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Il gruppo Donne e Diritti Vimercate porta la discussione sull'aborto in biblioteca

Il gruppo Donne e Diritti Vimercate porta la discussione sull’aborto in biblioteca

10 Maggio 2019

Un quadro su piccola scala per capire l’effettiva applicazione della fantomatica Legge 194. Senza trascurarne i benefici, spesso dimenticati.

A parlare dello stato dell’arte di una materia complessa, mercoledì in auditorium della biblioteca a Vimercate c’erano gli addetti ai lavori, per un incontro promosso dal gruppo Donne e Diritti Vimercate e il movimento femminista “Non una di meno”.

Una realtà nata all’istituto Einstein in occasione del “flash mob” del 14 febbraio 2019 di condanna al femminicidio, nell’ambito dell’iniziativa di respiro internazionale One Billion Rising. Martedì si è quindi riproposto un momento per ribadire quello che è un diritto femminile tutelato da una legge precisa.

Su Vimercate si può constatare che il dato degli obiettori di coscienza è il 64%, in linea con quello regionale – ha fatto presente Patrizia Biraghi, responsabile del reparto diagnosi prenatale dell’ospedale di Vimercate che ha aggiunto – possiamo anche dire di non essere subissati di richieste da parte delle pazienti. E comunque, da pochi anni, cioè da quando è stata liberalizzata la vendita di farmaci contraccettivi, le interruzioni di gravidanza sono ulteriormente calate“.

Passaggio delicato, inoltre, non poteva che essere quello sulla presenza di medici non obiettori nelle strutture ospedaliere. “La legge stabilisce che ogni struttura deve garantire i non obiettori di coscienza – ha aggiunto Biraghi – in realtà in molti ospedali questo non avviene. Personalmente, sono non obiettrice perchè penso che questo potrebbe ridurre la mortalità, e poi c’è una legge che parla chiaro”.

La dottoressa è entrata quindi nel merito delle tipologie di interventi per l’interruzione oggi consentiti dalla legge: quella chirurgica, attuabile entro i 63 giorni, e quella farmacologica, entro la settima settimana di gestazione. Biraghi ha però messo in evidenza come ci sia carenza di centri ospedalieri che offrono questo “servizio” speciale.

Con Graziano Carniel, responsabile del consultorio pubblico di Vimercate, il centro della discussione si è spostato sull’importanza del colloquio preliminare all’eventuale intervento di interruzione e al rilascio del certificato che consente di procedere.

“Un aspetto, quello dell’assistenza nella scelta di interrompere la gravidanza o meno, comparsa nei primi anni ’80, nello stesso periodo di “lancio” dei primi metodi contraccettivi, seguendo dunque l’onda del pensiero che è diritto della donna scegliere come gestire la propria sessualità – ha precisato Carniel – Ma, paradossalmente, anche negli stessi consultori si ritrova poi ad operare personale obiettore, spesso in percentuale maggiore rispetto agli ospedali”.

La seconda parte della serata è stata poi catalizzata da un documentario, realizzato dalla rete televisiva franco tedesca Artè, intitolato Aborto – Le nuove crociate. Un filmato che, tra gli altri aspetti, ha messo bene in luce i diversi tentativi in atto da parte di alcuni dei movimenti “pro life” più influenti, come Agenda Europa, di minare la facoltà di fermare una gravidanza. Relatori e documentario, in definitiva, hanno sottolineato l’importanza di riaffermare ciclicamente il diritto all’aborto.

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Matteo Lucchini
Amante dell'arte e della (buona) musica, mi diverto ad addentrarmi negli angoli inesplorati della cronaca locale, alla ricerca di verità e curiosità del borgo accanto. Scrivo per passione. Lo stile? Per me non è importante, è tutto.


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