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Monza, Collegio Villoresi: da settembre 2019 arriva il Liceo classico biomedico

Monza, Collegio Villoresi: da settembre 2019 arriva il Liceo classico biomedico

28 Gennaio 2019

Tutte le istituzioni devono affrontare costantemente un grande problema. Trovare il giusto equilibrio tra la tradizione, che consente loro di mantenere l’importanza del proprio ruolo, e lo stare al passo con i tempi. La scuola, una delle istituzioni più diffuse e con la storia più lunga, non sfugge naturalmente a questa sfida vitale. Ma, spesso, si mostra in difficoltà sulla strada dell’adeguarsi all’attualità. Anche perché appesantita da burocrazia e inefficienza. Non mancano, comunque, lodevoli eccezioni. O, almeno, chi prova ad approcciare le novità senza paura. E, anzi, anche con un certo entusiasmo.

E’ il caso del Collegio Villoresi San Giuseppe di Monza, nato nel 1862 per volere del sacerdote barnabita, Padre Luigi Maria Villoresi. Ed, oggi, in grado di offrire un percorso formativo completo, dal nido fino alla Scuola secondaria di II grado. Quest’ultima presenta già una serie di indirizzi (vedi qui). Ma, da settembre 2019, ne avrà uno in più.

L’istituto di via Monti e Tognetti a Monza, che tra i suoi alunni ha avuto anche un campione come Filippo Tortu, recordman italiano dei 100 metri (leggi l’articolo), infatti, propone, oltre al liceo classico tradizionale, il classico biomedico. In vista di un possibile accesso a Medicina e alle facoltà triennali, in ambito medico e biomedico, gli studenti avranno a che fare un’ora in più di scienze che diventeranno due dal terzo anno, sempre di laboratorio, per un totale di 30 ore settimanali. Prevista anche la collaborazione con gli Istituti clinici Zucchi per i laboratori e l’alternanza scuola/lavoro.

“La forma mentis fornita dal Liceo classico è importante, ma, salvaguardando la preparazione umanistica, vogliamo curare di più anche i contenuti scientifici” spiega, in quest’intervista ad MBNews, Angelo Castoldi (nella foto in basso), Preside Scuola Secondaria II grado Collegio Villoresi San Giuseppe, che in questo anno scolastico sta già sperimentando il liceo scientifico su 4 anni, unico esperimento in Brianza per questo indirizzo di studi.

Angelo Castoldi

La forma mentis che il Liceo classico è capace di dare dovrebbe essere già sufficiente ad affrontare anche le facoltà scientifiche. Perché, quindi, l’esigenza di un classico biomedico?

Certamente l’impostazione del liceo classico dà già la forma mentis, quindi la logica, per poter affrontare il test delle facoltà scientifiche, medicina in primis. Purtroppo però non sempre riesce a dare i contenuti “scientifici”, per il limitato numero di ore, che sono pure necessari per affrontare con maggior probabilità di successo i test di ammissione e le facoltà scientifiche.

Di qui l’esigenza di curare di più questo aspetto, senza nulla togliere alla specificità dell’indirizzo, che si traduce nelle ore canoniche di latino e greco e più in generale delle discipline umanistiche. La sintesi dell’indirizzo potrebbe essere riassunta nell’immagine di chi vede il suo futuro con un camice bianco senza rinunciare al latino e al greco.

Più nello specifico, oltre alle ore in più di scienze, come sarà strutturata l’attività didattica del classico biomedico?

Il percorso progettato prevede senza dubbio un potenziamento di scienze. Nel biennio si tratta di un’ora in più di laboratorio col taglio biomedico, quindi volta alla biologia e alla chimica. Nel triennio continuerà questo incremento di scienze, ma sarà l’attività pratica e sperimentale, svolta anche dentro strutture medico-sanitarie sotto forma di alternanza scuola-lavoro, a rendere ancor più stimolante il percorso. In tal senso sarà preziosa la collaborazione con la clinica Zucchi, ma vedremo di ampliare il numero dei partner presenti nella nostra zona per rendere più completa l’offerta formativa.

Ci saranno novità anche sulle altre materie?

 Altre peculiarità dell’indirizzo saranno la presenza del tutto centrale del latino e del greco, quest’ultimo con un’ora in più nel triennio rispetto al quadro ministeriale per renderlo paritetico col latino. Inoltre la cura dell’inglese di per sé potenziato (4 ore) con l’opzione Cambridge e quindi la possibilità di svolgere in inglese anche discipline non linguistiche, tra cui almeno parzialmente scienze. Infine nel biennio viene attivato un laboratorio di arti nel tentativo di colmare la grave lacuna presente nel classico “tradizionale” in cui arte si comincia a studiare nel triennio.

 Quante iscrizioni vi aspettate all’indirizzo classico-biomedico per ritenervi soddisfatti?

Non si possono fare previsione sui numeri. Per il momento, durante gli Open day alla Confalonieri, abbiamo avuto circa 25 accessi mirati a questo nuovo indirizzo. La speranza è che si comprenda il valore aggiunto di questa impostazione che pure conserva tutte le caratteristiche della classicità.

Come sta procedendo la sperimentazione del liceo scientifico in 4 anni,avviato quest’anno?

Il percorso di liceo scientifico quadriennale, autorizzato dal Ministero lo scorso anno, ha visto una notevole affluenza di domande rispetto alle quali sono state fatte delle selezioni, in quanto c’è il vincolo ministeriale per cui si può formare solo una classe. Così è avvenuto per la classe prima, avviata a settembre del 2018 e composta da 34 studenti divisi in due gruppi, che sta funzionando bene, secondo un’innovativa organizzazione dei contenuti ed una molto precisa programmazione delle attività.

È un progetto che allargherete l’anno prossimo?

Purtroppo per il prossimo anno non si potranno prevedere allargamenti in quanto permane il vincolo della formazione di una sola classe. In queste settimane si sono effettuati i test di ammissione e tuttora sono in corso i colloqui motivazionali per selezionare gli alunni.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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