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Decreto sicurezza: "Una follia che va applicata". E in Brianza i sindaci si dividono

Decreto sicurezza: “Una follia che va applicata”. E in Brianza i sindaci si dividono

4 Gennaio 2019

Serve chiarezza. E serve un confronto. Questa la richiesta comune di alcuni sindaci della Brianza, come Rosalba Colombo (Pd) di Arcore, Concetta Monguzzi (Pd) di Lissone, Roberto Corti di Desio (Pd), e anche Riccardo Borgonovo di Concorezzo (FI) sul Decreto sicurezza.

Il dibattito è nato principalmente intorno all’articolo 13, che vieta di concedere la residenza ai richiedenti asilo in possesso di un regolare permesso di soggiorno. Di fatto i migranti sono così esclusi da tutta una serie di prestazioni sociali. Poi, tra le varie nuove indicazioni, con il decreto sono aboliti gli sprar, i piccoli centri che ospitano i migranti, sotto l’egida dei Comuni, che non potranno più accogliere i richiedenti asilo ma soltanto minori non accompagnati e chi ha già ricevuto la protezione internazionale; sono raddoppiati i tempi da un massimo di 90 giorni a 180 giorni per la permanenza nei centri per il rimpatrio; e ora la protezione umanitaria viene concessa in presenza di ben definite circostanze.

“Se si espellono i migranti dai canali di inserimento ufficiali significa creare un problema di sicurezza – sbotta Roberto Corti da Desio – Questo decreto creerà il caos. Basta propaganda, chiediamo un confronto per mettere sotto gli occhi del ministro i reali problemi del territorio, perchè i sindaci, a differenza di quello che lui pensa, ci tengono alla tenuta sociale”. Rincara la dose Rosalba Colombo che afferma: “Questo decreto è una follia: crea grossi problemi a noi sindaci, perchè ci ritroveremo sul territorio tante persone che fino a ieri erano ‘registrate e tutelate’, e domani saranno senza controllo. Il rischio più grosso è che vengano assoldate persino dalla malavita, essendo disperati. Per  quanto riguarda l’applicazione, non posso che eseguirla perchè è mio dovere rispettare le regole, ma spero che questa legge venga migliorata.”

“L’immigrazione ha portato alla luce anche percorsi virtuosi” – mette l’accento Concetta Monguzzi sindaco di Lissone, che aggiunge – Quello che più spiace di questo decreto che va a smantellare anche quei percorsi d’integrazione fatti finora a cui hanno partecipato comuni cittadini, imprese e chiunque avesse voglia di contribuire. Sono molto preoccupata. Spero che la Corte Costituzionale si esprima in merito a questo decreto che ci metterà in difficoltà”

Sulle difficoltà di gestione è dello stesso parere anche Riccardo Borgonovo che afferma:”Questo decreto è da migliorare: serve una maggiore chiarezza sulla sua applicazione. In particolare è necessario saper come comportarsi nei cosiddetti casi particolari, come le famiglie con minori oppure con quegli immigrati che sono qui da noi da diversi mesi e stanno già seguendo un percorso di inserimento.”

Questi sindaci chiedono tutti un confronto con il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Pronti ad applicare il Decreto sicurezza, ma evidenziano quei punti deboli che potrebbero creare dei problemi. Una delle preoccupazioni è che anche se sono stati aumentati i fondi per i rimpatri, non è facile metterli in atto. Ad ogni modo nessuno di loro ha intenzione di disubbidire  così come invece dichiarano di voler fare il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, o quello di Napoli, Luigi De Magistris, o quello di Firenze, Dario Nardella. Su posizioni contrarie a questa legge anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. 
Da parte di fonti ministeriali è trapelata la volontà di dare seguito alla richiesta di un tavolo di confronto, anche se il ministro ha già dato una risposta chiara, dicendo che questa è la direzione che vuole tenere.

Con Salvini al cento per cento è invece il sindaco di Monza, Dario Allevi
, che attraverso una nota stampa scrive al Presidente di Anci: “Il Decreto Sicurezza è uno strumento utile e necessario per le nostre città”. E aggiunge: “Trovo inammissibile che alcuni Sindaci si permettano di invitare i colleghi a disattendere una Legge dello Stato che, in quanto tale, si applica e basta. Molti di questi primi cittadini guarda caso sono del Pd, di quel partito cioè al quale negli ultimi anni di democratico è rimasto solo il nome. Sono ormai stucchevoli quando iniziano ad abbaiare alla luna ogni volta che qualcuno non la pensa come loro”.

Di parere contrastante a quello del sindaco di Monza quello del sindaco di Mezzago, Giorgio Monti che afferma: “Condivido convintamente l’iniziativa di molti colleghi sindaci di non applicare il decreto sicurezza, ma non si tratta di disobbedienza civile, ma di obbedienza costituzionale. Negare l’iscrizione anagrafica significa negare il diritto all’assistenza sanitaria, negare il diritto all’iscrizione a scuola, negare il diritto all’iscrizione ai centri per l’impiego, negare il diritto alla difesa legale.”

Nel dibattito è intervento anche il senatore Roberto Rampi che ha detto: “Gettare nella clandestinità gli immigrati non è sicurezza“. Poco dopo è arrivata la replica del senatore della Lega Pellegrini che ha affermato: “I sindaci del Pd se non sanno amministrare, facciano altro.”

 

Per maggiori informazioni sul decreto sicurezza vi rimandiamo alle risposte e ai chiarimenti riportati direttamente sul sito del Ministero dell’Interno.

 

 

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Matteo Riccardo Speziali
Chi sono? Matteo Riccardo Speziali, una vita nel cercare di scoprirlo (chi sono) e nel frattempo il raccontare fatti, il ricercare notizie mi tengono molto occupato. Scrivo da sempre e nel 2008 sono tra i soci fondatori di MB News che dirigo. Quando non scrivo (e non dirigo),mi piace leggere, soprattutto gialli, mi piace cucinare (e mangiare) e mi piace correre. Se avete qualche bella storia da raccontarmi o se volete denunciare un fatto chiamatemi 039361411


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