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Lissone: ciclostazione promossa, ma gli utenti chiedono un servizio gratuito permanente

Lissone: ciclostazione promossa, ma gli utenti chiedono un servizio gratuito permanente

11 Febbraio 2019

Sono passati poco più di due mesi dall’apertura della ciclostazione di Lissone. Realizzata a due passi dalla ferrovia, in via Guidoni, la struttura, dotata di 100 postazioni per biciclette di ogni tipo, è un punto di riferimento per i pendolari della zona. Dal 3 dicembre scorso è in atto un periodo sperimentale gratuito per tutti gli utenti che dispongono di una valida tessera sanitaria elettronica.

I vantaggi? Bici più sicure H24, 7 giorni su 7 e protette dagli agenti atmosferici in ogni stagione dell’anno.
Se è vero che siamo ancora lontani dalle previsioni dell’antropologo francese Marc Augè per cui “una città in cui prevale la bicicletta non è pura fantasia”, è altrettanto vero che politiche concrete volte ad incentivare gli spostamenti ‘su due ruote’ sono possibili, anche nel nostro territorio.

Bici sicure e protette ogni giorno

La struttura funziona – ci spiega uno degli operatori all’interno della ciclostazione – ed è frequentata. Viene aperta alle 5.30 del mattino, ma il boom degli arrivi è tra le 7 e le 8, l’orario di punta per chi fa il pendolare. Noi arriviamo la mattina e andiamo via massimo per le ore 19. Per quell’ora quasi tutti i veicoli sono stati ritirati, ne rimangono una decina al massimo. Per ora la struttura è sicura e pulita: non ci sono stati furti, né atti di vandalismo. Qualche cartaccia a terra la troviamo, ma niente di più. La sicurezza per gli utenti è garantita anche dalle telecamere di sicurezza collegate al Comando di polizia locale 24 ore al giorno”.

La scommessa del Comune, ad oggi, sembra essere vinta: le biciclette nella ciclostazione – in media una cinquantina nei giorni settimanali –  superano quelle posteggiate nel parcheggio non custodito o legate ai pali adiacenti alla stazione.

L’opinione degli utenti

Nonostante la fretta e il freddo pungente, diversi ciclisti si fermano per raccontarci il loro punto di vista. Tra questi c’è Francesco, 30 anni, di Lissone: “sono un abitudinario di questa struttura – racconta – mi trovo bene e la utilizzo spesso. Ho avuto dei problemi di accesso legati alla lettura del codice della tessera sanitaria e non sono l’unico, ho visto altre persone avere lo stesso problema. Però non sono mai rimasto fuori: ogni volta qui dentro c’è sempre qualcuno del personale che se ti vede in difficoltà ti apre”.

Quando gli chiediamo se è disposto a pagare per avere questo servizio sorride: “non lo so, onestamente spero rimanga gratuito. Forse potrei anche spendere qualcosa, ma dipenderà tutto dalla cifra di eventuali abbonamenti”.
Jacopo, invece, è la prima volta che parcheggia all’interno della ciclostazione: “Arrivo da Monza. Il servizio mi piace molto, ho voluto provarlo, ma sono curioso di sapere se rimarrà gratuito o a pagamento. Ho chiesto dentro ma nessuno si espone, mi rimandano al Comune perché è l’ente gestore”.

È più critico Fabio: “quello che mi spaventa è il costo – racconta – io preferisco mettere la mia due ruote fuori, nelle rastrelliere di fronte ai binari. In questi anni me ne hanno già rubate due, però questa bici è molto vecchia, decido di rischiare. L’idea di realizzare questa struttura però è giusta e sarebbe una svolta renderla gratuita in modo permanente. Quello che non mi piace sono i cartelli di rimozione forzata per le biciclette legate ai pali di fronte alla stazione, li trovo un po’ ‘antipatici’ e non necessari”.

La falla

Un problema c’è ed è la porta di uscita. “Abbiamo messo cartelli ovunque – ci raccontano coloro che stanno all’interno della struttura – spiegando che la porta non si chiude da sé. Quello che chiediamo è la collaborazione dei ciclisti: capiamo la fretta per correre a prendere il treno, ma qui c’è il rischio che tutto il sistema di sicurezza venga meno. Un esempio? Se qualcuno dopo le 19.00 dimentica di chiudere, l’intera struttura potrebbe rimanere aperta fino al giorno dopo. È giusto segnalarlo: un piccolo gesto di educazione, che non costa niente se non un po’ di attenzione, tutelerebbe l’intera struttura e i veicoli ancora presenti, anche in mancanza del personale”.

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Agnese Zappalà
Agnese Caterina Zappalà, classe 1993. Laureata in Musicologia e Beni Culturali tra Italia e Francia e diplomata all’ISPI di Milano in Affari Europei, adesso studio Storia Politica all’Università degli studi di Pavia. Mi piace scrivere, entrare a contatto con le persone e raccontare le storie che mi emozionano. Leggo tanto, soprattutto i grandi classici della letteratura. Una passione insana per il caffè, il cinema francese e lo shopping esagerato.


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