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Monza, Teatro e disabilità: il Veliero annuncia le novità del Festival 2019

Monza, Teatro e disabilità: il Veliero annuncia le novità del Festival 2019

17 Settembre 2018

Rafforzare la durata e l’importanza del Festival “Lì sei vero”, il concorso nazionale riservato alle compagnie teatrali formate da attori con disabilità, che dal 2017 si svolge al Binario 7 di Monza. E’ uno degli obiettivi per il 2019 del Veliero Onlus, l’associazione, nata nel 2003, che è diventata un punto di riferimento a Monza e in  Brianza per le buone pratiche legate al teatro e alla disabilità. Tanto da aver costruito un’esperienza consolidata nel rendere la recitazione mezzo educativo, formativo e terapeutico. Fino a dare la possibilità concreta a persone diversamente abili, con patologie fisiche e psichiche, di lavorare a tutti gli effetti nel mondo del teatro e dello spettacolo.

“Siamo in una fase di ricostruzione del format del Festival, che celebrerà la sua terza edizione dal 13 al 19 maggio 2019 – annuncia Enrico Roveris, attore professionista e regista degli spettacoli teatrali messi in scena dalla compagnia supportata dal Veliero, nel corso del tradizionale Party di inizio della nuova stagione di attività al laghetto della Boscherona – vorremmo rendere questo appuntamento una sorta di contest regionale in cui dare maggiore spazio alle oltre 40 compagnie, soprattutto lombarde e brianzole, che ci chiedono ogni anno di partecipare. Tra queste, poi, andremmo a scegliere le 6 che poi effettivamente prenderanno parte alla fase finale del Festival – continua – ci stiamo lavorando anche con l’appoggio dei tanti partner e sponsor pubblici e privati che continuano a sostenerci, tra i quali la Fondazione della Comunità Monza e Brianza e il Comune di Monza”.

Le idee del Veliero Onlus per il 2019 non riguardano solo il Festival. Che sta diventando la punta dell’iceberg di un percorso molto intenso e ormai radicato nel campo della disabilità e della teatro-terapia. “Abbiamo due gruppi laboratoriali, si potrebbe dire due linee di produzione artistica, ognuno composto da circa 15 ragazzi – spiega Renato Renna, presidente dell’associazione che ha la sua storica sede operativa presso il Teatro San Carlo a Monza – il primo gruppo è composto da ragazzi, con un’età tendenzialmente tra i 20 e i 40 anni, già inseriti in questa attività. Il secondo gruppo, invece, formato da adolescenti tra i 12 e i 15 anni, è nato l’anno scorso e, quindi, ha bisogno ancora di crescere”.

Entrambi i gruppi prepareranno nei prossimi mesi, con incontri settimanali il lunedì al Teatro Triante e il martedì al San Carlo, i rispettivi spettacoli. Che saranno presentati a maggio, fuori concorso, al Festival. E, come già negli anni scorsi, andranno in scena in Brianza, in Lombardia e, se possibile, anche in altre parti d’Italia. Con un pubblico pagante e, nell’ottica di una compagnia teatrale dotata di una struttura professionale, un cachet per i ragazzi dopo ogni replica.

“Per il gruppo dei ragazzi ‘storici’ l’idea è di partire dal racconto dell’Odissea omerica per costruire, come da loro desiderio, una drammaturgia calata nella contemporaneità e nella loro quotidianità, che è fatta anche da oggettive difficoltà – spiega Roveris – per il secondo gruppo, quello dei più giovani, invece, stiamo ancora decidendo, ci ritroveremo a metà ottobre per poi passare al reclutamento e partire con la preparazione dello spettacolo”. In entrambi i casi l’obiettivo di andare oltre lo spazio terapeutico e potenziare gli aspetti di ricerca culturale, creativa ed espressiva.

Il risultato finale ha diverse sfaccettature. “Si sviluppano contesti che fanno stare meglio i ragazzi disabili, permettono loro di veicolare le emozioni e, attraverso la valorizzazione della verità del soggetto, produrre un contenuto artistico – afferma il regista – c’è bellezza anche negli spettacoli interpretati da ragazzi diversamente abili perché la diversità può diventare una risorsa spesa su un palcoscenico”. E, così, partendo dal Veliero e da Monza, si possono aprire anche le porte del mondo dello show business. “Due nostri ragazzi, che hanno preso parte all’ultima edizione del Festival al Binario 7, in questi giorni sono in Croazia per le riprese di un film in tre puntate che andrà in onda sulla Rai” annuncia Roveris.

Soddisfazioni che premiano l’attività di un’associazione e dei suoi volontari, operatori e collaboratori. Che trova anche il sostegno delle istituzioni. Il Comune in primis. “Il Veliero è una realtà straordinaria della nostra città, che ci riempie di orgoglio perché riesce a fare grandi cose, grazie anche ai volontari, con ragazzi unici, dall’allegria contagiosa – afferma il sindaco di Monza, Dario Allevi, presente al Party di inizio stagione insieme a diversi assessori della su Giunta, Andrea Arbizzoni, Pierfranco Maffè e Desiree Merlini – per questo facciamo il possibile per esserle vicini a 360 gradi, anche economicamente per quelle che sono le nostre possibilità”.

Il clima positivo e festoso, insomma, dalle parti dell’associazione va ben oltre il Party che si è tenuto al laghetto della Boscherona. E non è un caso che alcuni ragazzi facciano parte dei gruppi anche da 16 anni. Mentre chi, per scelte personali o altre necessità, decide di uscirne, continua a mantenere relazioni d’amicizia con i compagni e a partecipare ad occasioni di ritrovo. Merito anche del lavoro che viene fatto dagli educatori e da Daniela Longoni, Psicologa dell’età evolutiva e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.

“Cerchiamo di capire punti di forza e debolezza di ogni ragazzo, unendo qualità e competenze trasversali – spiega Longoni – trasmettiamo loro l’importanza dell’interazione, del relazionarsi con gli altri, del saper gestire l’ansia e del fare squadra perché il gruppo può essere utilizzato come risorsa”. La famiglia del Veliero è numerosa e aperta al mondo esterno. Come dimostra anche la collaborazione, appena avviata, con il progetto TikiTaka. La strada fatta è già tanta. Ma quella che c’è davanti è ancora lunga e tutta da costruire. D’altro canto la volontà di proseguire, anche metaforicamente, non manca. “Il veliero, simbolo dell’associazione – spiega Franco Monteri, vicepresidente e uno dei fondatori – fu scelto perché è un’immagine in grado di indicare un percorso lungo da percorrere”.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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