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Tutto il gusto e la tradizione del whisky, in Brianza la sede del più grande club italiano

Tutto il gusto e la tradizione del whisky, in Brianza la sede del più grande club italiano

28 Giugno 2019

C’è chi lo considera una bevanda solo per alcuni stomaci e palati, meglio se di intenditori. C’è chi pensa che sia meno adatto per bere in compagnia rispetto al vino e alla birra. Sarà anche per questi motivi che il whisky in Italia non è mai stato molto preso in considerazione. Almeno fino ad ora.

Eppure questo distillato, la cui paternità è contesa da secoli da Scozia ed Irlanda, anche nel nostro Paese ha i suoi estimatori ed esperti. Anzi, proprio la nostra Brianza, terra di molti birrifici artigianali e un tempo di un vino rosso amato perfino da Napoleone Bonaparte, è diventata un po’ la capitale nazionale del whisky. La sede del WhiskyClub Italia, infatti, è a Dolzago. Ed è nel Paese in provincia di Lecco che abita Claudio Riva, divulgatore e conoscitore profondo della Scozia, ma anche presidente di questa realtà associativa.

Che da quando è nata nel 2014 , ha contribuito a diffondere notevolmente il verbo del whisky. Con tutto il suo connotato di eventi, corsi, festival, selezioni di whisky e distillati, accordi e convenzioni con esercizi commerciali, bar, ristoranti in giro per l’Italia. E, così, i proseliti aumentano. In Brianza ed in Italia.

“Abbiamo raggiunto la notevole cifra di 10000 iscritti – afferma Serenella Campo (nella foto in basso), Public relations e Event manager del WhiskyClub Italia in questa intervista ad MBNews – abbiamo distaccamenti del club in ogni regione, dove un responsabile propone e organizza eventi mirati a soddisfare le richieste del suo territorio”.

Quando e perché è nato il club? Come mai le sue radici sono state poste a Dolzago in Brianza?

WhiskyClub Italia nasce nel 2014 da un’idea di Claudio Riva, brianzolo di Dolzago e uno dei motori della web community SingleMaltWhisky.it e Davide Terziotti. autore del blog “Angel’s Share”. Il tutto ebbe ufficialmente inizio sabato 8 Novembre 2014 con una cena di presentazione presso il Golf Club Villa D’Este di Montorfano. Da lì il via a tutta una serie di eventi che ci hanno portato ad oggi ad essere il più grande Club di appassionati in Italia.

Prima di voi, esistevano altri club dedicati al whisky in Italia? Qual è la vostra particolarità?

 Già prima di WhiskyClub Italia esistevano altri club, associazioni o gruppi dedicati al whisky, non abbiamo inventato niente di nuovo. Quello che è stato innovativo secondo noi, e il successo ottenuto sembra confermarlo, è stato aver individuato la necessità di “sdoganare” questo distillato.

 

 In che senso?

Si era abituati a guardare al whisky come ad un distillato complesso, elitario, riservato ad una cerchia ristretta di persone facenti parte di club esclusivi o al massimo da bere a casa da soli. Niente di più sbagliato, il whisky con la sua storia, la sua cultura, il suo territorio, ha talmente tanto da raccontare e ancora da scoprire, che si presta a serate di degustazioni collettive, dove anche chi si avvicina per la prima volta, rimane affascinato dalla sua magia. Ecco perché siamo un club inclusivo, aperto a chiunque ne voglia far parte.

Quanti iscritti ha WhiskyClub Italia e da dove provengono?

 Abbiamo raggiunto la notevole cifra di 10000 iscritti, provenienti da tutta Italia. Poter essere presenti con degustazioni, cene, corsi ovunque per rispondere alle richieste degli iscritti non era semplice. Da qui l’idea di fondare i Clan di WhiskyClub Italia, ovvero distaccamenti del club in ogni regione, dove un responsabile propone e organizza eventi mirati a soddisfare le richieste del suo territorio. Gli oltre 200 eventi solo quest’anno direi che hanno confermato che l’idea è stata vincente.

Avete in essere una serie di convenzioni con esercizi commerciali. Quali quelle più interessanti, soprattutto a Monza e in Brianza?

Questo è un progetto che stiamo sviluppando: individuare esercizi commerciali dove i nostri soci possano essere sicuri di poter trovare prodotti di qualità, competenza e ospitalità. Ci arriviamo, è una promessa.

Quali sono gli obiettivi principali del WhiskyClub Italia per il 2019?

Dagli inizi il nostro obbiettivo è sempre stata la cultura e la conoscenza del prodotto. Questo continuerà a essere il nostro scopo principale: conoscere non solo un brand, un marchio, ma anche quello che è il distillato in se, qualsiasi esso sia, dalla sua storia alle persone che hanno deciso di metterlo in quella bottiglia.

Avete un fitto calendario di eventi. Quali i più significativi nel nostro territorio?

Proprio quest’anno abbiamo dato il via ad un nuovo filone di eventi: visite su realtà consolidate o emergenti del territorio ma non solo, dove poter scoprire tutte le fasi di produzioni. Dalla visita a Glorenza, in provincia di Bolzano, presso la Puni, unica distilleria di whisky in Italia, a vari birrifici, Vetra di Caronno Pertusella, in provincia di Varese e il Carrabiolo a Monza, solo per fare un paio di nomi.

Sino ad arrivare alla nuovissima Distilleria Indipendente Eugin a Meda, dove abbiamo distillato in diretta una cotta del loro gin pensato espressamente per WhiskyClub Italia. E il gin torbato che hanno realizzato per noi è fantastico.

C’è spazio anche in Italia per la reale diffusione della cultura del whisky?

Abbiamo dimostrato che in Italia c’è un reale interesse per la  cultura del whisky- Lo dimostrano le tante nuove forme di diffusione nate dopo. Non penso ci sia un modello preconfezionato: competenza, cultura e voglia di condividere devono essere il motore propulsivo, il resto, se si fanno le cose bene, arriva. Nel nostro caso, ad esempio, è bastato iniziare a raccontare della nostra passione in un modo in cui nessuno lo aveva mai fatto. Così, semplicemente.

 

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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