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Cookaround, all’Olivetti di Monza il cibo unisce figli e genitori in cucina

Cookaround, all’Olivetti di Monza il cibo unisce figli e genitori in cucina

16 Maggio 2019

Che il cibo sia anche un sapere da tramandare di generazione in generazione è un’esperienza abbastanza comune. Sicuramente meno scontato e prevedibile è che il cibo possa servire perfino a rafforzare il legame tra genitori e figli. Eppure è quanto successo all’Istituto professionale statale per i servizi dell’enogastronomia e commerciali “Adriano Olivetti”  di Monza grazie a “Cookaround, un viaggio tra i saperi e i sapori del mondo”.

Alla cena a buffet, giunta alla nona edizione con lo scopo di valorizzare la conoscenza delle tradizioni alimentari dei Paesi stranieri come elementi culturali ed etnici, hanno partecipato, infatti, soprattutto gli studenti del biennio. Che, per la loro giovane età e l’inesperienza ai fornelli, hanno avuto bisogno di lavorare in cucina fianco a fianco con i genitori e, in alcuni casi, con sorelle e fratelli maggiori.

“Rispetto agli anni precedenti abbiamo avuto un enorme coinvolgimento dei nostri studenti più piccoli e delle loro famiglie – spiega la dirigente dell’Olivetti, Renata Antonietta Cumino – probabilmente gli alunni che hanno già fatto l’esperienza di Cookaround si sono un po’ demotivati, questa è una cosa su cui dovremo riflettere”.

Insomma una sorta di simbiosi familiare è stato l’elemento caratterizzante dell’evento organizzato dall’istituto scolastico di Monza. Il tutto, comunque, senza dimenticare una sana appartenenza alle proprie origini. Visto che quest’anno Cookaround ha visto protagonisti 30 alunni del corso diurno e serale provenienti da ben 18 Paesi in rappresentanza di 4 Continenti, Europa, Asia, Africa e Sud America.

Dal Bangladesh alle Filippine, dall’Egitto al Senegal, dalla Romania all’Italia fino allo Sry Lanka, le cucine dell’Olivetti sono state impegnate a pieno regime. E i risultati, frutto dei costumi e delle tradizioni dei diversi popoli, hanno stupito e deliziato il palato dei partecipanti all’aperitivo/street food e alla cena a buffet.

“Quest’anno abbiamo presentato 10 street food, tra cui quello siciliano, 16 piatti principali, 7 dolci e 10 bevande  – afferma Tiziana Pirola, docente di Accoglienza turistica e referente del progetto insieme ai docenti Alfonso Sciortino e Claudio Veneziano – abbiamo dovuto bloccare le prenotazioni a 140 persone, un numero in netto aumento rispetto alle precedenti edizioni di Cookaround”.

Il successo dell’iniziativa, del resto, non è soltanto nei gustosi alimenti offerti, ma risiede anche nelle storie vissute che si celano dietro di essi. E sono ormai parte fondamentale dell’attività dell’Olivetti, una scuola in cui su 1300 studenti totali circa un quinto sono stranieri. Con una percentuale davvero minima di alunni che abitano nella città di Monza.

Così le storie che animano Cookaround hanno un sapore capace di aprire il cuore e il sorriso. Come nel caso di Alina e Andrea, sorellastre rumene iscritte al terzo anno, rispettivamente di cucina e sala. Per la cena a buffet hanno preparato la negresa, un dolce al cacao e marmellata e la carne di manzo con legumi in padella.

“Siamo arrivate in Italia nel 2015, abbiamo imparato la lingua italiana grazie ad una signora che ci ha consigliato di frequentare l’Olivetti, dove stiamo mettendo in pratica la passione per la cucina che ci ha trasmesso nostra nonna – raccontano – ora viviamo a Lissone e speriamo di poter restare in questo settore”.

Frequenta lo stesso anno di corso, ma dell’indirizzo accoglienza, Amy Lo Ndeye, una ragazza proveniente dal Senegal. Che, mentre ci parla, è tutta presa a non far bruciare il mbourou fass, un pane grigliato alla francese nell’uovo e nel latte e poi fritto nel burro. “Sono arrivata 10 anni fa in Italia con mia madre e i miei fratelli, abbiamo raggiunto mio padre che si era trasferito qui 30 anni fa – racconta – ora viviamo ad Agrate, sono contenta della scuola che frequento e il mio sogno è quello di aprire un giorno un hotel”.

Mentre c’è chi gusta i lumpia shangai, gli involtini primavera delle Filippine o beve il bouy, il succo di baobab tipico dell’Africa, il pensiero della dirigente dell’Olivetti vola ad un anno scolastico, ormai quasi terminato, che ha riservato momenti davvero eccezionali. Ed altri devono ancora arrivare.

“Come non ricordare che in questa settimana 20 nostri ragazzi sono al Quirinale per essere istruiti su quello che dovranno fare e preparare durante il banchetto che il Presidente della Repubblica organizza in occasione della Festa della Repubblica del prossimo 2 giugno (vedi l’articolo) – spiega Cumino – o ancora il recentissimo terzo posto nell’indirizzo sala alla finale nazionale di Cooking quiz, un concorso che ha visto sfidarsi, in una competizione altamente qualificata, 45 istituti alberghieri di tutta Italia”.

E il prossimo futuro ha già delle novità in serbo per l’Olivetti. “A giugno 15 nostri ragazzi andranno in diversi Paesi europei grazie ad un bando Erasmus che abbiamo vinto nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro – annuncia la dirigente – per 21 giorni dovranno gestirsi in completa autonomia, dalla gestione con la famiglia che li ospita al lavoro”.

“Il prossimo anno scolastico gli orari di lezione saranno regolati su 5 giorni alla settimana per venire incontro alle esigenze di studenti che, a causa di trasporti non efficienti, hanno difficoltà a raggiungere l’istituto il sabato oppure hanno esigenza di lavorare il venerdì sera o il sabato ad ora di pranzo – continua – la sfida per il 2019-20 sarà quella di fare scelte di qualità e abituare i ragazzi a standard medio-alti”.

In questa direzione il prossimo dovrebbe anche essere l’anno in cui sarà ulteriormente incentivato Olivettando, il ristorante didattico gestito dagli studenti dell’istituto professionale di Monza. “Ormai abbiamo una clientela consolidata e siamo riusciti a suscitare grande curiosità – spiega Cumino – per questo proveremo ad aprire le porte per 2 pranzi e una cena a settimana”.

 

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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