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Erano il terrore di coppiette e passanti: arrestati grazie a un richiedente asilo - MBNews
Attualità

Erano il terrore di coppiette e passanti: arrestati grazie a un richiedente asilo

Terrorizzavano le loro vittime, minacciandole con una pistola e facendosi consegnare tutti i loro averi: denaro contante, smartphone e persino abbigliamento di valore

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Tre rapine, una dopo l’altra, a Bresso, Lissone e Cislago, messe a segno pochi giorni prima di Ferragosto: una coppia di rapinatori che prendeva di mira coppiette, passanti, e che è stata beccata e arrestata grazie all’aiuto di un richiedente asilo di origini nigeriane, anche lui rapinato.

Le rapine erano collegate tutte da uno stesso particolare: gli autori, descritti dalle vittime, erano due giovani dal marcato accento campano e armati di pistola. Fermavano le vittime prescelte e sotto la minaccia dell’arma si facevano consegnare tutti i loro averi: denaro contante, smartphone, abbigliamento di valore.

Sulle loro tracce però, c’erano già i Carabinieri di Lissone, che avevano avviato le indagini grazie alla prima denuncia, presentata da un ragazzo nigeriano richiedente asilo. Prezioso il suo contributo: oltre a una minuziosa descrizione dei due, il giovane aveva fornito anche un parziale numero di targa dell’auto, una Seat Ibiza, con cui i due si erano allontanati dopo avergli sottratto lo smartphone.

Così nei giorni scorsi, una pattuglia dei Carabinieri di Lissone in servizio di controllo del territorio alle prime luci dell’alba, ha notato in un parcheggio la Seat con la targa corrispondente a quella segnalata. I sedili erano abbassati e all’interno c’erano due individui, due fratelli di origine ucraina di 35 e 20 anni, entrambi dal marcato accento campano.

La perquisizione ha rivelato come l’auto fosse diventata da qualche giorno la loro dimora e il forziere dei colpi messi a segno. All’interno, i militari hanno infatti ritrovato i cellulari delle vittime, i loro portafogli e l’abbigliamento sottratto, nonché altro materiale di provento delittuoso di cui sono ancora attive le ricerche dei legittimi proprietari. Ma soprattutto è stata ritrovata l’oggetto con cui i due avevano seminato il panico: una pistola che si è rivelata un’arma da soft-air, fedele riproduzione di una “Glock 19”.

Per i due si sono così spalancate le porte del carcere di Monza, dove sono tuttora ristretti dopo la convalida del fermo da parte del GIP.