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DIARIO DI VIAGGIO. La 4D del Vanoni in Marocco – Giorno 7, 8 e 9

DIARIO DI VIAGGIO. La 4D del Vanoni in Marocco – Giorno 7, 8 e 9

13 Marzo 2019

Sono alla fine del loro viaggio in Marocco. Noi li stiamo seguendo virtualmente pubblicando i loro racconti. Gli studenti di 4D dell’Istituto Vanoni di Vimercate, indirizzo Turismo ci stanno raccontando giorno per giorno il loro tour che hanno interamente programmato allo scopo di approfondire la materia dell’Itinerario turistico.

Bellissimo progetto!

GIORNO 7, 8 E 9 – MERZOUGA, SAHARA E VALLE DEL DRAA 

Siamo in viaggio verso Merzouga, seduti comodi sugli ormai fidati pulmini e ci godiamo il paesaggio che, al passare inesorabile dei chilometri, inizia a cambiare forme e colori.
Ci troviamo in una zona prevalentemente collinare, l’altopiano su cui sorgono numerosi villaggi berberi del Medio Atlante e qui la vegetazione è pressoché inesistente, salvo per alcuni palmeti che offrono un po’ di ombra ai villaggi limitrofi.

Oggi, è l’ 8 Marzo, la festa della donna e Rafia, il nostro mediatore culturale, ci ha insegnato una frase in Tifinagh (lingua berbera): “Ambarke asn tamghart”, il cui significato è -Auguri per la festa della donna- . La ripeteremo di fronte alle donne amazigh della comunità gnaoua di Merzouga che attualmente ci ospita.
Con questo gesto, ci spiega Rafia, si mostra l’intenzione di trasmettere rispetto e uguaglianza tra donna e uomo poiché la figura femminile in Marocco sta, poco a poco, acquisendo sempre più peso all’interno della società.

Oggi, l’ 8 Marzo, è anche un venerdì, giorno importante per la religione islamica poiché di venerdì Dio finì di creare le terre e i cieli, nacquero Adamo ed Eva e inoltre sarà la giornata in cui si compirà il Giudizio Universale. Più volte durante la giornata sentiamo il richiamo dei muezzin dall’alto dei minareti. Il loro canto oggi ci sembra più lungo e accorato.

Durante il tragitto nella sterminata pianura marocchina, ci concediamo una sosta per pranzare nel villaggio berbero di Alnif.
Qui visitiamo un mercato tradizionale in cui ci stupisce il susseguirsi di odori noti o sconosciuti. Le occhiatacce che ci rivolgono generano brutti presentimenti, figli della nostra mentalità ancora poco abituata al diverso, ma riflettiamo sul fatto che il “diverso” qui siamo noi e cerchiamo di dominare il padroneggiare di sensazioni che non ci lasciano apprezzare appieno la bellezza “rurale” del luogo.

La pianura ormai appare infinita, le colline sono sempre più rare e l’occhio si perde nell’infinito splendore del Sahara. Sembra quasi che il sole non esista, la sabbia mossa dal vento lo copre e le ombre sono meno nette e marcate.

Arrivati a Merzouga, al bivacco gnaoua, veniamo accolti con la musica tradizionale del posto: la musica Gnaoua. Come da tradizione ci offrono il mentre aspettiamo i nostri “titanic” (così li chiama Ismail) ovvero i dromedari che ci trasporteranno nel deserto.
Un po’ di timore, ansia ma anche eccitazione dominano i nostri corpi, l’ignoto spaventa sempre così come attrae.

Il Sahara si manifesta sin da subito nella sua bellezza, le dune modellate dal vento sono sentieri già calpestati, lo sguardo si perde all’orizzonte illuminato da un sole incandescente.
Quando, barcollante, il dromedario si alza sugli zoccoli, paure e ansie scompaiono lasciando il posto a entusiasmo e stupore.
Il meteo non gioca a nostro favore, il vento ci colpisce a raffiche, la sabbia ci graffia le gambe e il volto nonostante il turbante. Questo clima, ci riferisce Ismail, è abbastanza raro qui, ci sentiamo sfortunati ma non ci perdiamo d’animo. Nonostante la sabbia negli occhi, i nostri sguardi non si distolgono dalla bellezza del deserto e dall’unicità di un momento che difficilmente si ripeterà una seconda volta nella nostra vita.

Arrivati all’accampamento con i fisici provati, ammiriamo il sole che si nasconde dietro le dune e che ci lascia al misterioso buio desertico.
Cala la notte e il cielo si riempie di stelle,  tra costellazioni e stelle cadenti, rimaniamo a bocca aperta ad ammirare uno scenario unico e irripetibile, mai visto prima.
La serata è trascorsa ballando sui ritmi travolgenti della musica Gnaoua, una musica tradizionale importata dai neri africani. In poco tempo, senza accorgertene, batti le mani a ritmo, e ti ritrovi con ragazzini berberi nel centro del cerchio a ballare.

L’esperienza più dura dell’intero viaggio la vivremo poche ore dopo nelle nostre tende. Il vento che non aveva smesso di soffiare scombussola i nostri sogni e non ci permette di riposare, sentiamo freddo, la sabbia ricopre i nostri letti e i nostri zaini, siamo nel mezzo di una tempesta!

In queste situazioni cambia la percezione del tempo, la notte è infinita e l’alba, tanto desiderata, non arriva mai.

Il giorno dopo ripercorriamo il deserto a ritroso, il vento onnipresente ci perseguita ma stringendo i denti raggiungiamo i nostri mini bus.

Oggi visitiamo l’Associacion des Generations Solidaires che ha costruito, di tasca propria, una scuola per formare i bambini in età prescolare. L’associazione paga ai piccoli studenti il materiale scolastico, alle famiglie di essi offre un aiuto economico per le visite sanitarie ed inoltre, sotto finanziamento diretto dalla famiglia reale, procura macchine da cucito e diversi materiali alle donne del villaggio che creano prodotti d’artigianato da vendere ai turisti.

Il ricavato in parte rimane alle donne, in parte va all’associazione.
Nella struttura, che ora è sotto il controllo del Ministero dell’istruzione marocchino, è onnipresente la lettera zeta dell’alfabeto Amazigh, lettera che simboleggia la libertà.

La musica Gnaoua è un segno distintivo di questa zona. Nel bivacco, alla sera, si crea un’atmosfera unica in cui, attorno ad un falò, si canta e si balla a piedi nudi sui tappeti, trasportati dal ritmo dei tamburi. Ci lasciamo andare, ci godiamo la serata e l’atmosfera magica che ci porteremo nel cuore tutta la vita.

Il giorno seguente ci spostiamo verso la valle del Draa, lunga 1200 chilometri e bagnata dal fiume Draa la cui fonte sorge nelle montagne dell’Alto Atlante e sfocia nell’Atlantico.

Veniamo accolti in una kasbah (fortezza) risalente al XVII secolo tutt’ora intatta e senza restauri, nella città di Timidart. Questa kasbah è ora una struttura ricettiva e il ricavato, in parte, va alla società che, nel corso del tempo, ha creato il servizio di trasporto scolastico.

Siamo entusiasti ma un po’ stanchi.
La vista è mozzafiato, tutt’attorno un palmeto che si estende a perdita d’occhio e aggiunge una striscia di verde alla valle tutta rocciosa.

Il responsabile della kasbah ci spiega i principali metodi di irrigazione, racconta che le famiglie del luogo hanno un’ora precisa per andare a prendere l’acqua e che ci deve essere totale condivisione nel momento in cui di acqua ce n’è poca.

La notte trascorre serena nella kasbah in piccole celle di terra e paglia. Condividiamo pochi bagni con amici e professori, ci godiamo la serata sotto le stelle in terrazza. Cominciamo a pensare che il nostro viaggio sta per finire. Domani si riparte alla volta di Marrakech.

L’ultima visita è dedicata al centro Amnougar, vicino a Ouarzazate.
In questo centro per ragazzi disabili, posto in mezzo al verde, i ragazzi vengono formati professionalmente allo scopo di agevolarne l’integrazione sociale. Qui i ragazzi con disabilità si cimentano nel costruire mobili su commissione, creare gioielli o ricami che venderanno per ricavare fondi da destinare nuovamente all’associazione.

Nel campo vicino al complesso ci sono circa 3000 alberi tra cui olivi, mandorli e fuchi. Alcuni volontari formano i giovani come agricoltori e allevatori. La “scuola” il primo anno offre una formazione generale e dal secondo anno inizia a contattare le famiglie per capire quale sia la preferenza del ragazzo, in cosa è più portato, per poi specializzarlo e integrarlo nel mondo del lavoro.
Gli investimenti vengono fatti per il 70% dalla famiglia reale e il 30% dal centro, anche solo per quella percentuale il centro spende molti soldi per i ragazzi.

Il viaggio è ormai giunto a conclusione e in tutta la sua complessità ci rendiamo conto di esserci messi alla prova, di aver superato molti pregiudizi, appreso tanto di una cultura che ci incuriosiva e spaventava. Nel cuore porteremo sempre il ricordo della generosità marocchina e del calore dei nostri fantastici mediatori culturali. Ismail, sempre paziente e disponibile, costantemente con il sorriso sulle labbra e pronto a farci sorridere, nonché a risolvere ogni nostro problema. Vorremmo portarcelo a casa! Rafia, sempre attento al sociale, ha dato un senso profondo a questo viaggio “diverso”, mettendoci ogni volta in contatto con le comunità locali, non solo come interprete e traduttore, ma perché motivato a farci entrare nel cuore delle vicende delle singole realtà.

Un altro ringraziamento va ai nostri prof, che a partire da un nostro desiderio, ci hanno guidato nella costruzione del progetto e accompagnato nella realizzazione del sogno. Un grazie lo dobbiamo alla nostra dirigente scolastica, che ci ha permesso di avventurarci fin qui, fidandosi di noi. Alla segreteria scolastica che si è adoperata per l’organizzazione insieme al tour operator.

Ultimi, ma non per importanza, i ringraziamenti alla redazione di Mbnews, che per il secondo anno ci ha affiancati aiutandoci a pubblicare il diario che state leggendo.

É proprio ora di chiudere anche quest’ultima pagina. Torniamo con una consapevolezza: la fortuna che abbiamo di vivere nei vizi ci toglie a volte la possibilità di visitare posti incredibili e incontaminati e la capacità di adattarci a situazioni estranee alla normalità. L’avere tutto-sempre ci rende incompleti.

Maddalena Lecchi
Marta Siviero
Luca Cacciano
Simone Ciscato
Paolo Giambersio
STUDENTI 4D del VANONI

PUNTATE PRECEDENTI
GIORNO 1 E 2
GIORNO 3
GIORNO 4, 5 E 6

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Fonte Esterna
Questo contenuto non è un articolo prodotto dalla redazione di MBNews, ma è un testo proveniente da fonte esterna e pubblicato integralmente e/o parzialmente ma senza averne cambiato il senso del messaggio contenuto.


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