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Siria, la scuola della Onlus monzese “Insieme si può fare” raddoppia gli studenti

Siria, la scuola della Onlus monzese “Insieme si può fare” raddoppia gli studenti

2 Maggio 2019

“Lascia o raddoppia” era il titolo di uno dei primi programmi televisivi italiani. Lo conduceva Mike Bongiorno. Che era solito salutare il suo pubblico con la parola “Allegria!”. E proprio la gioia, quella di aiutare chi è scappato dalla miseria e da una lunga e sanguinante guerra civile, è il motore principale che anima l’azione di “Insieme si può fare”, l’organizzazione nata sei anni fa a Monza per una prima missione di beneficenza denominata “Pasqua in Siria”.

La Onlus, se avesse potuto mai partecipare come concorrente al famoso programma presentato da Bongiorno, avrebbe sicuramente scelto di raddoppiare. Perché se si tratta di fare del bene ad un popolo distrutto da un conflitto di cui si stenta a vedere la fine, “Insieme si può fare”, fondata da Lorenzo Locati (nella foto in alto), ex professore di Educazione fisica al Liceo artistico Nanni Valentini, non si tira certo indietro. E, così, il viaggio di solidarietà, in occasione dell’ultima Pasqua, ha portato novità che aprono il sorriso e il cuore.

La prima scuola interamente costruita da “Insieme si può fare”, inaugurata pochi mesi fa  nel campo sfollati di Bab al-Hawa, al confine tra Siria e Turchia (leggi l’articolo), dal prossimo settembre avrà anche un corso di lezioni pomeridiane.

“In questo modo i bambini delle elementari che potranno frequentare passeranno da 250 a 500” annuncia Locati, appena tornato a Monza dopo essere stato alcuni giorni nel martoriato territorio mediorientale con il fotografo Marco e l’insegnante Paola.

“Siamo contenti che anche la ‘Insieme si può fare school 2’, nata da poco nel campo sfollati di Atma, funziona a pieno ritmo e vi studiano 283 bambini di cui 60 orfani” continua il fondatore della Onlus monzese.

E le notizie positive, in tanta sofferenza e difficoltà anche logistiche, non finiscono qui. “A breve daremo la possibilità a chi vuole sostenerci anche economicamente di adottare una famiglia di rifugiati siriani – spiega Locati – con 50 euro al mese si pagheranno l’affitto e i generi alimentari. Questo progetto si aggiunge ai già attivi Adotta un maestro (qui la news) e Adotta un ferito”.

“Naturalmente restano sempre attive le opportunità di fare donazioni (qui il codice Iban per le donazioni) – continua – o di destinare ai nostri progetti il 5×1000, un modo gratuito, con questa specifica quota dell’Irpef nell’apposito riquadro della Dichiarazione dei redditi, per promuovere l’istruzione come elemento per costruire la pace (il Codice fiscale del beneficiario Insieme si può fare onlus è 94629210157, Ndr)”.

L’ultimo viaggio del vulcanico ex professore di Educazione fisica ha consentito di consegnare aiuti umanitari e oltre 1000 chilogrammi di generi alimentari di prima necessità, questi ultimi acquistati in Turchia, a 50 famiglie di rifugiati. E si è concentrato soprattutto sulla Plaster School  a Reyhanli.

“E’ una realtà davvero unica perché si occupa di 80 bambini siriani davvero problematici, che vengono preparati per permettere loro di poter poi frequentare la scuola regolare turca – afferma Locati – in questi giorni ci siamo emozionati nel vedere i passi in avanti fatti da una bambina sordomuta, che non sapeva assolutamente parlare quando è arrivata da noi e ora è in grado di costruire piccole frasi”.

“Alla Plaster School, sostenuta da Every child is my child, promosso dall’attrice Anna Foglietta (clicca qui), abbiamo anche assistito ad un pezzo teatrale struggente inscenato dai bambini – continua – i piccoli hanno interpretato la loro odissea, dai bombardamenti alla perdita del papà, fino all’arrivo nella nostra scuola”.

C’è stato spazio anche per l’arte terapia, proposta dall’insegnante Paola. I bambini, divisi in gruppi, hanno potuto dare sfogo alla loro creatività. E, dotati di pennarelli, pennelli, tempere e altri materiali, hanno realizzato tele astratte coloratissime.

Chissà che tra questi piccoli rifugiati siriani non si nasconda un futuro artista. Perché anche questa possibilità magari diventi un giorno realtà “Insieme si può fare” ha bisogno del continuo sostegno di quelli che, nella preghiera del Gloria, sono definiti “uomini di buona volontà”. Una categoria a cui possiamo iscriverci tutti. Anzi, sarebbe un vero peccato lasciar perdere.

 

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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