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Monza, pronti i lavori per salvare ciò che resta della Ascot italiana

Monza, pronti i lavori per salvare ciò che resta della Ascot italiana

9 novembre 2018

Quasi 250 mila euro per rimettere in sesto i resti del vecchio Ippodromo Mirabello del Parco di Monza. Nel piano di interventi previsti, dal primo stanziamento di 13 milioni di euro erogati dalla Regione al Consorzio sui 55 previsti dall’Accordo di Programma, il Consorzio ha messo in rampa di lancio le procedure di affidamento per tre interventi, tra cui il recupero edilizio ex-ippodromo per 246 mila euro.

LA RIQUALIFICAZIONE

In particolare, si tratta di riqualificare l’edificio una volta adibito a Selleria e lo scheletro dell’ex vecchia biglietteria, unico superstite ai roghi scoppiati negli anni Ottanta che rasero al suolo le tribune in stile liberty di quello che negli anni Venti veniva considerato come la Ascot italiana.

LA STORIA

Dal punto di vista architettonico i resti del vecchio Ippodromo non sono certo paragonabile alle altre strutture presenti all’interno del polmone verde. Tuttavia, a modo loro, l’edificio ex Selleria e lo scheletro dell’antica biglietteria sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo monzese. Quello di Monza era un appuntamento ippico e mondano da non perdere e un evento sportivo di livello. Lì, nel cuore del Parco di Monza, si incontravano aristocrazia e impresa e gareggiavano sportivi come i fratelli d’Inzeo e Graziano Mancinelli, oltre al regista Luchino Visconti, che fu anche fantino dilettante, allenatore e allevatore. L’Ippodromo venne realizzato nel 1922 fra le polemiche.

Sire, la società incremento razze equine, ottenne dai Comuni di Milano e Monza (comproprietari del Parco) 100 ettari fra le Ville Mirabello e Mirabellino. Poche settimane prima erano iniziati anche i lavori per l’Autodromo e la decisione di Sire di cancellare uno dei cannocchiali prospettici che caratterizzano il Parco (quello del viale dei Carpini) per fare spazio alle due piste dei cavalli, fu la goccia che fece traboccare il vaso. L’impianto, dotato di due tribune da 1500 posti, era pensato per il trotto, le corse dei dilettanti e le prove a ostacoli. Ma l’appuntamento clou, quello che le famiglie dell’alta società come i Crespi o i Cicogna Mozzoni non mancavano mai, era il cross country, un’estenuante gara a ostacoli di 5.000 metri, con la quale, nel 1976, la Sire chiuse definitivamente l’attività. Al termine di una serie di stagioni negative, la società decise di lasciare gli uffici amministrativi di villa Mirabello e l’allevamento di cascina Fontana. Da allora e per i dieci anni successivi, l’impianto venne abbandonato all’incuria e ai vandali, utilizzato solo da Adriano Celentano per girarci alcune scene del suo film Asso del 1981. A metà degli anni Ottanta venne discusso anche un piano di rilancio.

Tuttavia, a bloccare tutto, ci pensarono le fiamme. Quattro incendi fra gennaio 1987 e giugno 1990 (il più grave del luglio del 1988) distrussero completamente tribune, chalet e ricevitorie. I roghi suscitarono clamore, anche perché le strutture erano protette dalla sovrintendenza di Milano, ma dopo pochi giorni tutto venne dimenticato e gli incendi rimasero senza soluzione. A chi non piaceva l’idea di far rinascere l’Ippodromo di Monza? Al tempo si parlò di incidente provocato da qualche balordo, ma i vigili del fuoco rilevarono in tutti i casi tracce di liquido infiammabile. Insomma, erano stati dolosi e molto probabilmente pianificati.

Fra le varie ipotesi investigative avanzate, compariva anche quella del mondo delle scommesse clandestine milanesi, infastidito dalla possibilità di una rinascita del circuito brianzolo. Comunque sia, oramai non ha più grande importanza. Ciò che conta, alla fine sono quei 250 mila euro grazie ai quali a breve potranno partire i cantieri per salvare dal degrado ciò che è sopravvissuto di un pezzo importante della storia di Monza.

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Riccardo Rosa
Monzese di nascita, ma sogno California. Amo le serie tv americane e lo streaming (legale) oltre ad un'insana passione per la cara vecchia Inter. Ho 47 anni, ma nell'animo mi sento un 18enne, sempre alla ricerca di nuove esperienze con la mia nuova bicicletta fiammante. Ah già, dimenticavo: da anni sono un giornalista e con le lettere e il punto e virgola ho un rapporto viscerale. Cosa mi manca? Un biglietto aereo sempre pronto per i mari del Sud.


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