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Da Pechino a Parigi su una Fiat d’epoca, oltre 15mila euro per il Comitato Verga

Da Pechino a Parigi su una Fiat d’epoca, oltre 15mila euro per il Comitato Verga

9 Settembre 2019

Che mondo sarebbe se il bene vincesse in modo naturale sul male e tutte le negatività? Un mondo sicuramente diverso da quello in cui viviamo. Un mondo probabilmente migliore. Perché in quello di cui facciamo parte, invece, non solo il bene non vince sempre, ma spesso, per farlo, ha bisogno di una grossa mano. E se il male da combattere è una patologia grave ed odiosa, come la leucemia acuta infantile, l’aiuto sarebbe quasi doveroso. E, invece, anche in questo caso, non è mai scontato.

Ecco perché è una buona notizia, di quelle che i media, tra un omicidio e una morte sul lavoro, dovrebbero dare con maggiore frequenza, il fatto che siano stati raccolti oltre 15mila euro da donare al  Comitato Maria Letizia Verga di Monza, che da 40 anni è impegnato nella ricerca, cura e assistenza dei bambini colpiti da leucemia e linfoma.

LA STORIA

A raggiungere questo obiettivo sono stati Enrico Paggi e Federica Mascetti, due pensionati di Varese, ex marito e moglie. Che hanno deciso di unire la solidarietà alla loro impresa sportiva, tagliare il traguardo della Pechino-Parigi, una gara non competitiva per auto storiche di circa 14mila chilometri, a bordo della Pepa, la loro Fiat 124 spider BS1 del 1971 (clicca qui).

“La nostra charity è stata sostenuta dalle donazioni di 76 amici, che ringraziamo davvero di cuore – afferma, con soddisfazione, Federica – raggiungere la cifra di oltre 15mila euro, anche più dei 14 mila euro, uno per ogni chilometro della gara Pechino-Parigi, fissati come obiettivo iniziale, non è stato facile. Anche io ed Enrico abbiamo dovuto contribuire in maniera sostanziosa, ma il nostro entusiasmo era ed è tanto”.

E, quindi, è naturale che, dopo essere riusciti a terminare la Pechino-Parigi, tra mille peripezie e problemi meccanici e all’impianto elettrico della loro Fiat 124 spider BS1, i due pensionati di Varese non vogliano ancora scrivere la parola fine a questa storia di sport e beneficenza.

“Abbiamo deciso di rinunciare all’idea di un libro fotografico sulla nostra avventura perché ci siamo accorti che non c’erano le condizioni sufficienti per farlo – spiega Federica – tra fine settembre ed ottobre, però, allestiremo una mostra fotografica a Monza presso la sede del Comitato Maria Letizia Verga e porteremo anche la nostra Pepa, prima che venga spogliata delle etichette, tra le quali il 50, suo numero di gara, e di tutto quanto riguarda la Pechino-Parigi”.

IL PASSAPORTO GENETICO

Nello specifico i 15.403 euro, raccolti dai due benefattori in favore dell’ente legato all’Ospedale San Gerardo di Monza e del suo Centro Matilde Tettamanti al termine di un lungo viaggio durato 35 giorni attraverso Mongolia, Siberia, Kazakistan, Russia, Finlandia, Repubbliche Baltiche, Germania, Polonia e Belgio (qui l’approfondimento), andranno ad un importante progetto di ricerca.

Si tratta del passaporto genetico (Scheda), cioè lo strumento che, individuando il profilo genetico di ogni bambino malato, consente di studiare una terapia personalizzata, in grado, quindi, di offrire maggiori e meno tossiche opportunità di guarigione. Come spiega il medico Giovanni Cazzaniga, Project leader del progetto e Responsabile e Responsabile Laboratorio Diagnostico e Unità di Ricerca “Genetica delle leucemie” del Centro Ricerca M. Tettamanti.

La ricerca sul passaporto genetico,  che sta portando a Monza bambini da tutta Italia per eseguire una serie di analisi di genetica molecolare avanzata, è un modo per migliorare quell’85%, che è la percentuale di bambini malati di leucemia oggi in grado di vincere la malattia. Ma anche per aumentare il numero, ad oggi 2000, di piccoli pazienti che il Comitato Verga, in 40 anni di esistenza (vedi l’articolo), è riuscito a strappare alla morte.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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