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Monza, protesta di Cgil, Cisl, Spi, Fnp e Uilp: pensionati contro la manovra

Monza, protesta di Cgil, Cisl, Spi, Fnp e Uilp: pensionati contro la manovra

28 Dicembre 2018

Il Def, la manovra finanziaria, non piace e continua a non piacere. Non è stato digerito da imprenditori e artigiani. Proprio non riescono a mandarlo giù nemmeno i sindacati, che questa mattina, venerdì 28 dicembre, si sono dati appuntamento in via Carlo Prina davanti la prefettura di MonzaL’obiettivo è stato quello di sottoporre all’attenzione del prefetto le preoccupazioni e il malcontento generale con la speranza che le voci, quelle dei più deboli, arrivino al Governo. “Denunciamo l’ipocrisia del Governo – spiegano i sindacati – che con una mano sembra dare, ma con l’altra certamente toglie”. E i numeri parlano chiaro. In tre anni la manovra andrà a sottrarre 2,5 miliardi di euro dalle tasche dei pensionati. Numeri preoccupanti, che con una serie di tweet, vengono denunciati anche dal deputato di FI, Maurizio Gasparri. “Stanno mentendo agli Italiani in modo clamoroso. Per i pensionati – sottolinea – la manovra comporta un massacro generalizzato“.

In foto Pietro Albergoni, segretario pensioni Sei Cgil Monza e Brianza

È successo questa mattina, venerdì 28 dicembre a Monza. Sindacati e pensionati, quelli di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp, hanno dato vita ad un presidio di protesta contro la Legge di bilancio presentata in Parlamento. Il ritrovo è avvenuto davanti la prefettura in via Carlo Prina. Vox populi, vox dei. Loro, i pensionati, hanno voluto sottolineare quanto “la riforma sia inutile e dannosa soprattutto per il blocco delle indicizzazioni e per la tassazione maggiore. Manovre, queste, che andranno a ridurre il denaro a disposizione di centinaia di migliaia di pensionati nel corso dei prossimi anni. “Non è possibile prendersela con la gente povera”. Sentiamo, in esclusiva per MBNews, la testimonianza di alcuni pensionati.

(In ordine di apparizione: Salvatore Giovinazzo, Luisa Tonietti e Antonio Parenti.)

LA MANOVRA E LA RISPOSTA DEI SINDACATI

La pressione fiscale, ora è ufficiale, è stata aumentata. Lo ha chiarito nei giorni scorsi il presidente dell’ufficio parlamentare di Bilancio Giuseppe Pisauro. Dal 42% al 42,8%. Un incremento stabile nei prossimi anni, con un leggero calo al 42,5% entro il 2021. E nel frattempo, dopo essere stata scritta e riscritta, la manovra di Governo incassa la fiducia delle Camere ed attende, dopo la terza rilettura, il voto ufficiale previsto per domani, sabato 29 dicembre.

La faccenda non è piaciuta ai sindacati, che già lo scorso 15 novembre si erano dati appuntamento a Monza per criticare la Legge di Bilancio. A questo punto si sono riuniti ancora. Lo hanno fatto davanti la prefettura di Monza. Con tono pacato, ma pur sempre caustico, hanno tuonato contro l’Urbe. “il Governo non ha rispettato gli accordi sottoscritti e con il nuovo raffreddamento delle indicizzazioni, ha scelto di far cassa con le pensioni per finanziare altre misure promesse in campagna elettorale”.

Un’accusa, di certo, non fatta a cuor leggero, ma con un motivato senso critico. “Essendo una manovra che si basa essenzialmente sull’aumento del debito – spiega Giuseppe Saronni, segretario pensioni Cisl – l’unico modo che hanno, è quello di agire in prevalenza sui redditi fissi, ossia pensioni e lavoro. Ci sarà quindi un incremento della tassazione, ma senza un reale investimento sullo sviluppo. Peggiorerà perciò – sottolinea – la situazione del debito e quindi dei redditi più bassi”. Questa la logica, secondo il parere di Saronni, che governa gli intenti della manovra. Insomma, a quanto pare, le azioni del Governo, quello del  Cambiamento, andranno ad aumentare le tasse, a ridurre gli investimenti mettendo il Paese a rischio di recessione.

CHI PERDE E CHI GUADAGNA?

Nessun pensionato prenderà un euro di meno nel 2019 rispetto al 2018, tranne quelli d’oro”. A Dirlo, nei giorni scorsi, è stato il vice premier Matteo Salvini. Una verità che è vera solo fino ad un certo punto. I dati parlano chiaro. “Il nuovo meccanismo introdotto dalla manovra – chiariscono i sindacati – prevede una stretta che  comporterà  una perdita che varia tra i 65 e i 325 euro lordi l’anno a partire dal 2019 e per il resto della vita“. Ma se il diritto è uguale per tutti, questa volta non è così. Per i pensionati che percepiscono fino a tre volte il minimo, in sostanza non cambia nulla. L’indice di rivalutazione rimarrà pari al 100%. Per i redditi maggiori, invece, la perequazione diminuirà gradualmente. Dal 97% di chi percepisce 3 e 4 volte il minimo, al 40% di chi percepisce 9 volte il minimo.

“La manovra – conclude Pietro Albergoni, segretario delle pensioni Spi Cgil – penalizza i pensionati, poiché il meccanismo di rivalutazione toglie dalle loro tasche 2,5 miliardi di euro“.

Il presidio si è quindi riunito non a caso davanti la prefettura. L’obiettivo, si è detto, è stato quello di far sentire la propria voce. La prefettura, da parte sua, si è dimostrata sensibile e ha promesso che porterà le istanze sottoposte dai sindacati a livello nazionale.

 

 

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Massimo Chisari
Milanese di nascita, brianzolo d'adozione. Guardo il mondo attraverso la mia macchina fotografica. Osservo. Cerco. E tramite le parole, racconto. Amo il giornalismo, quello sincero perché scrivere significa smettere di respirare per raccontare con il cuore. Ho due grandi passioni. L'arte e la letteratura, quella russa soprattutto. Ma ho un unico grande amore, anzi due. I miei due cani, Hubert e Brunhilde.


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