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Da Monza alla Siria, la Onlus “Insieme si può fare” con il progetto “Adotta un maestro”

Da Monza alla Siria, la Onlus “Insieme si può fare” con il progetto “Adotta un maestro”

19 Dicembre 2018

A volte fare del bene è questione di poco. Quasi mai, però, è qualcosa da poco. E questo vale sempre, non solo a Natale. Lo dimostra anche quello che sta facendo al confine tra Siria e Turchia, un’area sacrificata da 7 anni di un’assurda guerra civile, “Insieme si può fare”, l’organizzazione nata cinque anni fa a Monza per una prima missione di beneficenza denominata “Pasqua in Siria”.

L’ultimo progetto, soltanto in ordine temporale, ideato dalla Onlus è “Adotta un maestro”. Che sta prendendo forma nella neonata ‘Insieme si può fare school 2’ dove, nel campo sfollati di Atma, sempre al confine tra Turchia e Siria, studiano 286 bambini di cui 60 orfani.

“Ci stiamo impegnando a pagare tutte le spese della scuola e stiamo finendo di costruire un’altra aula, ma abbiamo bisogno di aiuto – spiega Lorenzo Locati, fondatore di “Insieme si può fare” ed ex professore di Educazione fisica al Liceo artistico Nanni Valentini – per questo abbiamo lanciato il progetto ‘Adotta un maestro’, con il quale si può contribuire al pagamento dello stipendio, poco più di 100 euro al mese, degli 8 maestri della scuola che abbiamo da poco preso in gestione. Faremo eventi di beneficenza – continua – per il momento hanno deciso di sostenerci anche i Gruppi di acquisto solidale e un Rotary Club”.

“Adotta un maestro” ricorda, almeno nel nome, un altro recente progetto della Onlus monzese, “Adotta un ferito”, che, con un contributo mensile, ha garantito in Turchia l’affitto e la consegna di circa 20kg di cibo alle famiglie di feriti molto gravi. Le iniziative di “Insieme si può fare”, che è possibile sostenere anche economicamente (qui il codice Iban per le donazioni), sono molto numerose e variegate.

Proseguono, infatti, a marce forzate le attività di altre due scuole gestite dall’organizzazione creata da Locati nel 2013. La Plaster School a Reyhanli e la “Insieme si può fare school 1” la prima scuola interamente costruita dalla Olnus (leggi l’articolo) e da poco inaugurata nel campo sfollati di Bab al-Hawa.

“Alla Plaster School, dove da più di un anno garantiamo l’istruzione a bambini figli di famiglie profughe in difficoltà, il progetto si sta espandendo – afferma Locati – vogliamo tenerla sempre aperta, 7 giorni su 7. Per questo abbiamo avviato tre corsi professionalizzanti che si svolgono nel week-end”.

“Due sono dedicati alle donne, che stanno imparando la maglieria, un modo per trasmettere saperi antichi e valorizzare la loro creatività e soddisfazione personale, e le tecniche di taglio e acconciatura capelli, un mestiere che può dare un aiuto concreto al bilanciò famigliare – continua – il terzo corso, già alla terza edizione, invece, è dedicato ai giovani feriti di guerra, a cui vengono insegnate le basi dell’informatica in modo da favorire il loro reinserimento sociale e lavorativo”.

Non conosce sosta, come detto, nemmeno il progetto della “Insieme si può fare school 1”. E proprio per sottolineare la volontà, l’intraprendenza e l’impegno di persone, come la Dott.ssa Noura Warrak di Brescia, che ne permettono l’esistenza, “abbiamo pensato di dare il nome dei donatori alle 6 aule presenti – afferma il fondatore della Onlus monzese – per questo, ad esempio, c’è l’aula Monza, poi Bergamo, Brescia, ma anche Marina, il nome di una scuola di Sarmada, che da poco non possiamo più gestire perché troppo vicina a zone di conflitto”.

E le novità  alla “Insieme si può fare school 1”, dove l’OCHA (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs), il dipartimento dell’ONU che si occupa dei rifugiati, ha deciso di accollarsi il pagamento degli stipendi dei maestri, non finiscono qui. “E’ partita un gemellaggio con l’antica Cascina Masciocco di Camparada, a cui abbiamo intitolato il cortile della scuola – annuncia Locati – è bello, infatti, creare un ponte ideale tra l’aia della Cascina brianzolo, luogo di divertimento per i più piccoli e il cortile della scuola, dove i bimbi sfollati siriani possono correre liberi”.

I numerosi ostacoli, organizzativi e logistici, non stanno certamente fermando, quindi, il percorso di “Insieme si piò fare”. Che, anzi, prosegue con sempre più convinzione nella direzione del bene e nel garantire l’istruzione e un futuro ai bambini siriani vittime della guerra civile. Per farlo concretamente negli anni sono stati inviati oltre 40 container di aiuti. “A Gennaio 2019 andremo a Reyhanli, porteremo materiale didattico e ceste alimentari – annuncia Locati – con noi ci sarà anche la bresciana Tiziana Arici, che terrà un corso di fotografia per siriani ed operatori”.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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