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Variante Pgt Monza, il Comune ai Comitati cittadini: “Dialogo, ma solo senza veti”

Variante Pgt Monza, il Comune ai Comitati cittadini: “Dialogo, ma solo senza veti”

27 Agosto 2019

Sull’obiettivo finale sembrano essere tutti d’accordo. Migliorare la qualità della vita a Monza rendendola una città più sostenibile, anche attraverso il recupero delle aree dismesse. Ma il dibattito tra il Comune e il Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni di Monza sulle modalità per raggiungere l’ambizioso traguardo continua a tenere banco. Anche in questi giorni d’estate.

Il Coordinamento,  realtà, nata nel 2010, frutto dell’impegno dei cittadini di diversi quartieri del capoluogo della Brianza, infatti, quasi due mesi fa  (leggi l’articolo) ha lanciato una petizione dall’impegnativo titolo: “Proposte per Monza: sviluppo sostenibile e zero consumo di suolo”.

Tra i punti più importanti del documento, che è indirizzato al sindaco di Monza, Dario Allevi, all’assessore comunale all’Ambiente e all’Urbanistica, Martina Sassoli (nella foto in basso) e alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio, spicca quello di non affrontare la redazione della Variante al Piano di Governo del Territorio (PGT), avviata dalla Giunta comunale di Monza nel dicembre 2018 (clicca qui), solo da un punto di vista normativo.

In questo senso il Coordinamento di Associazioni e Comitati di Monza, che riunisce undici soggetti distinti, a marzo ha già consegnato in municipio una serie di proposte, tra le quali il restauro di Villa e Parco alla loro vocazione originaria, la bonifica delle aree inquinate, la riqualificazione di aree dismesse con riduzione della destinazione residenziale  e il potenziamento della rete ciclabile.

Ora c’è anche la petizione. Che dovrebbe essere consegnata in Comune ad inizio ottobre. E, per il momento, ha raccolto poco più di 500 firme. Con l’obiettivo di arrivare ad almeno mille entro la fine di settembre. L’assessore Sassoli tiene aperta la porta al dialogo con il Coordinamento. Ma non a tutte le condizioni. “Ho già voluto Comitati e Legambiente al tavolo per lo sviluppo e spero si continui a lavorare bene, ma non posso accettare i no ad oltranza – afferma l’assessore all’Urbanistica – il dialogo non è possibile con chi ha posizioni di chiusura”.

“La petizione, comunque, mi sembra allineata con quello che già si sta facendo a tutti i livelli istituzionali, tanto che nella variante al Pgt si parla di non toccare gli indici volumetrici e le destinazioni agricole – continua – anche la Regione Lombardia, nell’ottica della rinaturalizzazione associata all’urbanistica, procede verso il bilancio zero per il recupero delle aree già urbanizzate”.

L’esponente della Giunta Allevi tiene anche a fare chiarezza su alcuni numeri, riferiti al capoluogo della Brianza, che compaiono nella petizione messa a punto dal Coordinamento di Associazioni e Comitati di Monza. Come, ad esempio, il 68,82% di superficie urbanizzata comprensiva di larga parte del Parco, i circa 650mila mq di aree dismesse e il 12% di alloggi non occupati.

“Dipende sempre da come viene fatta la valutazione, ricordo che recentemente Legambiente è stata capace di dire che Monza è la seconda città più inquinata d’Italia – afferma Sassoli – le aree dismesse in città, tanto per dire, sono 46 ferite aperte per complessivi 800mila mq, comprese le aree industriali in via di dismissione. Su queste è necessario attrarre investitori, non farli scappare a gambe levate”.

Tra i numeri su cui è necessario fare un ragionamento più approfondito c’è quello sui Piani attuativi approvati. Che, si legge nella petizione, da gennaio 2012 a maggio 2019, sono 27. “I Piani attuativi sono un iter procedurale per andare anche verso il recupero, dal punto di vista urbanistico, della aree dismesse – afferma l’assessore – il Coordinamento deve decidere cosa vuole fare da grande, io sono per lo sviluppo e per gli interventi che coniugano qualità ambientale e servizi”.

La partita tra Comune e Comitati, che lo scorso novembre hanno pubblicato il “Libro Bianco 2.0” per raccogliere denunce e soluzioni sull’ampia tematica del futuro urbanistico di Monza (vedi l’approfondimento), è ancora tutta da giocare. Ma per il suo andamento, oltre ai protagonisti in campo, un ruolo importante potrebbe e dovrebbe averlo anche l’opinione pubblica. Che, per così dire, di solito si limita a fare il tifo sugli spalti.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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