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Monza, Dada is back: in Galleria civica i manifesti degli studenti dell’Istituto Ferrari

Monza, Dada is back: in Galleria civica i manifesti degli studenti dell’Istituto Ferrari

23 Marzo 2019

Erano gli anni della Prima Guerra Mondiale e un gruppo di artisti scelse la neutrale Svizzera quale base da cui far partire un movimento di protesta e di reazione alla cultura e ai valori che avevano portato al conflitto bellico. Nasceva il Dadaismo. Che, fondato sullo spirito provocatorio e contestatore, cercava di affermare la libertà di comunicare attraverso qualsiasi mezzo e di esaltare la creatività di ogni individuo.

Oggi, nel 2019. A distanza di circa 100 anni, una cinquantina di studenti di due classi quinte della sezione Grafica e Comunicazione dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Enzo Ferrari” di Monza, sulle orme del Dadaismo, decidono di interpretare e analizzare i problemi principali della nostra società.

Il risultato sono 31 manifesti e 3 video, riuniti in “Dada is back”. Che, in chiave dadaista, senza filtri e con l’intento di suscitare una discussione critica, parlano di ludopatia, prostituzione, cibo spazzatura, dipendenza dai social, pedofilia, inquinamento ambientale. E saranno esposti fino al 29 marzo alla Galleria civica di Monza (qui i dettagli). Uno sguardo sull’oggi, ma con la testa rivolta verso le spalle. Frutto della creatività di ragazzi che stanno aprendo i propri occhi sul mondo che li circonda.

“Nel nostro tempo, nella nostra società e specialmente nel mondo dei giovani troviamo un’illusione di libertà che in realtà è individualismo e genera chiusura e insoddisfazione – si legge nella presentazione della mostra – accostarsi al movimento dadaista significa far emergere, nel periodo storico in cui viviamo, quella energia antica che ci rende interpreti e non spettatori”.

“Gli schemi, i canoni imposti di bellezza, il superuomo dei social network e le mille gabbie dorate costruite dalla nostra società sono portatori di morte creativa e chiusura mentale – continua – poiché imprigionano la nostra natura libera e la coscienza pensante”.

All’inaugurazione della mostra, nata nell’ambito di un progetto legato all’attività di Unità didattica apprendimento, oltre a studenti, docenti e alla Dirigente scolastica dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Enzo Ferrari”, Renata Antonietta Cumino, sono intervenuti anche Pierfranco Maffè, Assessore all’Istruzione del Comune di Monza e Massimiliano Longo, Assessore alla Cultura e suo collega nella Giunta del sindaco, Dario Allevi.

Longo ha sottolineato l’importanza di dare spazio ad un’esposizione di questo tipo in un anno in cui Monza, città che ospita anche l’evento della Biennale Giovani, avrà una serie di iniziative dedicate all’arte figurativa.

“La fortuna nella vita aiuta, ma è soprattutto la perseveranza mia, dei docenti e dei ragazzi, che ci ha permesso di poter realizzare la mostra in Galleria Civica – afferma la Dirigente scolastica – vogliamo dare un’idea di unità e compattezza in una scuola che vuole migliorare per un futuro radioso”.

Tra le tematiche più evidenziate nei manifesti dei ragazzi del Ferrari ci sono la violenza sulle donne, collegata anche alla mercificazione del corpo femminile. E l’influenza dei social network in una società che, spesso, appare svuotata di contenuti e dominata dalla dittatura dei like. Una critica a tratti feroce, quasi un pugno nello stomaco, in cui il sangue e le negatività della nostra epoca sono messe davanti agli occhi dello spettatori in modo perfino spregiudicato e sprezzante.

Un messaggio di sfida, ma con l’intento di far riflettere. Ecco perchè il manifesto scelto sulla locandina della mostra recita “Choose your lie” (Scegli la tua bugia, Ndr). “Il cadavere squisito berrà il vino novello”, invece,è il titolo di una sezione dell’esposizione in cui viene presentato, sulla scia di un gioco surrealista, un manifesto di gruppo. Gli studenti, divisi in gruppi di 3 o più persone, hanno avuto a disposizione un testo da loro creato e mezzi multimediali per eseguire un collage fatto di immagini e narrazione.

Le premesse per avviare, a partire dall’arte, un discorso più profondo sulla nostra società ci sono tutte. “E’ un periodo storico non dei migliori, soprattutto per i nostri giovani – afferma la docente Maria Antonietta Giovinazzo, una delle riferenti dell’iniziativa insieme a Tania Cereda, Erika Ingegneri e Marianna Gasperini – oggi i ragazzi non si sentono ascoltati e hanno un gran bisogno di parlare ed essere valorizzati”.

Ora sarà il pubblico e, come sempre in questi casi, il passaparola a decretare il successo o meno di “Dada is back”. Di sicuro gli studenti hanno dimostrato, per parafrasare una famosa frase del filosofo francese Bernardo di Chartres, di saper essere dei nani sulle spalle dei giganti del dadaismo. E, quindi, di poter guardare più in là di Marcel Duchamp, Man Ray, Hans Arp e Guillaume Apollinaire, gli esponenti più celebri di questo movimento artistico.

 

 

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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