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Monza, riapre l’orto del carcere: via alla partnership con la Scuola agraria

Undici detenuti stanno seguendo le lezioni tenute da un agronomo per imparare a coltivare la terra e le piante. Le verdure e gli ortaggi saranno in parte venduti presso la Cascina Frutteto.

orto bio in carcere 1

Le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. È  un passaggio dell’articolo 27 della Costituzione italiana. Purtroppo si tratta di un principio non sempre rispettato nei fatti e, a volte, difficile da mettere in pratica. Tanto è vero che nel 68% dei casi i detenuti tornano a delinquere una volta in libertà. Ma se scontano misure alternative questa percentuale scende al 19%. A dimostrazione che creare una seconda chance di vita a chi ha sbagliato una prima volta è il modo giusto di attuare quanto previsto nella nostra Costituzione.

Proprio su questa strada sta cercando di muoversi il carcere di Monza. Che ha deciso di riattivare il proprio orto dopo quasi un anno di stop. Sono 11 i detenuti che stanno frequentando le 40 ore di lezione condotte da Pio Rossi, agronomo e coordinatore didattico della Scuola Agraria di Monza. Che, come Centro di formazione professionale, nato nel 1902 e riconosciuto ente di ricerca a livello regionale e nazionale, ha tutte le carte in regola per guidare il team di particolari allievi ai saperi e ai sapori della terra e delle piante.

A disposizione dei discenti, all’interno del Casa circondariale di via S. Quirico, due serre e un terreno coltivato ad aiuole. “Il corso andrà avanti fino a metà giugno con dieci lezioni complessive – spiega Rossi – tutti i partecipanti, scelti dopo un colloquio motivazionale, stanno mostrando interesse, anche perché alcuni di loro hanno già trascorsi familiari di orto”.

Scuola agraria di Monza

“Abbiamo piantumato una serie di ortaggi, dai pomodori all’insalata, dai peperoni alla cipolla” continua l’agronomo della Scuola Agraria, che già alla fine degli anni Novanta aveva avuto un’esperienza di insegnamento con le detenute di Monza.

Il corso, che prevede una certificazione per i partecipanti e gode di un finanziamento di 6mila euro da parte dell’amministrazione comunale, ha anche un obiettivo commerciale.

“I prodotti, le verdure, ma anche gli aromi, saranno in parte utilizzati per le esigenze del carcere – spiega Rosario Montalbano (nella foto in basso), dal 2015 Presidente del Consiglio di Amministrazione della Scuola Agraria ed ex Assessore comunale all’Istruzione, Personale e Servizi al Cittadino nella Giunta Scanagatti – ma saranno anche venduti direttamente all’interno della nostra sede, la Cascina Frutteto, in modo che il ricavato finanzi l’iniziativa”.

La scelta di riavviare nel carcere di Monza l’attività dell’orto, che nel recente passato aveva prodotto una tonnellata e mezza di verdura interamente devoluta al Banco Alimentare, non è casuale. Anzi, ha anche il valore simbolico di ripartire dalla basi, la terra appunto. “Cerchiamo di essere presenti sul fronte sociale – afferma Montalbano – per fortuna abbiamo un Cda coeso che prende sempre in considerazione questo tipo di iniziative”.

D’altro canto la Scuola Agraria e il carcere, ognuno nei propri ambiti, portano avanti da anni progetti che hanno la profonda finalità di essere al fianco dei più deboli e delle persone in difficoltà. Basti pensare ai corsi di ortoterapia (qui l’approfondimento) e alla nascita dello “Sportello del Garante dei detenuti” (leggi l’articolo).

Assume, allora, un significato ulteriore il fatto che il prossimo 21 giugno la Scuola Agraria di Monza sarà ufficialmente intitolata alla sua fondatrice, Aurelia Josz, educatrice e scrittrice che ha precorso i tempi nella didattica ed è morta nel 1944 nel campo di concentramento di Auschwitz. “Volevamo da tempo arrivare a questa dedicazione – afferma il Presidente dell’Istituto monzese – finalmente ci riusciamo dopo una serie di problemi burocratici”.