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Sciopero dei Metalmeccanici, il 14 giugno: 'Riportiamo il lavoro al centro'

Sciopero dei Metalmeccanici, il 14 giugno: ‘Riportiamo il lavoro al centro’

12 Giugno 2019

Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil hanno indetto otto ore di astensione dal lavoro: lo sciopero dei lavoratori metalmeccanici di tutta Italia è fissato per venerdì 14 giugno. Ci saranno tre grandi manifestazioni in contemporanea, a Milano, Firenze e Napoli: ‘Sollecitiamo innanzitutto il rilancio degli investimenti e politiche a sostegno dell’occupazione’, spiega Enrico Vacca, segretario generale della Fim Cisl Monza Brianza Lecco.

‘Con lo sciopero del 14 giugno vogliamo innanzitutto che il lavoro e di conseguenza i lavoratori, tornino a costituire l’asse centrale dell’azione del governo. Attualmente ci troviamo in presenza di una di politica industriale inadeguata rispetto a una situazione di crisi che si è di fatto riaccesa. Il lavoro deve tornare a essere il focus, non può essere relegato in un ambito secondario’, aggiunge Enrico Vacca.

‘Ritorno di fiamma’ della crisi

‘La notizia del fallimento di Mercatone Uno con circa 2mila dipendenti, la volontà di Whirpool di chiudere lo stabilimento di Napoli con oltre 480 metalmeccanici, e per restare focalizzati sul territorio di Monza, Brianza e Lecco, la procedura di licenziamento di 81 dei 103 dipendenti della multinazionale svedese Husqvarna a Valmadrera, e infine la dichiarazione di fallimento di un’azienda storica del territorio lecchese, la Maggi di Olginate, da parte del Tribunale di Lecco, sono tutti fatti che dipingono lo scenario attuale del nostro settore produttivo’.

‘E’ evidente che la crisi si sia riaccesa in maniera importante, soprattutto negli ultimi 12 mesi. In particolare dall’inizio del 2019 c’è stata una netta ripresa dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali da parte delle aziende. Ma non si tratta dell’unico segnale di un ritorno della crisi economica: ci sono anche aziende che sono passate a orari standard, altre che hanno ridotto l’utilizzo degli straordinari, a fronte di una riduzione del lavoro. Sono tutti segnali non certo positivi’.

Politica industriale inadeguata

‘A nostro avviso i provvedimenti di natura economico-industriale messi in campo dal governo negli ultimi 12 mesi non vanno nella direzione corretta. In particolare dal nostro punto di vista è grave che ci sia stato un abbandono quasi completo della politica degli investimenti e di supporto alle aziende virtuose che investono sulle persone e sui prodotti e di conseguenze generano ricchezza e nuovi posti di lavoro. Il governo si è concentrato principalmente su azioni di sostegno alle persone in difficoltà, come il reddito di cittadinanza, assolutamente legittimo nei principi, che poi però nell’attuazione concreta non sta per nulla raggiungendo i target prefissati. Lo stesso vale per la quota 100, che si sta rivelando meno efficace del previsto: analizzando il settore metalmeccanico molti dei lavoratori hanno raggiunto i 38 anni di attività molto prima dei 62 anni e quindi di fatto sono rimasti tagliati fuori dal provvedimento’.

‘All’assenza di una solida politica degli investimenti, si affianca una quasi totale mancanza di attenzione alla formazione dei lavoratori. Prendiamo ad esempio la Husqvarna di Valmadrera, gli 81 dipendenti che rischiano il licenziamento sono troppo giovani per poter puntare a qualsiasi forma di accompagnamento pensionistico, tuttavia non sono neanche sufficientemente giovani per potersi reinserire rapidamente sul mercato del lavoro. E’ proprio in questo scenario che la formazione dei lavoratori diventa fondamentale’.

Le richieste dei sindacati

‘Per Fiom-Cgil, Uilm e Fim-Cisl è arrivato il momento per il Governo di cambiare politica. La crisi che si è riaperta a livello territoriale fa presagire un futuro ancor più difficile: sono molte le aziende che vanno in questa direzione. In considerazione della contrazione della produzione industriale, noi sindacati chiediamo dunque il rilancio degli investimenti e il sostegno all’occupazione, anche con un utilizzo ‘virtuoso’ degli ammortizzatori sociali che in molti casi sono necessari come ‘cuscinetto’ per evitare la chiusura delle aziende e la conseguente perdita dei posti di lavoro’.

‘Inoltre, tenuto conto dell’aumento degli infortuni e delle morti bianche, non si può non evidenziare la pesantezza della situazione sotto il profilo della sicurezza nei luoghi di lavoro: nella sola lombardia abbiamo avuto 48 morti sul lavoro o in itinere dal’inizio del 2019. In quest’ottica è gravissima la scelta del governo di tagliare il costo del lavoro abbattendo le quote che le aziende devono pagare all’INAIL, bisogna che invece le risorse in formazione e controlli sulla sicurezza vengano aumentate. Il cuneo fiscale va ridotto, ma non a discapito della sicurezza dei lavoratori’.

‘In questo modello industriale globalizzato tutto è interconnesso, pertanto noi non possiamo più permetterci di pensare che ciò che accade in Corea del Sud non abbia riflessi sulle aziende della nostra Brianza. Basti pensare, ad esempio, al fatto che circa il 30% della produzione di componentistica per le auto tedesche è realizzato dalle industrie metalmeccaniche italiane. Se in Germania cala la vendita delle auto, a subirne direttamente le conseguenze siamo anche noi in Italia. Bisogna dunque pensare a un nuovo modello di sviluppo, il concetto di piccolo è bello che ha avuto enorme successo nell’immediato dopo guerra, nel mondo globalizzato di oggi non è più sostenibile. Non ci permette di competere col resto dei Paesi e il rischio inevitabile è di rimanere tagliati fuori’.

‘Non bisogna dimenticare che il settore metalmeccanico, con l’8% del Pil e quasi il 50% dell’export Nazionale, è uno dei motori trainanti dell’economia italiana, quindi se non ci apprestiamo ad adottare delle politiche adeguate di sviluppo delle realtà industriali, rischiamo di fermarci. La politica deve iniziare a riflettere sul fatto che negli ultimi 20 anni il mondo ha subito una profonda trasformazione ed è indispensabile rivedere il nostro paradigma di sviluppo’.

Il rinnovo del contratto nazionale

‘Nell’ottica di una realtà interamente globalizzata, è importante e doveroso discutere anche del rinnovo del contratto nazionale. Un settore metalmeccanico che va male, fa anche fatica a rinnovare i contratti dei lavoratori e riconoscere loro i giusti aumenti. E’ altresì  impossibile pensare che gli aumenti salariali siano del tutto scollegati dall’andamento del settore. Il rinnovo del contratto non è al centro delle motivazioni dello sciopero, ma rimane sullo sfondo. Non può essere in alcun modo una variabile indipendente. Il nuovo Ccnl dovrà quindi focalizzarsi sull’aumento dei salari, la riduzione dell’orario, l’organizzazione del lavoro anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologiela formazione, la tutela della salute e della sicurezza’.

‘Infine lo sciopero sarà anche l’occasione giusta per dare voce a tutte quelle situazioni di difficoltà e sofferenza vissute da tante lavoratrici e lavoratori metalmeccanici e che sovente vengono messe sotto silenzio’.

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Beatrice Elerdini
Giornalista per passione e professione, mi occupo ogni giorno di cronaca nera, politica, attualità, economia e musica. Amo viaggiare, per scoprire luoghi il più possibile sperduti e puri, sono attratta dalle macerie, perché è da lì che nascono le cose migliori. Adoro scorgere la verità in fondo agli occhi delle persone, trovare le loro cicatrici, gli amori, le delusioni e i riscatti. Tutto ciò che appare, ma anche ciò che non si vede è materia preziosa da raccontare. 'Scrivo da sempre e per sempre'. Sono profondamente empatica come ogni scrittore e giornalista deve essere e la mia vita non è che un vano riflesso di quella di tutti gli altri, che nelle parole, nude e crude, scorre impetuosa su un foglio vergine. Volete conoscermi meglio? Cercatemi sul web con nome e cognome!


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