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Commercio al dettaglio, Monza con il freno tirato nella prima metà del 2018

Commercio al dettaglio, Monza con il freno tirato nella prima metà del 2018

18 Ottobre 2018

Ve ne sarete accorti anche voi. Soltanto dall’inizio di quest’anno a Monza decine di negozi e attività commerciali hanno chiuso i battenti. Magari anche nel vostro quartiere o, addirittura, nella via in cui abitate. Per l’esattezza sono 50 gli esercizi al dettaglio che nel capoluogo della Brianza hanno cessato l’attività dall’inizio del 2018 al 30 giugno di quest’anno. A dirlo sono i dati elaborati dalla Camera di Commercio di Milano, Monza e Brianza e Lodi. Che disegna una sorta di mappa con diverse croci virtuali al posto di aziende ormai defunte.

I DATI

Nel dettaglio ad aver sofferto di più nella prima metà del 2018 sono l’abbigliamento e le calzature. Ben 13 le chiusure in città. Un trend che sembra confermare il calo del 2017, quando il totale di saracinesche abbassate fu di 28. E, se si parte dal disastroso 2014, con addirittura 42 chiusure, si arriva fino a giugno di quest’anno con 148 attività di questo settore di commercio al dettaglio che non esistono più. A fronte di 386 attualmente attive, comprensive di esercizi specializzati in medicinali, fiori e piante, usato.

Tempi magri anche per il commercio ambulante e per quello al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati con rispettivamente 8 e 7 chiusure nel 2018, mentre ne sono in attività rispettivamente 184 e 183. Se la passano decisamente meglio le pompe di benzina e le stazioni di servizio. Solo 3 le attività cessate fino alla metà di quest’anno, che si aggiungono alle 8 dal 2014 al 2017.

Meglio ancora gli esercizi che vendono apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni. Solo 6 attività mancano all’appello dal 2014 ad oggi. E’ sulla via di un miglioramento il commercio di articoli culturali e ricreativi. Libri, giornali, giocattoli, prodotti audio e video nel 2018 sembra si vendano più degli ultimi anni. Almeno questo potrebbero significare le sole due chiusure tra gennaio e giugno di quest’anno, rispetto alle 5 totali del 2017 e alle 7 del 2016 e del 2015.

“Questa crisi economica e l’incertezza delle politiche nazionali ed europee stanno preoccupando un po’ tutti e il commercio non può essere esonerato da tutto questo – afferma Domenico Riga, Presidente dell’Unione Commercianti di Monza e circondario – speriamo di poter chiudere i conti 2018 in pari dopo un 2017 stagnante, ma non sappiamo cosa può accadere. A Monza non ci aiuta nemmeno l’avere così tanti cantieri stradali, che rendono complicato arrivare e girare in città – continua – certamente è importante la digitalizzazione e non voglio criticare l’attuale amministrazione comunale, ma forse sarebbe stato meglio riunire intorno ad un tavolo le varie ditte coinvolte nei lavori, prima di cominciarli, in modo da coordinare al meglio le operazioni”.

Domenico Riga

I commercianti monzesi sembrano poco fiduciosi nei contenuti che dovrebbe essere presenti nella prossima Legge di Bilancio. “Chi pensa che le soluzioni passino dal reddito di cittadinanza e dalla promozione del Centro per l’Impiego non conosce il mondo del lavoro – spiega Riga – bisogna mettere in moto i consumi per sviluppare produzione e la crescita. Sulla flat tax io credo che non serva a diminuire il numero degli evasori e la quota 100 non favorirà il lavoro per 400mila giovani perché le piccole e medie imprese, che stanno stringendo la cinghia da tempo, non sostituiranno tutti quelli che andranno in pensione con altrettanti assunti – continua – non voglio fare un discorso politico, ma è l’ora che chi ci governa apra un dialogo vero con le categorie produttive per capire quali siano le migliori azioni da mettere in campo”.

SETTORE ARTIGIANO

Se il commercio al dettaglio pare entrato anche a Monza in un tunnel da cui non riesce ad uscire, l’artigianato, uno dei settori economici tradizionali e più sviluppati della Brianza, sembra passarsela meglio. “In Provincia di Monza e Brianza nel 2017 abbiamo segnato, in termini assoluti, un timidissimo segnale positivo, +0.1 rispetto all’anno precedente, sinonimo di una debole inversione di tendenza, che si irrobustisce se si analizza il valore della crescita assestato su confortante +2.6% – afferma Paolo Ferrario, segretario generale di  Apa Confartigianato Imprese per le province di Monza, Brianza e Milano – la fotografia dell’ultimo anno ci conferma che il settore dell’artigianato e della micro e piccola impresa a vocazione artigiana è in fase di profonda e continua trasformazione”.

Tra gli indicatori che più testimoniano questa tendenza c’è la propensione e la vocazione a innovare. “Gli imprenditori che investono guardano alle nuove tecnologie digitali che possono essere vantaggiose anche grazie agli strumenti messi a disposizione dal piano Impresa 4.0 – sostiene Ferrario – per favorire tale processo, occorre evidentemente puntare sulla formazione del proprio capitale umano che continua a essere fondamentale per il successo di impresa”.

Paolo Ferrario

Un altro elemento rilevante del nuovo artigianato si registra nella crescita della propensione ai mercati esteri. “Sembra ormai superato il pregiudizio della piccola impresa incapace di superare i confini nazionali – spiega il segretario generale di  APA Confartigianato Imprese per le province di Monza, Brianza e Milano – è un trend in decisa crescita ed è la dimostrazione del valore del made in Italy e, nel nostro caso, del made in Brianza. Accanto a ciò, c’è un artigianato che investe in una forma di innovazione con una forte componente umana e sociale – continua – è l’imprenditore che vive responsabilmente il proprio territorio, è parte della comunità e vede al centro del proprio progetto il welfare inteso come benessere delle persone”.

In una situazione generale del commercio con tante ombre e pochi spiragli di luce, ormai non basta nemmeno più il prossimo Natale a spargere un po’ di ottimismo. Le festività non sono attese dagli addetti ai lavori come un possibile regalo. “Difficilmente ci darà una boccata d’ossigeno – afferma Riga – è come avere lo zucchero a velo, ma non la torta su cui metterlo”. A questo punto non resta che sperare direttamente in un 2019 migliore.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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