il Giardino della Sport Therapy” del Centro Maria Letizia Verga è stato realizzato grazie al concorso creativo di progettazione green, coordinato dall’architetto Umberto Andolfato e indetto nel 2018 da Myplant & Garden, la più importante manifestazione professionale dell’orto-florovivaismo, del paesaggio e del garden in Italia, e da Fondazione Minoprio.

E’ il frutto dello sforzo di un numero incredibile di soggetti. Dal team di progettiste vincitrici del contest che ha visto 44 partecipanti: Marinella Spagnoli, Mariasole Donata Betti, Mariangela Borrelli, Valentina Satti e L’Ortofruttifero di Sara Pacini. Fino alle imprese, i tecnici, le associazioni e i volontari coinvolti.

L’intervento, finanziato dall’Associazione Onlus “Il Giardino di Luca e Viola”, ha avuto, infatti, il contributo di diverse aziende: Criplax, Dakota, Ecoplus, Euro3plast, Fertil, Consorzio Myplant & Garden, Kostplant, Parcoplant, Rasconi e Vivai Meani. Come spiega Giovanni Verga, fondatore e presidente del Comitato Maria Letizia Verga.

“Il Giardino della Sport Therapy” non potrebbe avere vita senza i 4 scienziati motori che sono la parte operativa del progetto Sport Therapy, nato nel 2017 presso il Centro Maria Letizia Verga. A partire da Tommaso Moriggi, malato di leucemia a 3 anni e promotore, anche grazie alle sue competenze universitarie, di questo innovativo percorso. Con lui ci sono anche gli altri specialisti del settore: William, Emanuele e Giorgia.

Non si possono, poi, dimenticare i 4 istruttori di gesto tecnico, che affiancano i piccoli malati: Matteo, il maestro di golf; Roberto, istruttore di calcio di Inter Campus; Massimiliano, guida alpina per l’arrampicata sportiva, Giuseppe, il maestro di karate. E da quest’anno, tra le attività della Sport Therapy si aggiungerà anche lo yoga.

LA SPORT THERAPY

E’ una terapia a tutti gli effetti, personalizzata, cui partecipano, fin dall’esordio della malattia, bambini e ragazzi, dai 4 anni di età, in cura al Centro Maria Letizia Verga. Ogni bambino viene valutato dai pediatri e inviato per la valutazione medico-sportiva presso il team di Sport Therapy che preparerà per il piccolo paziente una scheda di allenamento adatta alle sue caratteristiche e alle sue condizioni di salute.

I medici dello sport, insieme ai pediatri, rivalutano continuamente l’atleta. Che svolge il suo allenamento in palestra, ora anche quella all’aperto con il giardino appena inaugurato, o direttamente nelle camere dei reparti. “Lo scopo è quello di somministrare la dose adeguata di esercizio senza sovraccaricare l’organismo in un momento di grande fragilità – spiega la dottoressa Lanfranconi – ogni piccolo atleta si allena per 3 volte alla settimana con esercizi misti”.

Dopo 12 settimane si decide se effettuare altri 3 mesi di Sport Therapy – continua – o se ci sono le condizioni per cui l’atletino possa svolgere un’attività, dapprima non agonistica, sul territorio”. Il progetto di ricerca, avviato due anni fa al Centro Maria Letizia Verga, sembra avere grandi prospettive di sviluppo per il futuro.

E sta suscitando interesse anche al di fuori dell’Italia. “Siamo stati contattati anche da centri che già dispongono di programmi di Sport Therapy  – afferma la professoressa Balduzzi – sia in Europa, Germania, Grecia e Slovacchia, sia oltreoceano, in Australia”.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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