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Riforma della legittima difesa, cosa cambia? Anche a Monza si accende il dibattito

Le nuove norme, che entreranno in vigore il 18 maggio, sono state al centro di un incontro al Centro civico Libertà. Dove è emerso che dal punto di vista tecnico le modifiche sono quasi nulle.

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Dare il via libera ad una sorta di Far West in cui ognuno si fa giustizia da solo. Il diritto assoluto di essere padroni e sicuri in casa propria. E’ su questi due estremi che si gioca da mesi la partita sulla legittima difesa.

La riforma, che definisce come e quando non si commette reato se si risponde ad un’offesa o ad una minaccia alla propria o alla altrui incolumità, ha dominato la scorsa campagna elettorale per le politiche del 2018. E dal prossimo 18 maggio le modifiche alla legittima difesa, fortemente volute dalle Lega del vicepremier Matteo Salvini e promulgata il 26 aprile, entrerà in vigore.

Le novità legislative, che ampliano le disposizioni degli articoli 52 e 55 del Codice di procedura penale italiano, ma soprattutto le loro interpretazioni, spesso frutto di speculazioni politiche, accendono ancora il dibattito pubblico. Anche a Monza. Dove si cerca di fare chiarezza sugli aspetti tecnici della legittima difesa.

E, così, al Centro civico di viale Libertà, ci si è affidati alla competenza della giovane avvocato penalista, Roberta Crespi. Che, nell’ambito di un incontro introdotto da Maurizio Resseghini, referente del Gruppo Spontaneo Libertà ed organizzato nell’ambito di “Maggio in festa” (qui il programma), ha spiegato cosa è davvero cambiato con la recentissima riforma.

Per far capire, ad una platea di cittadini appassionati al tema, perché magari vittime di furti in casa, che in fondo la tanto sbandierata nuova legittima difesa è molto più simile a quella precedente di quanto la politica e i mass media abbiano fatto credere.

“La riforma prevede sicuramente un ampliamento dell’art. 52 perché specifica che sussistono sempre i requisiti della legittima difesa in caso di violenza o minaccia avvenuta nel proprio domicilio o attività commerciale, professionale e imprenditoriale” spiega Crespi, che è anche segretaria dell’associazione Civicamente Monza.

“L’impianto del nuovo articolo, legato al rapporto di proporzione tra offesa e difesa – continua – resta, però, quello individuato dal Codice Rocco del 1930 con i criteri di costrizione, attualità e necessità”. Una novità più rilevante, invece, è introdotta nel nuovo articolo 55 del Codice penale, quello sull’eccesso colposo di legittima difesa. In questo caso, infatti, si parla di “grave turbamento” come condizione di non punibilità. Un concetto, però, che si presta a qualsiasi interpretazione.

“Non è un caso che il presidente della Repubblica, Mattarella, nel promulgare la legge, abbia ammonito sul fatto che il grave turbamento sia legittimo – afferma la penalista del Foro di Monza – d’altro canto sarà sempre il processo la sede in cui stabilire e definire la situazione di pericolo che ha generato una determinata reazione”.

Date queste premesse, cosa cambierà davvero con la nuova legittima difesa? “Premesso che, al contrario di quanto si pensi, è una situazione non così affrontata nei nostri tribunali, la riforma non risolverà certamente i problemi della giustizia italiana – sostiene Crespi – l’impressione è che si preferisca aggiungere norme piuttosto che agire sulla lunghezza dei processi, ad esempio intervenendo in maniera efficace sui tempi della prescrizione”.

Intanto la cronaca di questi giorni continua ad alimentare l’attenzione sulla legittima difesa. Lo dimostra anche l’episodio di Monterotondo, in provincia di Roma, dove lo scorso 26 aprile un 29enne ha sparato ai ladri introdottosi nella sua villetta, ferendone uno minorenne. Siamo sicuri che nei prossimi mesi nuovi casi divideranno l’opinione pubblica. E, forse, nel giro di pochi anni, faranno capire la validità reale di una riforma così tanto chiacchierata.