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Pedemontana, la replica: "Da verificare la presenza di diossina sotto la Milano-Meda"

Pedemontana, la replica: “Da verificare la presenza di diossina sotto la Milano-Meda”

1 Aprile 2019

Autostrada Pedemontana Lombarda risponde agli interrogativi sollevati dal coordinamento NoPedemontana in riferimento alle analisi svolte lo scorso febbraio per quantificare i livelli di diossina (presenti nel terreno in seguito al disastro di Seveso del 1976).

La società ha infatti spiegato che, se tre anni fa i carotaggi si erano concentrati nei pressi della Milano-Meda, oggi hanno preferito andare a esaminare il tracciato stesso della superstrada: non per negare la presenza di diossina, ma per avere un quadro più completo della situazione. Tanto da considerare la bonifica indispensabile per poter procedere con il cantiere autostradale (per la verità ormai fermo da anni a Lentate sul Seveso).

Le analisi del 2016 avevano già evidenziato una presenza di Tcdd in quantità superiori al limite consentito (nei pressi della Milano-Meda il dato arrivava addirittura al 40% in più): le nuove analisi erano necessarie?
«Le indagini di caratterizzazione del 2016 (e quelle precedenti) erano ubicate esclusivamente in aree sterrate adiacenti l’attuale superstrada Milano-Meda. Dal momento che i lavori di realizzazione di Autostrada Pedemontana Lombarda comporteranno anche una riqualificazione dell’attuale tracciato della superstrada in questione, in accordo con Regione Lombardia e Arpa, si è ritenuto opportuno verificare l’effettiva assenza di diossina al di sotto della stessa, pur ritenendo la presenza di diossina altamente improbabile».

Gli attivisti di NoPedemontana temono che l’espressione usata nel vostro comunicato, «acquisire alcuni campioni del terreno sottostante l’attuale superficie stradale», significhi andare a scavare in uno strato dove la diossina del 1976 non può essersi depositata, perché già coperto dall’asfalto.
«L’asserzione della presunta assenza di diossina al di sotto della superficie della Milano-Meda, già presente al momento dell’incidente del 1976, risulta logica e condivisibile da Apl, ma non è un dato scientifico, essendo appunto una supposizione. Apl e gli enti responsabili del procedimento di caratterizzazione e bonifica hanno ritenuto invece necessario procedere con le indagini al di sotto del manto stradale, per poter suffragare questa tesi con dati tecnico-scientifici inoppugnabili. Le analisi condotte da Apl hanno avuto, quindi,  questo fine».

Quando saranno disponibili i risultati?
«I risultati delle analisi condotte sui campioni di terreno prelevati nello scorso mese di febbraio sono appena arrivati ad Apl, la quale sta provvedendo a condividere gli stessi con Arpa Lombardia al fine della valutazione dei dati analitici da parte dell’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale. Una volta ottenuto la validazione dei dati da parte dell’Ente, Apl provvederà ad inoltrare gli stessi a Regione Lombardia ed a tutti gli enti territorialmente interessati».

Se saranno confermati i livelli alti di Tcdd, quali saranno le prossime azioni di Apl?
«Indipendentemente da quelli che saranno i risultati dell’ultima campagna di indagine, le aree in questione sulla base delle indagini già eseguite in passato sono già risultate contaminate da diossina. Pertanto, ai sensi del D.lgs 152/06, Apl, in previsione dell’acquisizione delle aree interessate dal progetto autostradale ed interferenti con le aree dell’incidente Icmesa,  ha già provveduto all’affidamento dell’incarico per la redazione del Progetto Operativo di Bonifica. Tale documento sarà sviluppato coerentemente con tutti i dati di caratterizzazione acquisiti nel corso delle diverse fasi di indagine».

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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