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Quota 100, Cgil Monza e Brianza "raddoppia": già 200 le domande inviate!

Quota 100, Cgil Monza e Brianza “raddoppia”: già 200 le domande inviate!

14 Marzo 2019

I numeri non dicono tutto, ma spesso danno indicazioni utili. E, quasi sempre, celano storie di persone e fatti, tutti da scoprire. E’ il caso della quota 100, che da un mese e mezzo, con l’entrata in vigore dell’apposito Decreto inserito nella Legge di bilancio 2019, ha introdotto importanti novità nel sistema pensionistico italiano. Dove, da quest’anno e fino al 2021, si potrà lasciare il lavoro se si saranno maturati almeno 62 anni di età e 38 contributi (Novita’ pensionistiche 2019).

Numeri che raccontano solo parte della vicenda. Perché se è vero che le domande di pensione “quota 100” sono oltre 89mila a livello nazionale, con il Sud che a sorpresa supera il Nord, a Monza e in Brianza gli effetti della misura introdotta dall’attuale Governo a guida Lega Nord-Movimento 5 Stelle meritano un approfondimento particolare. Un punto di osservazione significativo sulla “quota 100” nel nostro territorio ce lo fornisce Inca, il patronato della Cgil Monza e Brianza.

“Abbiamo raggiunto quota 200 domande di pensione quota 100 in un mese e mezzo grazie ai consueti e straordinari sforzi degli operatori che, parallelamente alla gestione delle domande di disoccupazione, invalidità, assegni per il nucleo familiare, infortuni e malattie professionali, sono riusciti a garantire un supporto agli aspiranti quotisti 100” afferma Davide Carlo Cappelletti (nella foto in basso), Direttore Provinciale del Patronato Inca della Cgil Brianza.

Un risultato ottenuto anche con la creazione immediata, da parte del sindacato di via Premuda, di uno sportello per supportare su appuntamento le lavoratrici e i lavoratori brianzoli (leggi l’articolo). Che sta consentendo di evidenziare la qualità, oltre alla quantità, delle domande di pensione quota 100. Misura che dovrebbe, in base alle previsioni del Governo, portare al riposo anticipato 290mila persone nel 2019 e 680mila nei due anni successivi.

“Nel mese di febbraio abbiamo assistito ad un vero e proprio esodo pensionistico da parte dei dipendenti della scuola statale – spiega Cappelletti – forti sono le preoccupazioni che giungono dalle nostre strutture nazionali che, prendendo atto delle richieste di uscita con quota 100 nel comparto scuola, a cui si aggiungono i posti che si libereranno a settembre per l’ordinario turn over e i 109mila posti liberi, tuttora coperti dai supplenti, chiedono al Governo di approvare ora una fase transitoria per i precari, evitando a settembre la paralisi dell’intero sistema scolastico italiano”.

Una situazione allarmante. Che accomuna, tra l’altro, il mondo della scuola a quello della sanità. E se nel pubblico si temono, quindi, gli effetti della quota 100, il Patronato Inca della Cgil Brianza ha già cominciato a fare la propria parte. Non a caso si è appena svolta a Vimercate la prima della cinque assemblee pubbliche aperte alla cittadinanza per informare e per dare risposta alle richieste di chiarimenti in merito alla nuova misura introdotta dal governo (clicca qui).

“Durante la prima assemblea non è mancato lo stupore da parte dei partecipanti nell’apprendere che solo una piccola parte dei lavoratori che andrà in pensione nel 2019 ha raggiunto quota 100 – afferma il Direttore Provinciale del Patronato Inca della Cgil Brianza – delle circa 89mila domande inviate su tutto il territorio nazionale solo l’1.9% dei richiedenti ha maturato la quota 100. Gli altri quotisti – continua – hanno età anagrafiche e requisiti contributivi sensibilmente superiori ai 62 anni di età e ai 38 anni di contributi. In questo senso si creano quote ad personam, 101, 102, 103, 104, 105 e così via, e nel 2022 si torna alla Monti Fornero”.

Il prossimo futuro, insomma, potrebbe aprire scenari di ulteriore confusione ed incertezza. “L’auspicio da parte mia è che venga riaperto un tavolo con le organizzazioni sindacali in tema di previdenza – spiega Cappelletti – per ragionare seriamente di come riformare il sistema pensionistico pubblico italiano”.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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