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Seveso e il sacco arancione (in aiuto al sacco blu), un anno dopo

Seveso e il sacco arancione (in aiuto al sacco blu), un anno dopo

6 Agosto 2018

È ormai passato un anno dall’introduzione a Seveso del sacco arancione, dedicato a raccogliere pannolini e presidi per l’incontinenza, facilitando così la raccolta del rifiuto indifferenziato anche per chi ha rifiuti tessili sanitari da smaltire, evitandone la penalizzazione rispetto alla parte variabile della Tari relativa al rifiuto prodotto. Una novità che, di pari passo al sacco col chip, si sta diffondendo anche in altri comuni, come Desio.

Secondo i dati forniti dall’ufficio ecologia, a Seveso negli ultimi 12 mesi sono stati circa 600 i cittadini che hanno usufruito del sacco arancione: basta recarsi all’ufficio tributi, dichiarare di rientrare nelle categorie alle quali viene offerto il servizio (genitori con bambini fino a 3 anni o persone con un anziano a carico) per poter ritirare il sacco, che può poi essere esposto nello stesso giorno di raccolta del rifiuto indifferenziato. «Abbiamo voluto introdurre il sacco arancione pensando a persone con bambini piccoli o anziani di cui prendersi cura, situazioni in cui si sarebbe dovuto esporre il sacco blu molto più di frequente – spiega il consigliere Paolo Butti, che, da sindaco della scorsa amministrazione, aveva seguito il progetto del sacco col chip. E sottolinea -: Il sacco arancione è a costo zero per le famiglie, ma ha un costo per la collettività, o meglio, per il comune di Seveso: circa 40.000 € all’anno».

«Rispetto all’introduzione del servizio e alla nostra esperienza – spiegano dall’ufficio ecologia – consigliamo ai comuni che attiveranno tale modalità di raccolta di verificare e aggiornare il regolamento Tari, effettuando una corretta valutazione e analisi dei bisogni, al fine di andare incontro alle diverse esigenze degli utenti. Dal punto di vista ambientale – continuano – attualmente i rifiuti tessili sanitari sono conferiti presso l’impianto di smaltimento del rifiuto indifferenziato, anche per il fatto che non esistono impianti dedicati nella zona. Il servizio è stato introdotto al fine di evitare che la quantificazione del rifiuto prodotto, sicuramente corretta per un fine ambientale, diventasse un eccessivo onere e creasse ulteriori aggravi di costi a livello sociale». «L’azione è stata ben vista dagli utenti: si trattava di andare incontro a persone con fragilità – conclude Butti -. Per alcuni un sacco a settimana è poco, ma si può fare richiesta di averne d più». Qualcuno si sarebbe lamentato anche che il sacco arancione potesse ledere la privacy delle persone: ma il bilancio tra costi e benefici sembra decisamente positivo, tanto che anche la nuova amministrazione sembra intenzionata a portare avanti l’iniziativa, nata come un esperimento ed eventualmente tutt’ora migliorabile.

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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