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Monza, che ne sarà del centro Rai del Parco di Monza?

Monza, che ne sarà del centro Rai del Parco di Monza?

30 Maggio 2019

Che ne sarà del centro Rai del Parco di Monza? Passato il momento di attenzione legato alla chiusura della struttura, un po’ alla volta l’argomento sta scivolando nel dimenticatoio, col rischio di lasciare deperire un impianto suggestivo che a suo modo ha scritto la storia della televisione italiana. E non solo.

Di ipotesi sul tavolo fino a oggi se ne sono sentite diverse. Tutte, però, sono rimaste sulla carta. L’ultima in ordine di tempo prevede di sfruttarle quei locali per produrre il canale inglese della Rai.

Potrebbe essere una soluzione ideale, in linea con la vocazione internazionale dell’edificio. Realizzato nel 1954 dall’architetto Giò Ponti, ha infatti attraversato oltre sessant’anni di storia rimanendo uguale a se stesso, arredi compresi e riuscendo anche nell’impresa di essere stato fra i primi a intercettare in Italia l’oramai mitico “bip bip” del satellite rosso, meglio noto come Sputnik. Il Centro, prima che venisse dismesso definitivamente lo scorso autunno, aveva la  funzione di garantire l’ottimale gestione delle reti, controllare la qualità dei segnali trasmessi e mantenere l’ordine e la regolarità delle onde radio. Un vero e proprio snodo nevralgico del sistema radio televisivo italiano che è stato inserito anche nell’ambito del Festival del Parco  per visite guidate organizzate grazie alla delegazione di Monza del Fai.

LA STORIA

La scelta di realizzare il Centro proprio all’interno del polmone verde brianzolo non fu casuale. Prima la struttura si trovava a Sesto Calende, ma dopo la guerra, visto l’imminente arrivo della televisione, serviva un luogo più attrezzato, lontano da edifici, montagne o altre fonti che potessero disturbare in qualsiasi modo il controllo delle onde. Ecco dunque l’idea di sfruttare il Parco di Monza, il parco cintato più grande d’Europa. E la scelta si dimostrò subito vincente visto che il 6 ottobre del 1957, due giorni dopo la decisione dell’Urss di lanciare in orbita lo Sputnik, il Centro Rai di Monza ne aveva già captato i segnali.

Una capacità di ricezione che confermò la propria potenza anche il 15 dicembre dell’anno dopo, quando a essere ascoltati non furono i segnali dello Sputnik, ma dello Score, il satellite inviato nello spazio dagli Usa per rispondere allo strapotere mostrato in quegli anni dall’Unione sovietica nella corsa allo spazio. Ma il fascino del Centro Rai del Parco, che ha un gemello a Sorrento, nasce anche dalle sue linee architettoniche e dai suoi arredi interni. Sono quelli originali studiati da Giò Ponti per rendere più funzionale il lavoro dei funzionari.

All’ingresso si possono notare ancora alcuni divanetti rossi oramai un po’ consunti e per terra c’è ancora il linoleum Pirelli posato durante l’allestimento e le porte degli uffici, tutte laccate, sono dotate di oblò. Insomma, a detta di tutti si tratta di un vero e proprio gioiello, eccezion fatta forse per l’antennone piazzati a pochi metri di distanza.

LE DIFFICOLTA

Il nodo, però, è che nonostante il trascorrere del tempo, nessuna decisione viene presa. Le ultime indiscrezioni più o meno confermate da Roma dicono che potrebbe essere impiegato per realizzare il canale in inglese di viale Mazzini.

Di scritto, tuttavia, non c’è nulla e di certo ancora meno. I nodi di da risolvere fra l’altro non mancherebbero, a partire dagli eventuali lavori di trasformazione e adattamento che potrebbero essere necessari per il tipo di produzione indicata. In alternativa, nei mesi scorsi si era discusso dell’ipotesi di trasformalo in un museo, ma anche in questo caso i problemi non mancano, a partire dall’ubicazione tutt’altro che felice del centro. A pochi passi dal centro Rai si trova villa Mirabellino, che oltre a essere una delle tenute più belle del polmone verde è anche una delle più degradate. C’è da sperare che il centro Rai non faccia la stessa fine.

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Riccardo Rosa
Monzese di nascita, ma sogno California. Amo le serie tv americane e lo streaming (legale) oltre ad un'insana passione per la cara vecchia Inter. Ho 47 anni, ma nell'animo mi sento un 18enne, sempre alla ricerca di nuove esperienze con la mia nuova bicicletta fiammante. Ah già, dimenticavo: da anni sono un giornalista e con le lettere e il punto e virgola ho un rapporto viscerale. Cosa mi manca? Un biglietto aereo sempre pronto per i mari del Sud.


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