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Monza, via Calatafimi: è allerta per lo spaccio di droga ai giardini pubblici

Monza, via Calatafimi: è allerta per lo spaccio di droga ai giardini pubblici

22 Agosto 2019

C’è una chiesa, quella di San Giuseppe, proprio di fronte. C’è un asilo a poche centinaia di metri. Due edicole aprono e chiudono, alle due estremità, questa strada. Via Calatafimi, a Monza, sembra avere tutto per essere un posto tranquillo e sicuro. Tra l’altro, non molto lontano dal centro, in uno dei quartieri più popolosi del capoluogo della Brianza. E, invece, non sono tutte rose e fiori quelle che potrebbero essere.

Perché anche via Calatafimi, per la precisione intorno ai giardinetti pubblici intitolati a Sergio Ramelli, studente, militante di estrema destra, ucciso nel 1975 a Milano, è diventata zona di spaccio di sostanze stupefacenti. La denuncia arriva direttamente da un residente della confinante via Praga. Un uomo, che preferisce mantenere l’anonimato per ovvie ragioni di riservatezza. Ma ha scelto di segnalare ad MBNews, con parole chiare ed inequivocabili, una situazione dai tratti piuttosto preoccupanti.

“I giardinetti, che hanno anche giochi per bambini, durante le ore serali sono crocevia di spacciatori che abitano nelle immediate vicinanze – afferma – la sera si assiste a un via vai di persone in auto, bici e a piedi che si riforniscono da elementi nordafricani, in particolare due tunisini, nulla facenti e vocati unicamente al commercio di sostanze stupefacenti”.

“Il mattino resti di canne, bottiglie e danneggiamenti si presentano ai primi passanti – continua – io non capisco come sia possibile che questi personaggi possano stare in Italia senza un lavoro regolare, mi chiedo se vengano effettuati i dovuti controlli”.

Prima di rivolgersi alla nostra testata, il residente di via Praga, che frequenta la zona di via Calatafimi già da prima di venire ad abitarci circa due anni fa, ha già segnalato la preoccupante situazione all’assessore comunale alla Sicurezza, Mobilità, Viabilità e Polizia locale, Federico Arena (nella foto in alto) e alla Polizia locale. Senza ricevere, fino ad ora, una risposta. Ecco perché le parole dell’assessore Arena, che abbiamo raccolto in questi giorni ancora dedicati alle ferie, potrebbero costituire l’avvio di un dialogo, seppure a distanza.

“Lo spaccio in via Calatafimi è un problema che conosciamo da mesi e sono stati già fatti diversi interventi, anche con il coinvolgimento delle unità cinofile – afferma l’esponente della giunta guidata dal sindaco di Monza, Dario Allevi – ringraziamo i cittadini per le segnalazioni che fanno e li invitiamo a rivolgersi in questi casi direttamente alle forze dell’ordine, ma chiunque viva in una città di media grandezza come la nostra sa che i giardini pubblici rischiano sempre di essere zona di spaccio”.

Ad aggravare lo stato delle cose sembra mettersi anche la legislazione nazionale in materia. “Le norme prevedono solo sanzioni amministrative per la modica quantità di sostanze stupefacenti – afferma Arena – il problema, quindi, non sono i controlli, ma quel che succede dopo di essi”.

La zona di via Calatafimi, di cui nelle scorse settimane MBNews ha già parlato per il problema parcheggi legato alla misteriosa sospensione di un cantiere di manutenzione stradale (leggi qui), secondo il residente di via Praga, presenta altri segnali, oltre allo spaccio, di allerta per la sicurezza.

“Nella via in cui abito c’è da tempo anche un giro di transessuali sudamericani con il conseguente via vai di clienti e personaggi sospetti – afferma – inoltre ci sono spesso lamentele sulla facilità con cui è possibile entrare di notte nei giardinetti di via Calatafimi”.

A Monza ci sono anche altri spazi verdi che sono oggetto di “attenzioni particolari”, da parte di piccoli criminali e delle forze dell’ordine al loro seguito. Lo dimostra il recente arresto di due spacciatori nei giardini di via Azzone Visconti, che fornivano droga anche a minorenni. L’attenzione su questo fronte resta, quindi, alta. E, prossimamente, si sposterà anche nelle scuole superiori della città, con lo stanziamento di cinquantamila euro per attività di formazione, prevenzione e repressione per contrastare lo spaccio tra gli studenti.

A preoccupare i cittadini, le forze dell’ordine e l’amministrazione comunale, è anche il fatto che sembra si stia affermando una sorta di migrazione delle attività legate alla droga dalla stazione ferroviaria, dove da mesi è costante la presenza di esercito e uomini della polizia, in altre zone di Monza. Un esodo che, a differenza di quello legato alle vacanze, probabilmente non è destinato a terminare con la fine dell’estate.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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