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Il "Decreto Dignità" scontenta le imprese di Monza e Brianza

Il “Decreto Dignità” scontenta le imprese di Monza e Brianza

5 luglio 2018

Meno lavoro e più precarietà. Si potrebbe riassumere con questo binomio il giudizio che danno le associazioni che rappresentano l’impresa a Monza e Brianza sul Decreto Dignità. Eppure il Ministro del Lavoro Di Maio lo ha apostrofato la Waterloo del lavoro precario.

Tuttavia le associazioni d’impresa, da Assolombarda ad Apa Confartigianato, passando per Confimi Industria e per A.P.I., in sol coro si dicono scontente. In sintesi temono che il decreto porti ad un aumento del contenzioso derivante dalla reintroduzione delle causali, ad un incremento del costo del lavoro per effetto dell’aumento dei contributi a carico delle imprese e a un irrigidimento delle nuove posizioni lavorative con la riduzione della durata dei contratti a termine.

Ma non solo: altra questione preoccupante è l’aumento del valore dell’indennità per i lavoratori licenziati “ingiustamente” che passano da massimo 24 mesi a massimo 36 mesi.

“Come abbiamo sempre sostenuto – afferma Confindustria – sono le imprese che creano il lavoro. Le regole possono favorire o scoraggiare i processi di sviluppo e hanno la funzione di accompagnare i cambiamenti in atto, anche nel mercato del lavoro. Si dovrebbe perciò intervenire sulle regole quando è necessario per tener conto di questi cambiamenti e, soprattutto, degli effetti prodotti da quelle precedenti. Il contrario di ciò che è avvenuto col decreto “dignità”. Il Governo innesta la retromarcia rispetto ad alcune innovazioni che hanno contribuito a quella crescita. Peraltro, le nuove regole saranno poco utili rispetto all’obiettivo dichiarato – contrastare la precarietà – perché l’incidenza dei contratti a termine sul totale degli occupati è, in Italia, in linea con la media europea”.

Anche dal mondo Artigiano, particolare il presidente Giaovanni Barzaghi  parla di una spirale che porterà ad avere meno lavoro, non meno precarietà. “Chi è già precario, come lo sono le nostre Pmi, non può garantire stabilità di lavoro” – afferma Paolo Agnelli Presidente di Confimi Industria commentando il decreto dignità. “Chi dà lavoro oggi, chi rappresenta il vero welfare in Italia sono le Pmi. Queste imprese, che già non hanno chiuso come hanno fatto purtroppo 700 mila aziende in Italia negli ultimi 10 anni, stanno sul mercato con difficoltà incredibili. Le aziende in questo contesto sono le prime ad essere precarie perché non hanno certezza delle commesse e degli investimenti fatti. Come fanno a dare stabilità assumendo?”

“Rigidità, maggior burocrazia, rischio di contenziosi, scarsa flessibilità in ingresso e in uscita, sono di nuovo costi a carico delle imprese che disincentiveranno progetti di sviluppo e assunzioni. Dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre – afferma Galassi di A.P.I. che aggiunge – Il coraggio di definire la Politica Industriale italiana e guardare al futuro, questa la chiave per il rilancio”.

Questo il commento espresso dal presidente di A.P.I. Paolo Galassi all’indomani dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del cosiddetto “Decreto Dignità”.

Giudizio contrastante invece sulla stretta per chi delocalizza. Mossa positiva per gli artigiani, per i quali si tratta un segnale importante per difendere il valore della produzione e del lavoro realizzati in Italia, segnale tardivo per Confimi, e addirittura negativi per Confindustria che parla di un disincentivo per chi volesse investire nel nostro Bel Paese.  Galassi chiude lanciando un messaggio chiaro: “Ci vogliono politiche coordinate con l’Europa, le stesse regole economiche e del mercato del lavoro, la delocalizzazione non si controlla, infatti, solo in Italia”.

“Ci sono cose interessanti e la direzione non è sbagliata,ma manca coraggio rispetto alle aspettative e agli annunci. Il decreto non è il funerale del precariato, si sarebbe potuto fare di più sulla correzione del Jobs Act riguardo al licenziamento illegittimo perché bisogna ridare il lavoro e non soltanto aumentare l’indennità. Inoltre ridurre la durata del tempo determinato da 3 a 2 anni non cambia la sostanza” – Questo, infine, il commento di Maurizio Laini, segretario della CGIL di Monza e Brianza.

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Matteo Riccardo Speziali
Chi sono? Matteo Riccardo Speziali, una vita nel cercare di scoprirlo (chi sono) e nel frattempo il raccontare fatti, il ricercare notizie mi tengono molto occupato. Scrivo da sempre e nel 2008 sono tra i soci fondatori di MB News che dirigo. Quando non scrivo (e non dirigo),mi piace leggere, soprattutto gialli, mi piace cucinare (e mangiare) e mi piace correre. Se avete qualche bella storia da raccontarmi o se volete denunciare un fatto chiamatemi 039361411


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