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Importiamo il modello Amsterdam, parte a Monza un progetto sulle bici

Importiamo il modello Amsterdam, parte a Monza un progetto sulle bici

26 Febbraio 2019

Se quasi sicuramente non è possibile, e forse nemmeno auspicabile, esportare la democrazia, si può, e forse si deve, guardare anche all’estero per importare stili di vita sani e sostenibili dal punto di vista ambientale. E’ la direzione in cui procede “Importiamo il modello Amsterdam”.

Il progetto, finalmente al via a due anni dalla vittoria nel Bilancio Partecipativo 2017 del Comune di Monza (qui l’articolo), ha l’obiettivo principale di convincere chi vive nel capoluogo della Brianza che, in una città piccola e pianeggiante, la bicicletta è un modo non inquinante e più veloce e salutare per gli spostamenti urbani.

“Importiamo il modello Amsterdam”, che ha ricevuto un finanziamento di 8mila euro, prevede la realizzazione di un bike murales in via Caduti del Lavoro, con la collaborazione dei ragazzi del Liceo Artistico “Nanni Valentini” di Monza e una campagna di sensibilizzazione a 360° sull’uso della due ruote. L’ispirazione, come si evince chiaramente dal suo nome, deriva da quanto avviene ad Amsterdam. Che, da alcuni anni, è considerata la capitale mondiale della bici.

Nella città olandese, infatti, ci sono ben 400 chilometri di piste ciclabili e il 60% di tutti gli sposamenti urbani sono effettuati con le due ruote. Ora Monza, che è ben lontana da Amsterdam su questo fronte e ha soltanto 28 chilometri di piste ciclabili, spesso malridotte e non ben connesse tra loro, prova a cambiare mentalità.

Perché  “Importiamo il modello Amsterdam”, che nella sua prima versione proponeva un  percorso ciclabile su corso Milano e nel 2016 era stato uno dei vincitori della prima edizione del Bilancio partecipativo (vedi qui), è pronto ad accendere i motori. Naturalmente solo in senso metaforico.

“Dopo le lungaggini burocratiche, dovute al cambio di amministrazione, speriamo non ci siano altri intoppi” si augura Loredana Priori (nella foto in alto con l’artista Yuri Romagnoli e Vincenzo Furetto, docente del Valentini), cittadina promotrice del progetto, che ha il supporto dell’Ufficio comunicazione del Comune. Il bike-murales di via Caduti del Lavoro, a due passi dalla stazione ferroviaria di Monza, sarà realizzato su un muro di 100 metri di proprietà di Centostazioni, società di Ferrovie dello Stato.

Il coordinamento è affidato a Yuri Romagnoli, noto artista e writer nel campo della street art. Fondamentale il contributo dei ragazzi del Liceo Nanni Valentini, guidati dai docenti Vincenzo Furetto e Sara Burinato all’interno della modalità didattica Alternanza Scuola Lavoro.

“E’ un modo accattivante per contagiare gli abitanti, non solo del mio quartiere, ma chiunque transiti da lì – spiega Priori – è una zona di forte passaggio e ho deciso proprio quel luogo per dar continuità al tema della bicicletta che proprio in quella zona ha già dei suoi totem: l’opera d’arte moderna delle biciclette appese alla parete di un palazzo, appena si esce dalla stazione guardando a sinistra, e il murales alle spalle dell’info point dove viene rappresentato un bambino che pedala sul circuito di Monza al Parco”.

L’altra gamba di “Importiamo il modello Amsterdam”, la campagna di sensibilizzazione all’uso della bicicletta, vedrà il contributo decisivo di Monzainbici, che è appartenente al gruppo nazionale Fiab (Federazione italiana amici bicicletta). “Monzainbici mi aiuterà attraverso brochure e locandine – spiega la promotrice del progetto – inoltre diffonderà il verbo “pedalare fa bene” anche e soprattutto per fare acquisti nei negozi, il cosiddetto Bike to Shop”.

Nella sua lunga e tortuosa strada “Importiamo il modello Amsterdam” aveva ispirato nel 2017 anche il flash mob per la ciclabile in corso Milano (clicca la news), proposta nell’ottica del prolungamento della M1 da Sesto Fs fino alla fermata Cinisello Monza.

Le premesse per gettare a Monza il seme della mobilità sostenibile, insomma, sembrano esserci tutte. Anche perché le caratteristiche altimetriche del capoluogo della Brianza la rendono già simile ad Amsterdam. Ora, la speranza è anche che la nostra città possa ripercorrere, almeno in parte, la storia della capitale dell’Olanda. Che, se si guarda al passato, non è stata sempre la capitale mondiale della bici.

Fino al 1970, infatti, era congestionata dalle automobili, con un alto numero di incidenti stradale e di morti. Solo allora, grazie a movimenti di disobbedienza civile come “Stop de Kindermoord” è partito un radicale cambiamento. E in poco più di 30 anni Amsterdam si è trasformata in una città proprietà dei ciclisti. Perché non potrebbe succedere tra qualche anno anche a Monza, attualmente vittima del traffico e terza tra i capoluoghi italiani nella classifica di “Mal’aria” (qui l’approfondimento), l’indagine annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico?

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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