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La Rai all'ex area Snia. L'appello del territorio: tornare ad essere una risorsa

La Rai all’ex area Snia. L’appello del territorio: tornare ad essere una risorsa

19 Dicembre 2018

La Snia Viscosa torna a far parlare di sé. Ancora una volta. Tristemente. È l’area deindustrializzata più grande della Lombardia e rappresenta circa il 10% del territorio comunale di Varedo. Una volta dava da lavorare a migliaia di persone, rendendo la cittadina brianzola un grande polo attrattivo. Oggi è caratterizzata da spaccio e degrado.

“Dobbiamo essere in tanti per fare sentire la nostra voce e chiedere assieme una soluzione”. Sono questi gli intenti e, a tal proposito, a Varedo è arrivata la Rai. Un invito che nasce su iniziativa di Stefano Zini e Mario Brambilla. Un modo, si spera concreto, per sensibilizzare  l’opinione pubblica e giungere ai piani alti.

Il consigliere PD Gigi Ponti

L’INCONTRO

Sono le 7.30. Davanti l’ingresso principale della Snia, in via Umberto I, c’è la Rai. Un nutrito numero di persone costituisce la platea. In prima fila, assieme alle forze dell’ordine, c’è il primo cittadino Filippo Vergani. Ci sono anche i rappresentanti dell’opposizione Stefano Zini (PD) e Stefano Guagnetti (M5S). Focus dell’intervento, sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema che in città bolle in pentola ormai da troppo tempo.

“C’è bisogno che qualcuno intervenga. Subito”, asserisce con tono perentorio l’amministratore di “Sei di Varedo se” Massimiliano Medaglia. E dello stesso avviso è il consigliere regionale Gigi Ponti (PD). “Vogliamo creare un percorso nuovo per questa area che oggi è un problema, ma che deve tornare ad essere una risorsa per il territorio”.

Le parole, da sole, non bastano e i politici, che bene le sanno usare, le parole, lo sanno bene. “Come membri del gruppo democratico – chiarisce Ponti – abbiamo presentato in Regione un ordine del giorno e un emendamento per finanziare uno studio, assieme alle università lombarde, capace di rilanciare l’area“.

Si tratta, in parole semplici, di un progetto “pilota” capace di integrare marketing territoriale e rigenerazione urbana. Un piano, questo, approvato giusto giusto ieri sera dal consiglio regionale della Lombardia e di cui non rimane che aspettare gli esiti.

Va però sottolineato che l’intera area, chiusa dal 2003, è costituita da diverse società private, tutte fallite. Il Comune ha quindi le mani legate. “La Snia è zona privata – sottolinea Vergani – e l’area privata, da parte delle amministrazioni, è purtroppo inattaccabile“. Un dato di fatto e l”amministrazione comunale, da sola, non può fare più di tanto. Nessuno gli punta il dito contro, perché lo sa bene anche l’opposizione che al contrario cerca di dimostrarsi collaborativa. “Abbiamo sempre cercato di creare un comune tavolo di lavoro – testimoniano Guagnetti e Zini – ma Vergani non si è mai dimostrato molto disponibile ad accogliere le nostre idee. Ed è un peccato – chiosa Guagnetti – perché spesso abbiamo lavorato su binari paralleli e se lo avessimo fatto assieme, avremmo sicuramente evitato uno spreco di energie e magari reso più concreti gli interventi”.

LA RICHIESTA

Dallo spaccio al degrado, giungendo fino all’inquinamento ambientale. “I problemi della Snia – chiosa Zini – sono davvero tanti e conosciuti da tutti i cittadini”. Il capo gruppo del PD torna quindi a schiacciare il piede sull’acceleratore sottolineando quanto sia importante creare un tavolo di lavoro. Non in Comune. Orami non più. Non serve. “Proponiamo – spiega Zini – la creazione di un dialogo in Regione affinché possa fare da regista sviluppando una sinergia tra pubblico e privato.” La volontà di risolvere la situazione c’è. Da tutte le parti. Le idee sul come farlo, divergono leggermente. E nel frattempo il problema continua a bollire in una pentola orami logora.

LA SITUAZIONE

Da una parte, infatti, la giunta Vergani aspetta. Attende che la Predium, la società spagnola che si è aggiudicata all’asta, ormai un anno fa, di una porzione di territorio, completi l’acquisizione per poi cominciare i lavori. Il tempo però passa e la Predium continua a chiedere proroghe. Dall’altra parte Zini non vorrebbe aspettare né tanto meno lo vorrebbe fare Guagnetti. Entrambi, infatti, hanno proposto degli studi al fine di rendere “attrattiva” la zona per un potenziale compratore.

Il consigliere del PD parla anche di coinvolgere il Politecnico di Milano. Del resto, l’unico modo per far sì che qualcosa cambi, è che intervenga un privato. “Se vogliamo risolvere il problema – puntualizza Zini – l’unico modo è quello di recuperare l’intera area e per far sì che ciò avvenga bisogna renderla appetibile. Un privato è difficile possa investire in una zona senza futuro”.

Le facce della medaglia, tanto per riassumere, sono quindi due. Dalla parte di Vergani bisogna aspettare che il privato compri per poi studiare uno sviluppo. Dalla parte di Zini, invece, bisogna prima studiare un progetto da proporre affinché il privato possa comprare. Ma la situazione è complessa. Lunga e di difficile attuazione.

“Secondo me – testimonia Medaglia – è giunto il momento che intervenga lo Stato. È giusto che non si dimentichino di noi soprattutto per non vedere più questo degrado che ci sta mangiando“. Il primo cittadino Vergani, d’altro canto, sostiene il costante impegno che impiega sulla faccenda. È da più di un anno – asserisce – che cerchiamo di intervenire su tutti i fronti. Abbiamo scritto alla prefettura, al ministro della Sicurezza e a quello dell’Ambiente poiché la zona è davvero arrivata ad un punto di non ritorno e solo tramite il sostegno del Governo, forse, riusciremo a fare qualcosa“.

Dello stesso avviso è Guagnetti che sostiene “la necessità che tutte le forze politiche collaborino tra di loro poiché l’area Snia impiegherà un impegno almeno decennale”. Pone però un puntino sulla “i”. Non di poco conto. “L’idea di avere un polo tecnologico o un tessuto industriale è sicuramente interessante, ma bisogna considerare anche la ricaduta che questa cosa potrebbe avere sul territorio”. Varedo, infatti, ha un altro grande problema. Il passaggio a livello, che spacca in due il centro cittadino creando un traffico da record. “Assieme al progetto di recupero dell’area Snia – asserisce Guagnetti – va anche studiato un progetto di potenziamento del trasporto pubblico e di viabilità perché altrimenti interi quartieri rischierebbero di soffocare in mezzo al traffico“.

Gli attori da coinvolgere, a questo punto, sarebbero tre. Unione Europea, per i fondi. Stato e Regione per interventi rapidi e concreti. Ma sentiamo le dirette testimonianze.

 

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Massimo Chisari
Milanese di nascita, brianzolo d'adozione. Guardo il mondo attraverso la mia macchina fotografica. Osservo. Cerco. E tramite le parole, racconto. Amo il giornalismo, quello sincero perché scrivere significa smettere di respirare per raccontare con il cuore. Ho due grandi passioni. L'arte e la letteratura, quella russa soprattutto. Ma ho un unico grande amore, anzi due. I miei due cani, Hubert e Brunhilde.


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