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Lissone: oltre un quarto di secolo di tradizione con il falò di sant'Antonio

Lissone: oltre un quarto di secolo di tradizione con il falò di sant’Antonio

20 Gennaio 2019

Serata intensa all’insegna delle tradizioni. È successo a Lissone, in piazza del mercato. Il consueto Falò di Sant’Antonio dedicato al Santo abate, patrono dei contadini e degli allevatori e protettore degli animali domestici, è tornato a scaldare grandi e piccini all’insegna della convivialità.

È successo, sabato 19 gennaio, a Lissone. A partire dalle 20.45, fino alle 23 circa, piazza del Mercato si è letteralmente accesa. Il consueto falò, che si rinnova ormai da oltre 25 anni, ha fatto da sfondo. Panettone, castagne e vin brulé hanno invece consegnato una particolare vivacità alla kermesse. Presenti sul posto il corpo degli Alpini, la protezione civile, la polizia locale, i carabinieri in congedo, la pro loco di Lissone e la banda di Santa Cecilia. In prima fila anche il primo cittadino Concettina Monguzzi. “La storia – spiega il capo gruppo degli Alpini Grottoli Paolo – inizia circa 25 anni fa. L’organizzazione dell’evento, che era in mano a dei privati, stava andando a perdersi. A questo punto abbiamo ripreso in mano la situazione perché per noi è fondamentale tramandare le tradizioni. Abbiamo poi rilanciato l’evento portandolo da piazza Libertà a piazza del Mercato, location che più di addice all’evento soprattutto perché offre una migliore logistica”.

E di tradizioni si tratta. Tradizioni che vanno salvaguardate. Per non perderle, tramandandole ai più giovani. Il fuoco, infatti, avrebbe un valore propiziatorio e apotropaico. Bruciare l’inverno in attesa di una buona primavera. Era questo a cui i contadini credevano. Ed è questo in cui è ancora bello credere.

Ed è proprio per questo, che i rappresentante di ogni associazione presente, assieme al rappresentante della città, il sindaco Concettina Monguzzi, hanno preso per mano un bambino, accompagnandolo verso il cumulo di legna. Occhi sgranati per l’emozione, i diversi bambini hanno acceso il rogo. “Questo – spiega il capogruppo degli Alpini – è un modo concreto per cercare di coinvolgere i più piccoli nei confronti di tradizioni che non vogliamo vadano perse”. Coinvolgere le nuove generazioni perché le vecchie tradizioni non vadano spegnendosi. E a capirlo, sotto il tepore delle fiamme, è stato anche qualche innamorato, che a proposito di tradizioni e buoni auspici, ha ben pensato di darsi un bacio, chissà, nella speranza di una buona primavera.

 

 

 

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Massimo Chisari
Milanese di nascita, brianzolo d'adozione. Guardo il mondo attraverso la mia macchina fotografica. Osservo. Cerco. E tramite le parole, racconto. Amo il giornalismo, quello sincero perché scrivere significa smettere di respirare per raccontare con il cuore. Ho due grandi passioni. L'arte e la letteratura, quella russa soprattutto. Ma ho un unico grande amore, anzi due. I miei due cani, Hubert e Brunhilde.


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