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L’americano Jim Reynolds a Sport Specialist: “Scalare, un amore a prima vista”

L’americano Jim Reynolds a Sport Specialist: “Scalare, un amore a prima vista”

19 Luglio 2019

A vederlo di persona ha tutta l’aria del bravo ragazzo americano. Capelli ricci, tenuti fermi con una fascetta, occhiali da vista, sandali ai piedi e una risata cristallina. Nessuna concessione a tatuaggi, piercing e look alla moda. In effetti Jim Reynolds, originario di Weaverville, in California, è un 26enne assolutamente normale.

Una laurea breve in economia, un lavoro come soccorritore, padre esperto informatico, madre insegnante, due fratelli. Eppure il fisico strutturato di Jim, le braccia e i polpacci possenti, fanno capire che nel caso di questo ragazzo l’apparenza inganna. Almeno in parte.

La California, in cui è nato e cresciuto, infatti, non è soltanto la terra di Hollywood e della Silicon Valley. Perché c’è un’altra valle, lo Yosemite, che ha segnato indelebilmente il destino di Jim. E lo ha preparato a diventare, nonostante la giovane età, uno dei più grandi scalatori ed alpinisti viventi. Perché poi Jim il 21 marzo scorso, in Patagonia, ha scalato il monte Fitz Roy in free solo, senza la sicurezza di una corda, sia in salita che in discesa.

Ha compiuto la sua impresa in circa 15 ore e 50 minuti. Che gli sono bastati per affrontare 1524 metri di un’impegnativa parete, quella Nord-Ovest,e giungere, lungo la via Afanassieff coperta di neve e ghiaccio fino ai 3.359 metri del Fitz Roy.

Nella prima apparizione assoluta in Europa, Reynolds ha raccontato questa storia e quella della sua incredibile passione per la montagna in “A tu per tu con i grandi dello sport”, l’ormai consolidato format ideato nel 2005 da  DF Sport Specialist, la catena di negozi dedicati ai prodotti di oltre 27 discipline sportive.

“Ho passato i 3 mesi invernali in Patagonia e, prima del free solo al Fitz Roy, ho fatto una serie di salite, tra le quali l’Aguja Rafael – afferma – in una di queste è anche stato necessario il salvataggio di un alpinista rimasto gravemente ferito e incapace di muoversi dal suo sacco a pelo. Portarlo in salvo fino al campo base, lontano più di 20 chilometri, non è stato per niente facile”.

La passione del 26enne per la scalata è nel suo Dna. Merito della zona in cui abita, le Trinity Alps, circondata da montagne. E di una zia che quando aveva 12 anni gli regalò un corso di arrampicata nella Yosemite Valley.

“L’ultimo anno di scuola ho conosciuto Dave e con lui abbiamo cominciato a salire sulle falesie della nostra zona – spiega Jim, che durante la serata allo Sport Specialist di Bevera di Sirtori viene presentato e tradotto da Luca Calvi – man mano abbiamo imparato i segreti dell’arrampicare su roccia”. Con il tempo il giovane californiano ha avuto altri compagni di avventura. Come Alan, un 60enne divorziato, ormai con poche responsabilità e tanto tempo a disposizione.

Così nel 2011 si trasferisce nella valle dello Yosemite, luogo ideale per seguire la sua passione per l’arrampicata. Nel 2015 diventa accompagnatore escursionistico e poi dal 2016 diventa membro effettivo dello YOSAR, il soccorso alpino della Yosemite Valley. Questo diventa il suo lavoro. Che, come parte più importante, ha gli interventi di salvataggio di persone ferite o in grave difficoltà. Specialità, se così si può dire, in cui Jim eccelle.

Il continuo confronto con la morte e il rischio, quindi, sono il pane quotidiano della sua attività lavorativa e della sua passione per la montagna. “Sono pericolose entrambe – afferma, mentre le immagini accompagnano le sue parole e gli applausi del pubblico ne sottolineano i momenti più significativi – l’esperienza di una frana nella Yosemite Valley in cui ho visto morire una persona e io, con altre persone, per fortuna ci siamo salvati, mi ha dato nuove prospettive, ma non mi ha tolto la voglia di continuare a scalare”.

Proprio l’esigenza interiore di migliorare le proprie prestazioni sportive e il coraggio di provare quello che è difficile anche solo immaginare, hanno portato Jim verso l’arrampicata veloce. “Nel 2017 insieme a Brad Godbright sono riuscito a battere il record di velocità su The Nose – racconta – per me è stata una cosa eccitante perché avevo battuto due dei miei eroi, Alex Honnold e Hans Florine, che pensavo irraggiungibili”.

A onor di cronaca Alex Honnold, dopo qualche mese, ristabilirà il record, ma per Reynolds la strada era ormai segnata. E lo ha portato ad un’inaspettata notorietà. Che, come dimostra anche il folto pubblico allo Sport Specialist di Bevera di Sirtori, dove Jim ha ricevuto anche la classica piccozza dalla mani del patron Sergio Longoni, va ben al di là degli appassionati di montagna.

E ora, dopo l’impresa del Fitz Roy, cosa succederà? Nessuno può saperlo. Nuove sfide probabilmente aspettano il 26enne americano. Che le affronterà con l’allegria genuina e contagiosa dimostrata nella serata di “A tu per tu con i grandi dello sport”. Ma anche con quella saggezza naturale, condita da un pizzico di sana spericolatezza, che gli permettono di esprimere la sua disarmante filosofia di vita: “Tra il rischiare di morire e il rischiare di non vivere bisogna trovare una via di mezzo”.

 

 

 

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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