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Seveso, tensioni al torneo di calcio della Croce Bianca: 25enne all'ospedale

Seveso, tensioni al torneo di calcio della Croce Bianca: 25enne all’ospedale

10 Giugno 2019

Dal campetto dell’oratorio al pronto soccorso. È finita così la prima partita del torneo di calcio a 7 organizzato come ogni anno dalla Croce Bianca di Seveso: a raccontarlo è Alessandro Casati, 25 anni, vittima dell’aggressione da parte di uno dei giocatori della squadra avversaria (foto di apertura). E che ora dovrà tornare in ospedale per operarsi.

L’impressione, almeno stando alla testimonianza di Casati, è che lo scontro sia stato il culmine di una serata dal clima molto teso e pesante, certo non quello che ci si potrebbe aspettare in un torneo di beneficenza. «È successo lunedì 3 giugno al termine della partita, verso le 22.50, al campetto dell’oratorio dell’Altopiano – racconta -. Mentre mi stavo avviando verso gli spogliatoi, due ragazzi della squadra avversaria mi hanno seguito. Uno dei due continuava a urlare “io ti conosco”: mi sono girato e mi sono avvicinato dicendogli che non era vero, e appena ho finito la frase il suo compagno mi ha tirato un pugno. Mi ha fratturato l’orbita sotto l’occhio, ora dovrò mettere una piastra di titanio dove c’è la frattura». Casati, che gareggiava nella squadra Ronzoni srl, racconta che la partita contro la squadra sponsorizzata dal bar Movida è stata nervosa sin dall’inizio. «Erano tutti stranieri – sottolinea -. Urlavano e si lamentavano per qualsiasi cosa, continuavano a fare fallo, a fine partita hanno anche buttato a terra la borsa di una ragazza. Il clima era teso ma nessuno di noi li ha insultati in modo razzista. A fine partita, proprio perché volevo starmene tranquillo, mi sono subito allontanato verso gli spogliatoi insieme a mio fratello: lì però c’erano i due ragazzi che mi hanno tirato un pugno. Poi sono andato subito in infermeria, ma so che c’è stato qualche altro scontro, alcuni di loro hanno tirato delle bandierine contro i nostri».

Altre voci, però, raccontano un altro pezzo di verità, a partire dalle urla, tutt’altro che corrette, lanciate dagli spalti: in particolare, un «mangiabanane» gridato dagli spettatori dopo il fallo di un ragazzo di colore. Ed è lo stesso presidente della sezione sevesina della Croce Bianca, Federico Villa, a puntare il dito contro una parte del pubblico che ha dimostrato di avere «il cervello di una nocciolina» e che si è reso responsabile della tensione tra i giocatori. «Non difendo nessuno perché il gesto è da condannare – precisa – ma, se è vero che la partita è stata ricca di contrasti, che tuttavia fanno parte del gioco, a essere vergognoso è stato il comportamento di alcune persone fuori dal campo: adulti che fanno i bambini. Hanno visto sette persone di colore e si sono lanciati in cori razzisti: per quanto mi riguarda un atteggiamento non solo da condannare, ma da non dover nemmeno prendere in considerazione».

Tutti sembrano concordare, comunque, sul fatto che l’aggressione sia dovuta solo a un paio di facinorosi. Lo stesso Casati ammette che alcuni ragazzi della squadra avversaria sono andati da lui per scusarsi, anche se altri sono scappati prima dell’arrivo dei carabinieri. Per questo a essere sanzionati saranno soltanto i giocatori direttamente coinvolti nello sconto: Casati (che secondo alcuni ha contribuito a provocare gli avversari) e i due ragazzi che lo hanno fermato e colpito sono stati squalificati dal torneo, mentre alle squadre toccherà una multa di 50 € a testa. Il 25enne sevesino, intanto, dopo due giorni di pronto soccorso (trasportato in ambulanza il lunedì sera, è stato dimesso mercoledì intorno a mezzogiorno) sta aspettando il prossimo venerdì per operarsi. Solo a intervento concluso, spiega, sporgerà denuncia.

«Purtroppo il pubblico ha avuto un ruolo fondamentale nel creare le condizioni per lo scontro, verificatosi quando i ragazzi sono entrati in contatto nel tunnel che porta agli spogliatoi – ribadisce Villa -. Da quattro anni facciamo questo torneo per uno scopo nobile, raccogliere fondi per una nuova ambulanza: questi episodi sono un contorno che non c’entra niente con la nostra mission».

Articolo aggiornato il 10.06.2019 alle ore 22.00

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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