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Diritto penale bianco e tutela ambientale: facciamo chiarezza?

Diritto penale bianco e tutela ambientale: facciamo chiarezza?

8 Luglio 2019

I comportamenti illeciti che danneggiano l’ambiente e il tessuto urbano sono di competenza del Diritto penale bianco quando siano commessi in ambito lavorativo, senza l’impiego di violenza e con un movente economico.

La giurisprudenza applicata alla tutela ambientale e urbanistica è in continua evoluzione, data l’attualità del tema e la stretta connessione di quest’ultimo con il mondo del lavoro.

Sanzioni per i reati ambientali e urbanistici

Nell’agenda della politica nazionale e internazionale, la conservazione del pianeta e a vivibilità delle metropoli hanno acquisito una rilevanza crescente negli ultimi anni. La legge si è adeguata al cambiamento, definendo una serie di nuovi reati ambientali ed urbanistici passibili di sanzione.

In aggiunta ai crimini già riconosciuti, sono soggette alla disciplina del Diritto penale bianco anche le seguenti violazioni:

Impedimento del controllo: chiunque neghi l’accesso o ostacoli le attività di vigilanza ambientale e la sicurezza sul posto di lavoro è soggetto a reclusione dai 6 mesi ai 3 anni.

Omessa bonifica: chi non provvede alla bonifica del territorio a cui invece è stato obbligato per legge dal giudice, e non ripristina le condizioni di salubrità del luogo, è passibile di reclusione da 1 a 4 anni e di multa da 20mila fino a 80mila euro.

Inquinamento ambientale: chi è accusato di aver deteriorato la qualità delle acque o dell’aria, di aver danneggiato un ecosistema, o di aver compromesso la biodiversità agraria e naturale della flora e della fauna, rischia una sanzione da 2 a 6 anni di reclusione e dai 10mila ai 100mila euro di multa.

Disastro ambientale: comportamenti che alterino l’equilibrio di un ecosistema in modo irreversibile e oneroso da risolvere, o che compromettano l’ambiente tanto da costituire un pericolo per l’incolumità pubblica, sono punibili con la reclusione dai 5 ai 15 anni.

Abuso di materiale radioattivo: trafficare e abbandonare materiale ad alta radioattività nell’ambiente, cedendolo, trasportandolo o acquistandolo in modo illecito, può costare dai 2 ai 6 anni di reclusione e una multa dai 10mila ai 50mila euro.

La possibilità di incorrere in queste condotte, anche non volontariamente, è più concreta di quanto si pensi: spesso infatti si agisce per trascuratezza, o sulla base di una diversa considerazione dell’ambiente e del territorio.

Lo Studio Legale Mazzotta, attivo sul territorio di Milano e Monza, fornisce assistenza ai propri clienti coinvolti in violazioni delle norme che disciplinano i diritti ambientali e urbanistici, grazie ad un’esperienza pluriennale in materia di Diritto penale bianco.

Conseguenze per l’indagato

La nuova disciplina dei reati ambientali e urbanistici riferiti al Diritto penale bianco prevede una costellazione di normative tra le quali può essere difficile orientarsi, e che vanno declinate diversamente a seconda del caso in esame.

La stessa sanzione può essere diminuita o aumentata a seconda delle circostanze in cui è stata commessa la violazione e della responsabilità di chi l’ha attuata. Una riduzione dei tempi di detenzione e dell’ammontare della multa è prevista nel caso in cui il reato sia colposo e non doloso: quando cioè l’indagato, che pure ha eseguito l’illecito, non intendeva commettere intenzionalmente l’azione da cui è derivato l’evento dannoso.

Al contrario, è considerato un aggravante l’aver compromesso un ecosistema o l’ambiente cittadino con conseguenze più profonde e numerose di quelle previste dalla definizione del reato, o minacciando la salute pubblica e la vita delle persone.

Nel panorama meneghino, lo Studio Legale Mazzotta si distingue per professionalità nella fase di affiancamento del proprio cliente nel processo di indagine, sostenendolo con fermezza e trasparenza nella definizione delle proprie responsabilità e proteggendone la credibilità professionale.

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Fonte Esterna
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