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Da Pechino a Parigi, una Fiat d’epoca taglia il traguardo per il Comitato Verga

Da Pechino a Parigi, una Fiat d’epoca taglia il traguardo per il Comitato Verga

17 Luglio 2019

C’è chi si ferma alle prime difficoltà. C’è chi, invece, interpreta la vita come un percorso ad ostacoli, da superare uno per volta con forza, volontà e determinazione. Enrico Paggi e Federica Mascetti, due pensionati di Varese, ex marito e moglie, appartengono sicuramente a questa seconda categoria di persone.

Altrimenti non sarebbero riusciti a portare a termine, nonostante problemi tecnici e la naturale stanchezza fisica, la Pechino-Parigi, una gara non competitiva per auto storiche di circa 14mila chilometri.

Enrico e Federica, a bordo della Pepa, come chiamano la loro Fiat 124 spider BS1 del 1971, hanno condotto un viaggio che, dalla capitale della Cina a quella della Francia, li ha portati ad attraversare in 35 giorni, dal 2 giugno al 7 luglio, Mongolia, Siberia, Kazakistan, Russia, Finlandia, Repubbliche Baltiche, Germania, Polonia, Belgio. Più che un viaggio, insomma, una vera esperienza di vita.

“E’ stata un’avventura che ci ha regalato entusiasmo e la possibilità di conoscere tante belle persone con cui abbiamo affrontato questo rally – afferma la coppia di Varese, che ama da sempre viaggiare e collezionare anche mezzi della Seconda Guerra mondiale – siamo molto soddisfatti di essere arrivati a Place Vendôme a Parigi entro i tempi limiti e in una posizione, 65esimi su 108 macchine partite, che ci ha consentito anche di ricevere la medaglia di bronzo”.

Un risultato per nulla scontato alla vigilia. Come dimostra anche il fatto che almeno 15 equipaggi non hanno concluso la Pechino-Parigi. E anche per Enrico e Federica, pilota e navigatore, non sono mancati i momenti duri. “Quando la nostra Pepa ha rotto le molle e gli ammortizzatori, eravamo nel deserto poco prima del confine con la Mongolia – raccontano – con l’aiuto di un camion, siamo poi riusciti a far riparare la nostra auto in Russia da uno dei meccanici, che hanno lavorato gratis per riparare le automobili dei partecipanti”.

Al netto di qualche problema anche all’impianto elettrico, in particolare all’alternatore, non mancano nemmeno appunti da fare all’organizzazione della Pechino-Parigi, gara ripresa in epoca moderna dopo l’edizione del 1907, quando arrivarono al traguardo solo 4 equipaggi e vinse il principe Scipione Borghese insieme al suo navigatore il giornalista del Corriere della Sera Luigi Barzini.

“Se facevi parte dei primi 20-30 equipaggi venivi seguito e supportato, altrimenti eri lasciato da solo – affermano Enrico e Federica – ci sono state carenze logistiche e più in generale nei servizi forniti”. Se portare a termine la gara, con il festoso arrivo a Parigi accolti da amici e fan club, è stato un impegno e una sfida che la coppia di Varese non dimenticherà, la scia della Pechino-Parigi per questi due pensionati sprint non si è ancora conclusa.

Non solo perché l’entusiasmo accumulato probabilmente li spingerà presto a nuove competizioni a bordo della loro Pepa, ora in riparazione. Ma soprattutto perché i 14mila chilometri da Pechino a Parigi avevano un significato ben più profondo di quello sportivo. Con la loro partecipazione, infatti, Enrico e Federica hanno sostenuto  il Comitato Maria Letizia Verga di Monza, che da 40 anni è impegnato nella ricerca, cura e assistenza dei bambini colpiti da leucemia e linfoma.

In particolare l’obiettivo,  oltre a distribuire magliette, con stampato il loro numero di gara, 50, a tutti i bambini che hanno incontrato durante il viaggio, è quello di raccogliere 14mila euro, uno per ogni chilometro della gara, da destinare all’acquisto di un macchinario per la mappatura genetica.

“Abbiamo raggiunto la soglia di poco meno di 12mila euro – spiegano – c’è tempo fino al 31 luglio per andare sulla piattaforma web “La rete del dono” e aiutarci a raggiungere la cifra prefissata”. La volontà di dare una mano a chi ha salvato la vita a più di 2mila bambini malati di leucemia è, quindi, molto forte.

Non a caso c’era anche Giovanni Verga, fondatore del Comitato intitolato a sua figlia, Maria Letizia, una bimba di 4 anni morta nel 1979, ad accoglierli al ritorno a casa in Italia. Dove le autorità civili e religiose locali hanno riservato loro un trattamento da eroi. In attesa di tagliare anche il traguardo della raccolta benefica, prosegue la preparazione di un libro fotografico sull’avventura di Enrico e Federica alla Pechino-Parigi.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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