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Archeologia preventiva: ecco l'accordo tra Brianzacque e Soprintendenza

Archeologia preventiva: ecco l’accordo tra Brianzacque e Soprintendenza

16 Gennaio 2019

È stata firmata lunedì la carta del pontenziale archeologico tra BrianzAcque, gestore pubblico del servizio idrico a Monza e Brianza, e la Soprintendenza Archeologica Belle Arti. Uno strumento che ha l’obiettivo di individuare le zone, dove con più probabilità c’è la presenza di reperti antichi.

Da un lato la necessità di tutelare un patrimonio culturale ricco, testimone della successione di più civiltà, dall’altra parte quella di svolgere dei lavori senza intoppi.

Mai è stato realizzato uno strumento di questo tipo su un’area così vasta. Tutta la provincia di Monza e Brianza misura ben 405.4 chilometri quadri, in 55 comuni. Il dispositivo sarà operativo anche per le province di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese.

Il Soprintendente Grazia Maria Facchinetti, mette in luce tutto il lavoro che è stato portato a termine da parte di Soprintendenza nell’arco di questi anni. L’analisi prenderà in considerazione, diversi fattori, i dati raccolti saranno incrociati per valutare il grado di potenziale archeologico delle diverse aree del territorio provinciale. La creazione della “mappa” preventiva con tutti i territori a rischio archeologico, determinerà il livello (basso, medio o alto), entro il quale è necessario operare. Nelle zone considerate più a rischio, sarà presente un archeologo durante gli scavi, per adempire all’obiettivo di BrianzAcque: prevenzione archeologica.

“Siamo orgogliosi di dar corso alla realizzazione di questo documento che ci vede lavorare in partnership con una realtà prestigiosa come la Soprintendenza. La carta è uno studio ad ampio spettro per una pianificazione degli interventi, molti dei quali destinati a migliorare il servizio e a contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, che ci consentirà di ridurre costi e tempi, evitando interferenze di carattere archeologico – ha spiegato il presidente di BrianzAcque Enrico Boerci – Noi, società pubblica al 100%, abbiamo una concezione dell’ambiente a tutto tondo che, alla natura, assomma il paesaggio con tutti i suoi beni. Portiamo l’acqua a quasi 900 mila utenze, ma la proteggiamo anche. E così, come salvaguardiamo la risorsa idrica, preziosa e limitata, parimenti ci impegniamo a tutelare l’eredità archeologica del territorio dal quale la attingiamo per rispettarlo e per valorizzarlo anche nel suo aspetto storico e culturale”.

“La Provincia di Monza e Brianza è, nel nostro Paese, la seconda come densità di popolazione e ha visto e vede ancora complessi progetti di trasformazione infrastrutturale del territorio, che interessa naturalmente le reti di servizi, tra cui quelle idriche. –  ha introdotto il Soprintendente Luca Rinaldi, che ha aggiunto – La Brianza è anche terra con un patrimonio culturale ricco, testimone della successione di più civiltà, le cui tracce e reperti sono indagate grazie soprattutto alla ricerca archeologica. La normativa per i lavori pubblici impone il controllo preventivo della presenza di depositi di interesse archeologico al fine di valutare soluzioni progettuali che non li intacchino o di anticipare la fase di indagini archeologica rispetto all’avvio dei cantieri edili. Il rinvenimento imprevisto di depositi archeologici impone, infatti, rallentamenti per la necessità di indagare e documentare le tracce del passato nonché valutazioni estemporanee sulla compatibilità dei progetti già avviati rispetto alle esigenze di tutela. ”

Gli fa quindi eco il presidente della provincia, Roberto Invernizzi: “La presenza della Provincia vuole sottolineare proprio il grande valore di un progetto che mi auguro possa diventare una case history da presentare anche nelle altre province. Serve essere consapevoli che il suolo è una risorsa che va conosciuta e tutelata. La carta del potenziale archeologico sarà uno strumento in più di conoscenza che offre un metodo previsionale concreto di conoscenza a servizio dei Comuni con informazioni utili per chi deve fare programmazione”.

Con la firma della Carta del potenziale archeologico, si andrà a creare un precedente che potrà essere preso a modello e replicato da altre società pubbliche e/o private che effettuano scavi nel sottosuolo (attività edilizia, di telefonia mobile, forniture di gas, di elettricità ecc.), è interesse comune avere uno strumento capace di prevenire i danneggiamenti alle opere archeologiche.

Lo strumento andrà ad aggiungersi alla Carta Archeologica informatizzata della Provincia di Monza e Brianza, sviluppata dalla Soprintendenza tra il 2010 e il 2014 attraverso lo spoglio della documentazione d’archivio e della bibliografia archeologica disponibile, “atto primo” di studi e ricerche sulle caratteristiche del popolamento antico dell’area brianzola. Non mancheranno i rilievi aerei con drone, tecnologia ormai consolidata nella prassi gestionale della monoutility dell’acqua brianzola.

Massimiliano Ferrazzini, direttore settore pianificazione e progettazione territoriale di BrianzAcque conclude e sottolinea: “La carta del potenziale archeologico, assolve agli obblighi in materia di valutazione preventiva dell’interesse archeologico prevista dal Codice contratti, per tutta la Provincia, sollevando quindi non solo BrianzAcque ma qualsiasi utility o privato dal doverla affrontare, fornendo così uno strumento di semplificazione e di indirizzo per i nostri comuni soci, per l’ente Provincia e qualsiasi stakeholder coinvolto. Un’occasione in cui la sinergia tra enti porta beneficio a tutto il sistema territoriale”.

Nei prossimi mesi, i due enti elaboreranno la documentazione tecnica e amministrativa necessaria per dare via alle procedure di affidamento del servizio, che sarà svolto sotto la direzione scientifica di Soprintendenza e la direzione operativa di BrianzAcque. Si prevede che la messa a punto della carta richiederà una tempistica di circa due anni.

Articolo di Daniele Bellini

 

 

 

 

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