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Lombardia, "Basta Morti sul lavoro". Presidio delle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil

Lombardia, “Basta Morti sul lavoro”. Presidio delle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil

17 Aprile 2019

I numeri parlano chiaro: sono ancora troppi gli infortuni e le morti sul lavoro. Un primo trimestre, quello del 2019, che issa la bandiera nera. In Lombardia sono 14 le morti causate da infortunio sul lavoro, di cui 5 accadute in Brianza. “Fermiamo le morti sul lavoro”. Questo è  lo slogan del presidio unitario organizzato da Cgil, Cisl e Uil questa mattina a Milano, mercoledì 17 aprile, davanti a Palazzo Lombardia.

Salute e sicurezza. Ma soprattuto prevenzione. È su questi punti che il presidio dei sindacati ha posto l’accento, mentre oltre un centinaio sono stati i lavoratori di tutta la Lombardia scesi in piazza. “La risposta delle istituzioni – tuonano i sindacati – è lenta ed insufficiente. Chiediamo pertanto di rafforzare il piano straordinario dei controlli approvato nel 2018 ma, soprattuto, con gli ulteriori introiti derivati delle sanzioni incassate nel 2018 – 8,6 milioni di euro per la violazione delle norme antinfortunistiche da parte della aziende – chiediamo di aumentare i controlli rafforzando il personale dei servizi ispettivi”.

Una richiesta, quella dei sindacati, che ha una sua precisa “raison d’etre”. A sancirlo, come ha spiegato il segretario regionale Cisl Pierluigi Rancati, è infatti il d.l 81 del testo unico sulla sicurezza del lavoro. “La legge – spiega il segretario – prevede che le sanzioni irrogate vadano destinate alle attività di prevenzione e controllo in azienda“.

Questo è quello che viene effettivamente fatto, ma i sindacati confederali lombardi e le loro categorie sono scese in piazza contro le decisioni del governo che, per tagliare il costo del lavoro, ha ridotto i premi Inail e quindi le rendite e gli indennizzi per infortuni e malattie professionali. Soprattuto, è scesa in piazza per denunciare la risposta delle istituzioni lombarde “lenta e insufficiente”.

Questo il motivo per cui Cgil, Cisl e Uil hanno inviato una richiesta urgente di incontro a Regione Lombardia. Trovare un punto di incontro con le istituzioni ed evitare, si spera, un futuro incerto ai lavoratori.
Le istituzioni sono fondamentale. Certo. Ma quello da cui partire è un dialogo con le imprese. “Molte aziende – spiega Rancati – nonostante le multe erogate dalla ASST, non si fanno scrupoli ad evadere le norme di sicurezza. Questo fenomeno, probabilmente, è dato dalla maggior competitività che i dirigenti vogliono raggiungere. Ragione per la quale – spiega il segretario – aumentano i carichi di lavoro e trascurano le norme di sicurezza”. Una forma mentis, questa, che si traduce attraverso una certa leggerezza ed irresponsabilità, il cui costo maggiore è proprio la vita dei lavoratori. “Vogliamo prima di tutto interrompere questa escalation di morti ed infortuni – ha dichiarato il segretario Rancati –  e per poterlo fare occorre prima di tutto trasmettere cultura ed interrompere una volta per tutte i comportamenti errati delle aziende”.
Insomma, basta morti sul lavoro, recita lo slogan. “Non è possibile – testimoniano i genitori di un 25enne morto sul posto di lavoro – andare a lavorare ed uscire dentro una bara”.

Tra le delegazioni presenti, quella brianzola era tra le più numerose. Bandiera nera, si è detto, issata in tutta la provincia Monza e Brianza. Dall’inizio dell’anno, infatti, le morti bianche sul nostro territorio sono state ben cinque.

Per ricordarlo, ma soprattutto per ribadirlo, intorno alle 11 il presidio dei sindacati ha quindi organizzato un flash mob. Quattordici “attori”, con in mano un cartello riportante l’età e la data della dipartita del singolo lavoratore, hanno attraversato il centro di piazza Città di Lombardia per poi simulare la morte sdraiandosi, all’entrata della stessa.

Un tema caro anche all’amministrazione comunale di Monza, che proprio domenica 28 aprile, all’interno della sala giunta, ha in programma “la coppa del mondo del lavoro. Obiettivo sensibilizzare sul tema della sicurezza sul lavoro.

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Massimo Chisari
Milanese di nascita, brianzolo d'adozione. Guardo il mondo attraverso la mia macchina fotografica. Osservo. Cerco. E tramite le parole, racconto. Amo il giornalismo, quello sincero perché scrivere significa smettere di respirare per raccontare con il cuore. Ho due grandi passioni. L'arte e la letteratura, quella russa soprattutto. Ma ho un unico grande amore, anzi due. I miei due cani, Hubert e Brunhilde.


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