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Da Pechino a Parigi a bordo di una Fiat d'epoca, ma il cuore è tutto a Monza

Da Pechino a Parigi a bordo di una Fiat d’epoca, ma il cuore è tutto a Monza

28 Gennaio 2019

“Crepare di maggio ci vuole tanto, troppo coraggio”. E’ un verso della canzone “La guerra di Piero” di De Andrè. Accadrà, invece, il prossimo 2 giugno ma, si spera senza dover arrivare a conclusioni estreme, di molto coraggio ne avranno bisogno anche Enrico Paggi e Federica Mascetti, due pensionati di Varese, ex marito e moglie. Che, da appassionati di auto storiche, quel giorno di inizio giugno saranno sotto la Grande Muraglia cinese per la partenza, a bordo della loro Fiat 124 spider BS1 del 1971, della Pechino-Parigi.

Una gara non competitiva di circa 13.500 km, che si tiene ogni tre anni e nel 2019 porterà, con auto storiche prodotte tra il 1907 e il 1975, 120 equipaggi provenienti da tutto il mondo dal cuore dell’Asia alla Place Vendôme della capitale francese. Dove l’arrivo è previsto il 7 luglio. “E’ una sfida per noi stessi, ma soprattutto per la nostra Pepa, come chiamiamo la Fiat 124 spider BS1 rossa del 1971 con cui viaggeremo per 10 ore al giorno, con “tappe cronometrate”, da 350 km/giorno su strade sterrate e difficili, fino a 600 km/giorno su vie percorribili” spiegano Enrico e Federica, che nella vita hanno lavorato nel campo commerciale e finanziario.

“E’ un anno che stiamo preparando la nostra auto per la competizione – continuano – tra le altre cose l’abbiamo sollevata di 7/8 centimetri, rinforzata nella scocca e negli attacchi di ammortizzatori e motore. Inoltre è stato montato il roll bar e rifatto l’impianto elettrico”. Enrico e Federica, rispettivamente pilota e navigatore alla Pechino-Parigi, amano da sempre viaggiare e collezionano anche mezzi della Seconda Guerra mondiale.

Ma è la prima volta che si cimentano in una prova automobilistica così impegnativa. E hanno pensato di farlo unendo la loro passione per le auto d’epoca alla voglia di fare del bene. Così, con la loro partecipazione alla gara, sosteranno, il Comitato Maria Letizia Verga di Monza, che da 40 anni è impegnato nella ricerca, cura e assistenza dei bambini colpiti da leucemia e linfoma. Il progetto di raccolta fondi avverrà tramite la piattaforma web “La rete del dono” e partirà ufficialmente nella seconda metà di maggio.

“Il regolamento della Pechino-Parigi non consente di avere sponsorizzazioni industriali e aziendali – spiegano Enrico e Federica – abbiamo allora scelto il Comitato Maria Letizia Verga perché conosciamo da anni il presidente Giovanni e crediamo nelle iniziative che sta portando avanti. L’obiettivo benefico – continuano – è raccogliere 14mila euro, uno per ogni chilometro della gara, da destinare all’acquisto di un macchinario per la mappatura genetica”.

L’intrepida coppia di Varese ha presentato la loro idea di sport e solidarietà il 26 gennaio proprio presso la sede del Centro Maria Letizia Verga, dietro l’ospedale San Gerardo di Monza. Non mancavano, naturalmente, il numeroso staff di ricercatori e medici, il sindaco del capoluogo della Brianza, Dario Allevi e la Fiat 124 spider BS1 rossa del 1971. Nei prossimi mesi ci saranno altre occasioni pubbliche di sensibilizzazione dell’iniziativa. E al ritorno del viaggio, Enrico e Federica hanno in mente di scrivere un libro fotografico sulla loro avventura alla Pechino-Parigi, il cui ricavato andrà sempre al Comitato intitolato ad una bimba di 4 anni morta nel 1979 per colpa della leucemia.

L’intento benefico più che lodevole non attenua, comunque, le difficoltà della competizione da affrontare tra Asia ed Europa. Per rendersene conto è sufficiente osservare il video ufficiale dell’ultima edizione (vedi in alto), quella del 2016, che è stata la sesta dell’epoca moderna. La gara storica, invece, si è svolta nel 1907, quando arrivarono al traguardo solo 4 equipaggi. Vinse, allora, il principe Scipione Borghese, con un vantaggio di 20 giorni sugli altri, insieme al suo navigatore, il giornalista del Corriere della Sera Luigi Barzini.

Enrico e Federica, con la propria auto, saranno uno dei 3 equipaggi italiani iscritti. E dovranno attraversare Mongolia, Siberia, Kazakistan, Russia, Finlandia, Repubbliche Baltiche, Germania, Polonia, Belgio e Francia prima di arrivare a destinazione. “Tra le situazioni più difficili ci saranno i sette giorni da passare in tenda nel Deserto del Gobi e l’assenza di benzina in Mongolia, dove una squadra ci precederà con le botti per il carburante – spiegano – inoltre a bordo avremo una serie di pezzi di ricambio perché, da regolamento, dovremo intervenire da soli in caso di guasti meccanici”.

Insomma già arrivare al traguardo a Parigi può essere considerato un successo. Il massimo sarebbe aggiungere il premio più importante e, forse, più difficile. Contribuire a dare un futuro a bambini gravemente ammalati. Che un giorno, diventati adulti, potranno magari provare sulla propria pelle, come Enrico e Federica, l’emozione di una gara così lunga e avventurosa.

 

 

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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