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DIARIO DI VIAGGIO. La 4D del Vanoni in Marocco – Giorno 4, 5 e 6

DIARIO DI VIAGGIO. La 4D del Vanoni in Marocco – Giorno 4, 5 e 6

11 Marzo 2019

Sono a metà del loro viaggio in Marocco. Noi li stiamo seguendo virtualmente pubblicando i loro racconti. Gli studenti di 4D dell’Istituto Vanoni di Vimercate, indirizzo Turismo ci stanno raccontando giorno per giorno il loro tour che hanno interamente programmato allo scopo di approfondire la materia dell’Itinerario turistico.

Bellissimo progetto!

GIORNO 4, 5 E 6 – AIT BENADDHOU, OUZARZATE, GOLE DEL TODRA 

Il viaggio da Marrakech a Ouzarzate è turbolento. La strada nazionale che collega le due città è in manutenzione e il percorso è ad ostacoli, tra buche, cantieri e curve. Per arrivare al passo Tichka, a 2200 metri d’altezza, impieghiamo 2 ore. Molti di noi accusano il colpo e sballottati dalle curve non si sentono bene.

Dal panorama del passo, da cui si gode una vista a 360 gradi sull’Alto Atlante, fino all’altopiano, occorrono altre due ore. Discesi sull’altopiano di Ouzarzate – a 1200 metri di altezza – il paesaggio muta decisamente preannunciando il deserto. Percorriamo steppe immense. Dopo più di quattro ore di viaggio intravediamo finalmente lo Ksar di Ait Benhaddou.

Per salire all’interno dell’antica fortificazione bisogna attraversare un fiume, non avendo a disposizione le risorse per realizzare un ponte, oggi bisogna saltare da un sacco all’altro fino a raggiungere l’altra sponda.

Ai piedi dello ksar ci siamo meravigliati: quella che pensavamo come una fortificazione aveva le dimensioni di una antica cittadina.
Una volta entrati dalle monumentali porte d’ingresso siamo rimasti affascinati dallo stile architettonico, dalle loro abitazioni ben diverse dalle nostre. Tutto lo ksar è costruito con pochi elementi naturali: fango, paglia, legno e pietra. I tetti in particolare ci hanno incuriosito: sono costruiti con rami di palma intrecciati e fango, solo più recentemente si è cominciato ad aggiungere anche un telo plastico per evitare il passaggio dell’acqua piovana. Ancora lo ksar è abitato da quattro nuclei familiari.

Che il tempo scorra più lento da queste parti lo si capisce anche da altre cose: per molti anni qui, per esempio, l’acqua è stata un miraggio: solamente nel 2008 il governo ha stanziato i fondi per portare l’acqua potabile nella zona. Prima di allora l’acqua veniva presa dall’unica sorgente, in cima a una montagna, a circa 3 km di distanza.
Lo ksar di Ait Benhaddou è oggi conosciuto soprattutto per essere stato lo scenario di molti film famosi quali: la serie Game of Thrones, film come Indiana Jones e Gesù di Nazaret o Il Gladiatore.
Le riprese hanno favorito l’aumento dell’economia locale, attirando turisti curiosi o cinefili.

Tra le botteghe  presenti nella fortezza abbiamo conosciuto Mustafa, un artigiano che utilizza per i suoi disegni solo pigmenti naturali, quali henné, the, zafferano e indaco.

La sera ci siamo fermati in un camping ecosostenibile a pochi chilometri dal centro di Ouzarzate, un angolo di paradiso immerso in un palmeto. Il camping è composto di casette berbere in fango e paglia e tetti in cannicciato, distribuiti in un bel giardino. Sopra i tetti sono i pavoni, col loro richiamo stridulo, a farla da padroni. La cena, a base di harira – nota zuppa locale – e spiedini di carne, è stata consumata sotto una tradizionale tenda berbera, in compagnia di simpatici gatti pronti a rubare qualsiasi cosa cadesse dai tavoli!

Il giorno seguente veniamo accolti dalla comunità di Kelaat Mgouna dove la cooperativa Hadida, gestita dalle donne amazigh e finanziata dal governo, si occupa della produzione di prodotti cosmetici ricavati dalle rose. Le rose damascane, importate in Marocco dai fenici, subiscono un processo di lavorazione attraverso il quale si ricava l’acqua di rose, il famoso distillato usato in cosmetica dalle donne di tutto il mondo.

Il loro laboratorio è in fase di ristrutturazione. I lavori sono stati imposti dallo Stato per rispondere agli standard igienico-sanitari richiesti per l’esportazione del prodotto all’estero. Camminiamo quindi fra macerie e calcinacci e le donne, sorridenti ed entusiaste per la nostra visita, più volte si scusano dell’impossibilità di mostrarci concretamente la loro attività.

Ci accompagnano calorose attraverso la Valle delle rose. Le seguiamo fino al fiume che irriga i campi ancora in attesa della fioritura.

La raccolta avverrà in tarda primavera/estate ma in compenso passeggiamo in un paesaggio mozzafiato. Altissime montagne fiancheggiano il fiume ancora in magra e raggiungiamo il villaggio attraverso mandorli e peschi in fiore.

Ad accoglierci, con la solita ospitalità locale, tante donne intente ai preparativi per il nostro arrivo. Hanno previsto un pranzo alla maniera berbera. 

Pranziamo seduti a terra a gambe incrociate, attorno a dei bassi tavolini esagonali su cui condivideremo lo stesso piatto. Beviamo il solito (ne siamo un po’ stufi a dire il vero ma decidiamo di onorare il loro spirito di accoglienza) e ad attenderci una sorpresa…

Le donne amazigh ci vestono con i loro costumi tradizionali e ci coinvolgono in danze locali sulla musica di tamburi che suonano per noi. E’ gran festa! Si balla e ci si diverte insieme. Ci sentiamo ancora una volta parte di questo mondo che ci era sconosciuto e viviamo esperienze che da soli o viaggiando in famiglia, pensiamo, non avremmo mai vissuto.

Passata una notte di sosta a Tinghir, sotto una pioggia fine ma intensa, ma riscaldati dalla musica dei suonatori gnaoua, il giorno successivo ci siamo diretti verso le gole del Todra. La cosa più sorprendente che abbiamo notato, in questo grande canyon, è il contrasto tra il verde della vegetazione e il rosso mattone delle montagne argillose, tipiche di questa zona. Le gole sembrano un profondo taglio nella roccia, percorso alla base da un piccolo fiume.
Arrivati alla parte più profonda del canyon, siamo saliti in alto ad un punto panoramico, dove abbiamo potuto fotografare in tutta la loro bellezza le gole.

Dopo questa breve visita, siamo partiti con i nostri pulmini, alla volta del Sahara. Il viaggio verso il Sahara è stato qualcosa di interminabile: pianura che si fa steppa e poi steppa che lentamente si fa sabbia, fino ad arrivare in prossimità di Merzouga, dove l’Erg Chebbi, la grande duna di sabbia finissima e chiara, indica le vere porte del Sahara che da qui si estende per migliaia di chilometri in tutta l’Africa settentrionale.

Arrivare al deserto è stata un’emozione straordinaria, ma le avventure nella sabbia ve le racconteremo nella prossima puntata. Seguiteci!

Antonella Bianco
Beatrice Colombo
Alessia Invernizzi
Valentina Passoni
Matilde Villa
STUDENTI 4D del VANONI

PUNTATE PRECEDENTI
GIORNO 1 E 2
GIORNO 3

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Fonte Esterna
Questo contenuto non è un articolo prodotto dalla redazione di MBNews, ma è un testo proveniente da fonte esterna e pubblicato integralmente e/o parzialmente ma senza averne cambiato il senso del messaggio contenuto.


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