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Renate, l'operazione antidroga rischia di sfumare: colpa del tam tam sui social - MBNews
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Renate, l’operazione antidroga rischia di sfumare: colpa del tam tam sui social

Un'operazione anti-droga quasi sfumata a causa dei troppi commenti su un gruppo facebook

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Sabato sera, in piazza a Renate, sono stati fermati dodici ragazzi di cui quattro sono stati denunciati per possesso di stupefacenti non ai fini di spaccio, tre residenti in comune e un veduggese: marijuana e hashish. Questo il “bottino” portato a casa dalla Polizia Locale Renate che, in questa operazione, hanno lavorato in sinergia con i Carabinieri di Besana Brianza e la sezione cinofila di Monza. Un’operazione, però, che ha rischiato di sfumare a causa dei social network.

Le troppe denunce fatte attraverso i gruppi facebook da parte di alcuni cittadini, evidentemente stanchi della situazione, hanno infatti messo a rischio il lavoro delle forze dell’ordine: “sono stati rivelati troppi dettagli e, oltretutto, la discussione sul web ha aperto anche degli scontri verbali – commenta il comandante Fabio Gazzaniga – i social sono aperti a tutti e ovviamente tutti possono leggere, molto probabilmente anche i diretti interessati e questo non ci permette di fare il nostro lavoro al meglio. Non mi piace la gente che si lamenta tanto per lamentarsi, i nostri uffici e il nostro centralino è sempre aperto e le denunce, soprattutto per quanto riguarda situazioni come queste, vanno fatte a noi non sui social”. Ed è infatti bastata una notizia pubblicata sul gruppo “Sei di Renate Se…” per aprire il dibattito, molto acceso, che ha rischiato di mandare in fumo l’intera operazione della Polizia Locale che, come ha sottolineato il comandante, andava avanti da mesi: qualcuno, infatti, ha dato indicazione sul luogo – dando indirizzo preciso – su dove i ragazzi la sera si riuniscono specificando, inoltre, dei cattivi odori che si sentono arrivare da lì, facendo ben intendere l’uso delle sostanze stupefacenti. Qualcuno altro, addirittura, ha fatto sapere che le persone in questione erano persone del posto e non di altri comuni. Dettagli che, essendo letti da tutti, potevano diventare un “campanellino d’allarme” per i diretti interessati. Tanto che, tra gli iscritti, c’è pure un consigliere comunale che ha ricevuto da altri utenti, insulti, e che quindi potrebbe addirittura muoversi per via legali.

Ma cos’è che blocca un cittadino da recarsi alla stazione di Polizia  per denunciare una situazione di spaccio? La mancanza di tempo? La poca immediatezza? “E’ vero i social sono sicuramente uno strumento più immediato ma – assicura Gazzaniga – da noi vengono quotidianamente persone a denunciare le situazioni più disparate, come per esempio il cane del vicino che abbai in continuazione. Devono farlo anche per questioni più importanti”.

Il sindaco: “la gente pensa che non facciamo il nostro lavoro”

Il sindaco di Renate, Matteo Rigamonti, cerca di far comunque emergere il lato positivo: “il lavoro delle forze dell’ordine, nonostante questo problema dei social, è stato portato a termine con successo e i numeri di denunce e arresti fatti in un anno sono la conferma che il Comune sta lavorando per arginare il problema della droga – specifica – devo dire che mi rincuora il fatto che siano state sequestrate solo droghe leggere, questo significa che la situazione non è drammatica come da altre parte ma che comunque necessita tutta la nostra attenzione. Basta pensare che non facciamo il nostro lavoro“.

Sono sempre molte le segnalazioni di attività di compra-vendita di droga denunciate dai cittadini che, oramai, conoscono molto bene le zone “più a rischio del paese” ma il comandante Fabio Gazzaniga ci tiene a precisare ancora una volta che: “la situazione è sempre monitorata dai nostri agenti, sappiamo com’è la situazione e le zone dove dobbiamo lavorare di più – spiega – da gennaio abbiamo posizionato alcune foto trappole che ci sono state molto di aiuto. Anche la collaborazione dei cittadini è fondamentale per noi: è giusto che denuncino, a noi e non sui social, perché i nostri occhi non possono arrivare dappertutto ma poi devono lasciarci fare il nostro lavoro”.