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Monza, Orientamento degli studenti: il Liceo Porta sperimenta il metodo “Be Agile”

Monza, Orientamento degli studenti: il Liceo Porta sperimenta il metodo “Be Agile”

19 Febbraio 2019

Il sistema scolastico italiano sta faticosamente cercando di adeguarsi ai tempi. Tra inefficienze e burocrazia, la sfida principale è fornire agli studenti le competenze richieste dal mercato del lavoro e dalla società odierne. Un processo lungo e farraginoso. Che, però, gli istituti scolastici più lungimiranti hanno avviato negli ultimi anni.

Tra questi il Liceo Statale “Carlo Porta” di Monza. Dove gli studenti di tutte le otto classi quinte, che seguono i due indirizzi Linguistico e Scienze umane, sono protagonisti di un percorso sperimentale. Quello di “Be Agile”, una metodologia nata in ambito informatico e divenuta sinonimo di flessibilità e leggerezza. Qualità, però, che sono anche in grado di sviluppare negli alunni le competenze formative e, in particolare, quelle di tipo decisionale, sempre più necessarie per affrontare la scelta post-diploma e, più in generale, il proprio progetto di vita.

“L’idea è nata quasi per caso, in quanto uno dei counselor è genitore di una nostra alunna e quindi ci conosciamo da anni – spiega Sergio Gandini, il docente responsabile del servizio Orientamento in uscita presso il Liceo Carlo Porta – le lezioni sono strutturate in due incontri, sempre di mercoledì e di 2 ore ciascuno per ogni classe quinta. Il primo incontro al mattino dalle 11 alle 13, il secondo al pomeriggio dalle 13.15 alle 15.15”.

Il corso “Be Agile”, che è incominciato nei primi giorni di febbraio ed andrà avanti fino a metà aprile, ha un programma abbastanza complesso. Che spazia dall’analisi motivazionale a esercitazioni pratiche di autoconsapevolezza. E avrebbe sicuramente bisogno di più tempo rispetto alle 4 ore assegnate ad ogni quinta.

“Concentriamo nel poco tempo a disposizione concetti, strumenti e tecniche che normalmente nei nostri corsi, applicabili in diversi ambiti, da quello manageriale, aziendale e del business a quello formativo, sono gestiti in 3 o 4 giorni” spiega Andrea Confalonieri, Agile coach e System Integrator, Ceo di Trilogy, mente e braccio del progetto insieme a Chiara Motti, Counselor e mediatrice familiare.

Le lezioni sono molto interattive, si svolgono attraverso giochi di gruppo e fatti raccontati ai ragazzi. E hanno una scaletta adattabile all’interesse dei partecipanti. “In generale affrontiamo un macro-argomento, che è quello dell’orientamento legato alle persone, all’introspezione, al chiedersi chi sono, da dove vengo e come faccio ad affrontare certe scelte – chiarisce Confalonieri – poi c’è la parte degli strumenti, quelli su come funzionano, ad esempio, determinate dinamiche di gruppo”.

L’obiettivo di “Be Agile”, calato in un ambiente scolastico come il Liceo Carlo Porta, va al di là dell’acquisire capacità analitiche, retrospettive, empatiche e di lettura dei propri vissuti. “La mia attività mi porta anche a fare recruitment per le aziende – afferma il Ceo di Trilogy  – ho notato che spesso i ragazzi da selezionare per un’assunzione non hanno la più pallida idea di cosi significhi cercare un lavorare e svolgerlo. Da questa valutazione – continua – è nata la voglia di proporre alle scuole un progetto che permetta a studenti del quinto anno delle superiori di avere strumenti per compiere scelte consapevoli”.

Ecco perché l’idea è di estendere il corso “Be Agile” ad altri istituti scolastici. Nell’attesa, comunque, i primi riscontri con gli allievi dell’ultimo anno del Liceo Carlo Porta di Monza sembrano essere positivi. “All’inizio della lezioni facciamo sempre con i partecipanti un confronto sulle aspettative, che poi viene replicato alla fine per fare un bilancio – spiega Confalonieri – con la prima quinta coinvolta nell’iniziativa il corso è stato giudicato, da quasi tutti gli studenti, utile e interessante”.

Il percorso ha tutta l’aria di essere solo alla prima di tante tappe da affrontare. Sia per gli alunni, sia per una metodologia così innovativa per la scuola. Ma, in fondo, anche i 42, 195 chilometri di una maratona incominciano con un primo passo.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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