Economia

Monday Night in Assolombarda: il Barone Ricasoli, ‘l’uomo del Chianti’, si racconta

Nella sede monzese di Assolombarda, il lunedì sera è Monday Night: eleganti aperitivi in compagnia di grandi professionisti che raccontano al pubblico i propri percorsi imprenditoriali d'eccellenza. Il 23 settembre è stata la serata del Barone Francesco Ricasoli.

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Nella sede monzese di Assolombarda, il lunedì sera è Monday Night: eleganti aperitivi in compagnia di grandi professionisti che raccontano al pubblico i propri percorsi imprenditoriali d’eccellenza. Il 23 settembre è stata la serata del Barone Francesco Ricasoli, personaggio di spicco del panorama vitivinicolo a livello mondiale. In un’intervista a tu per tu, il Barone ha ripercorso la storia dell’azienda di famiglia, dalle origini, al crollo, sino alla sua gloriosa rinascita. Un viaggio fatto di immagini proiettate sullo schermo, a cornice dei ricordi del Barone Ricasoli. Una storia di successo, ragione d’orgoglio per il nostro Bel Paese.

La famiglia Ricasoli

La Famiglia Ricasoli, per chi ancora non lo sapesse, è una delle famiglie nobili più antiche d’Italia, nota già ai tempi delle Crociate. Della dinastia, è senz’altro degno di nota il Barone Bettino, una personalità illustre che ha segnato la storia del nostro Paese: soprannominato il Barone di ferro (1809 – 1880), è stato sindaco di Firenze, secondo Presidente del Consiglio del Regno d’Italia dopo Cavour, nonché ‘inventore’ del Chianti, un vino di alta qualità, in grado di competere a livello internazionale con i grandi vini francesi, che all’epoca erano i protagonisti assoluti del mercato.

Un nome illustre dunque, quello dei Ricasoli, che ha saputo distinguersi nel corso dei secoli e ancora oggi, grazie al Barone Francesco Ricasoli, è tornato agli antichi splendori: ‘E’ un titolo certamente importante il mio, anche se di fatto attualmente non ha più alcun valore. Tuttavia, è la responsabilità culturale che sento di portare sulle mie spalle. Il mio impegno è quello di far conoscere al mondo intero i nostri prodotti, portatori sani della nostra storia e della nostra cultura’, spiega il Barone.

L’azienda del Chianti: dal crollo alla rinascita

‘La Ricasoli è un’impresa antichissima. Ha iniziato a esportare vini nel 16oo, dal 1900 in tutto il mondo. Tra la prima e la seconda Guerra Mondiale ha conosciuto il suo maggior sviluppo. Era rispettata come la Fiat. Poi, è iniziato il declino. A un certo punto è stata venduta a delle multinazionali estere. E’ stato allora che ha perso la sua identità’. 

Il Barone Francesco Ricasoli è entrato nella società, nel 1992. ‘La situazione era disastrosa: quando sono arrivato ho trovato una realtà industriale che puntava ai numeri e non più alla qualità. Tutto era da rifare, le cantine, i vigneti. Poco alla volta, tra grandi manovre e interventi, ce l’abbiamo fatta. Nel 1996 il bilancio è tornato per la prima volta positivo. Ho focalizzato tutte le energie sul nostro core business, ovvero i vini autoprodotti’.

‘Da allora abbiamo sempre reinvestito gli utili. In questo modo abbiamo potuto realizzare numerosi interventi di riqualifica. Oggi abbiamo 240 ettari di vigneti, cantine nuove, un bar, un ristorante e persino un museo. Tutto nuovo. La Barone Ricasoli oggi ha un fatturato inferiore ai 20 milioni, è la più grande dei più piccoli. Ogni anno abbiamo 50mila visitatori che vengono a scoprire le nostre vigne’.

Dallo sguardo del Barone Francesco Ricasoli traspare tutto l’orgoglio di un imprenditore che ha riconquistato la storica impresa di famiglia, restituendole il lustro di un tempo: ‘Sono orgoglioso di aver ricreato quel senso di appartenenza aziendale che ormai non c’era più. Tuttavia io sono solo uno strumento. Noi si passa, le società restano’.

L’importanza dell’innovazione nella tradizione

Il mercato tuttavia, è in costante evoluzione: ‘Facciamo vino da tantissimo tempo, ma bisogna sempre sapersi rinnovare, altrimenti si viene tagliati fuori. Le tradizioni sono importanti, sono espressione del territorio, ma è fondamentale saperle coniugare con l’innovazione. Questo discorso vale anche per il vino. Il nostro, oggi, si riconosce al naso e in bocca, ha il DNA del nostro nome, dentro c’è la nostra cultura, ma porta con sé anche elementi di contemporaneità’.

Il Barone Francesco Ricasoli è fermamente convinto di voler portare i suoi vini ovunque non siano ancora arrivati. Per questo è costantemente in viaggio, dall’Asia del Nord, all’America, passando per Israele, il Giappone e il Canada. Naturalmente punta alla Cina: ‘La Francia ha fatto un gran lavoro per esportare là i suo vini, lo stesso che avremmo dovuto fare anche noi’.

Dopo 25 anni alla Ricasoli, per il futuro, il Barone si aspetta di poter dare ancora più valore alla storia della della sua famiglia e dei suo vini.