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Monza e la Brianza al sicuro dalle alluvioni: ecco La Diga delle Fornaci

Monza e la Brianza al sicuro dalle alluvioni: ecco La Diga delle Fornaci

16 Ottobre 2018

Sono passati sedici anni, ma l’alluvione del novembre 2002, che ha messo in ginocchio Monza e la Brianza è ancora un ricordo ben scolpito nella memoria di molti. E anche quelle successive hanno fatto molti danni (leggi qui): Dopo settimane di intense piogge torrenziali, il 24 novembre 2002 iniziò l’emergenza, l’acqua scorreva sopra i ponti, case e negozi erano completamente allagati, e la gente girava in barca. Una tragedia che, oggi, potrà essere evitata grazie anche alla nuova diga, inaugurata ieri a Inverigo, al confine con Briosco, che costituisce il sistema di difesa idraulica della Valle del Lambro e aumenta la sicurezza perché rende sempre meno probabili le piene del fiume Lambro che interessano i comuni brianzoli che si affacciano sul fiume e le città di Monza e Milano.

La Diga

La nuova opera idraulica a difesa della Valle del Lambro è stata finanziata da Regione Lombardia e realizzata dal Dipartimento di Riqualificazione Fluviale del Parco Regionale della Valle del Lambro in due anni: è larga 12 metri e può contenere fino a 950 mila metri cubi di acqua, un’opera strategica per la sicurezza dei cittadini delle province di Como, Lecco, Milano e Monza Brianza.

“La capacità di lavorare assieme per risolvere i problemi dei cittadini è la soluzione giusta. Regione e amministratori locali  devono lavorare a stretto contatto, con coraggio, per spiegare l’opera – ha detto il vicepresidente Fabrizio Sala, presente all’inaugurazione  – Un intervento molto importante per la sicurezza del territorio e dei cittadini  e di questo la popolazione ha preso coscienza, apprezzandone il valore”.

In termini economici, il progetto è stato finanziato per un totale di 5,4 milioni di euro. Di questi, 1,5 milioni sono stati spesi per la realizzazione dell’opera di regolazione delle portate e per tutti gli argini di protezione delle varie zone abitate poste in vicinanza dell’area di laminazione. La restante parte, 3,9 milioni, sono stati impiegati, insieme ad un altro milione di euro dell’Unione Europea e di Fondazione Cariplo, per la realizzazione di opere di compensazione ambientale nei comuni di Inverigo, Briosco, Veduggio con Colzano e Nibionno.

Un’opera strategica per la Brianza

“Questo è un progetto di estrema importanza: ora i Comuni della Valle del Lambro, Monza, la città Metropolitana e Milano non andranno più sott’acqua – commenta Eleonora Frigerio, presidente del Parco Valle del Lambro – anche per questo sono molto felice di poter inaugurare la diga prima della stagione delle piogge perché novembre potrebbe essere un mese particolarmente difficile”. E a novembre, come quello di 16 anni fa, gli occhi saranno tutti puntati su questo nuovo progetto che potrebbe entrare in funzione a causa delle piene del Lambro e delle Bevere affluenti.

Infatti, dopo la ristrutturazione nel 2015 del Cavo Diotti, la diga più antica d’Italia che regola le acque del Lago di Pusiano, la Diga delle Fornaci e la Cava di Brenno (del quale è pronto il progetto esecutivo con avvio dei lavori nel 2019), costituisce il sistema di difesa idraulica della Valle del Lambro che aumenta la sicurezza perché rende sempre meno probabili le piene del fiume Lambro che interessano i comuni brianzoli che si affacciano sul fiume e le città di Monza e Milano.

La difesa idraulica della valle

Quando le previsioni del tempo indicano l’arrivo di intense perturbazioni nel bacino del Lambro, i tecnici del Parco iniziano a monitorare l’andamento del fiume e delle Bevere suoi affluenti. Quando il livello del fiume raggiunge livelli di attenzione, viene attivata la diga di Pusiano per ridurre la portata del fiume Lambro. Se, per effetto soprattutto degli affluenti del fiume, il Lambro continua a crescere allora entra in funzione la diga delle Fornaci che, attraverso una chiusura parziale delle paratoie, forma un lago a monte dello sbarramento. Alla fine dell’evento, con un’apertura progressiva delle paratoie le acque del lago vengono poi rilasciate nel fiume Lambro in condizioni di sicurezza.

“L’intervento della Diga delle Fornaci prevede un sistema di paratoie in linea, direttamente sul fiume, che possano cogliere il picco della piena e trattenere l’acqua a monte rispetto agli abitati. E’ il secondo step, dopo la ristrutturazione del Cavo Diotti, la Diga più antica d’Italia, sul Lago di Pusiano nel 2016 – ha concluso Eleonora Frigerio, Presidente del Parco Regionale della Valle del Lambro – L’ultima parte del progetto sarà la Cava di Brenno in provincia di Lecco: si porterà l’acqua all’interno della miniera che solo con la fine dell’emergenza verrà poi fatta defluire. Ringrazio Regione Lombardia per la fiducia che avuto e ha tutt’ora nell’operato del Parco. Ringrazio l’Ing. Daniele Giuffrè, coordinatore del Dipartimento di Riqualificazione Fluviale del Parco Valle Lambro, e tutti i tecnici del Drf per il lavoro che quotidianamente svolgono al Parco e che ci consente di operare con efficacia”.

I contestatori

E mentre gli ospiti erano impegnati con il taglio del nastro per l’inaugurazione della diga, qualcuno sventolava un cartello con scritto “scempio”: non tutti infatti, pare facciano i salti di gioia per questa nuova opera idraulica a difesa della Valle del Lambro.

“Sono stati sprecati un sacco di soldi per un’opera che non serviva – commenta un contestatore – questa zona una volta era una marcita naturale”. Al suo pensiero, si aggiungono anche le opinioni di alcuni residenti che, in un certo senso, si sentono isolati dalla protezione della nuova diga di Inverigo: “forse avrebbero dovuto pensare prima a sistemare le fognature, oppure ragionare sulla posizione di questo progetto – fanno sapere alcuni residenti presenti all’inaugurazione – sarebbe stato magari più utile farla più su, dove gli abitanti della frazione di Fornaci, a Briosco, sono soggetti molto spesso alle piene della Bevera”. Qualcun’altro, invece, ha puntualizzato sulla poca cura ambientale: “ora qui è tutto bello pulito e curato, ma basta fare pochi metri per vedere la situazione reale – dicono – rami e arbusti bloccano il flusso dell’acqua e sono la prima causa delle piene. Noi non possiamo permetterci di toglierle perché se no ci prendiamo la mula, dobbiamo aspettare la Protezione Civile, ma chi li vede?”

 

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Melissa Ceccon
Laureata in Lingue e Letterature Straniere alla Cattolica di Milano. Mamma e moglie. Scrivo sempre e da sempre: nel 2008, il mio primo articolo di cronaca locale. Da allora, non ho più smesso. Sul web racconto anche di libri e di mamme. Nella mia borsa non mancano mai: un romanzo, una penna, un blocco per gli appunti e lo smartphone per catturare immagini e video delle notizie più interessanti.


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