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Procura di Monza: le maxi inchieste 2018 e i processi 2019 - MBNews
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Procura di Monza: le maxi inchieste 2018 e i processi 2019

Inchieste maxi nel 2018, edilizia, sanità e tangenti nel mirino della Procura di Monza. Un anno che ha fatto finire tra le pagine della cronaca anche nomi illustri e insospettabili.

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Sanità ed edilizia, con interessi pubblici, sono stati al centro delle tre maxi inchieste che nel 2018 hanno occupato le prime pagine dei giornali, con matrice brianzola e che nel 2019 vedranno avviarsi a processo.

Caso protesi – Il primo caso è quello dell’inchiesta su presunte tangenti connesse all’utilizzo di protesi nella sanità lombarda, per cui sono stati rinviati a giudizio i primi di dicembre i chirurghi ortopedici Fabio Bestetti, Marco Valadè e Claudio Manzini, accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, nell’ambito dell’utilizzo di protesi “Ceraver” in strutture sanitarie della Lombardia.  Stesse accuse mosse al responsabile e al venditore dell’azienda francese di protesi, Denis Panico e Marco Camnasio, i quali secondo le indagini della  Guardia di Finanza di Milano e coordinate dal Procuratore Aggiunto di Monza Manuela Massenz, con il placet dei tre dirigenti francesi  Remì Charles Joseph Shimel, Philippe Cuisset e Daniel Balanqueaert, a loro volta indagati, avrebbero reclutato medici disposti scegliere le loro protesi, offrendo come corrispettivo denaro e altre utilità. Rispetto alle accuse originarie, risulta alleggerita la posizione di Claudio Manzini, accusato di “corruzione per l’esercizio della funzione”. Ai medici di base coinvolti nell’indagine, sono confermate le accuse di aver percepito un compenso fisso mensile e di una percentuale sulle visite effettuate, a fronte del reclutamento di pazienti da indirizzare ai chirurghi ortopedici. A gennaio sarà fissata l’udienza preliminare.

Seregnopoli – Ha invece scosso dalle fondamenta il con une di Seregno, portandolo al commissariamento, l’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex sindaco di Seregno Edoardo Mazza, rinviato a giudizio con altre undici persone, tra cui l’ex assessore di Regione Lombardia Massimo Ponzoni, l’ex vicesindaco Giacinto Mariani e il costruttore Antonino Lugarà, con accuse a vario titolo per corruzione, usura, abuso d’ufficio e ricettazione. L’inchiesta che li ha portati a processo, coordinata dal Pm Salvatore Bellomo, aveva appunto provocato il commissariamento del comune brianzolo, a seguito degli arresti scattati a fine settembre 2017 per un presunto giro di tangenti per operazioni urbanistiche legate a voto di scambio. Il processo prenderà il via l’8 aprile prossimo. A febbraio per coloro che hanno  invece optato per il rito abbreviato, un ex assessore e l’ex segretario comunale.

Domus Aurea – Finì su tutti i telegiornali della Lombardia la notizia dell’arresto di Giuseppe Malaspina, imprenditore brianzolo arrestato lo scorso maggio insieme ad altre 20 persone accusate a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari di corruzione, bancarotta fraudolenta, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, è stato rinviato a giudizio. Anche lui andrà a processo, per  decisione del Gip di Monza Patrizia Gallucci, insieme ad altri 14 dei 39 indagati nell’inchiesta della Guardia di Finanza “Domus Aurea” che, coordinata dal Pm Salvatore Bellomo, lo ha accusato di aver emesso fatture per operazioni inesistenti per 95 milioni di euro, con distrazioni patrimoniali per 234 milioni. Ad aiutarlo, secondo le accuse, anche due avvocati e l’ex magistrato fallimentare Gerardo Perillo, che ha chiesto ottenuto il giudizio immediato. Altri venti indagati hanno optato per il rito abbreviato (tra loro alcuni avevano richiesto il patteggiamento rigettato per il mancato risarcimento del danno), mentre due posizioni sono state stralciate per vizio procedurale. Nel 2019 li seguiremo in Tribunale.