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Contratti appalti pubblici, Cgil MB: “Poca chiarezza sull'avvalimento”

Contratti appalti pubblici, Cgil MB: “Poca chiarezza sull’avvalimento”

11 luglio 2018

E’ stato recentemente oggetto di un vademecum dell’Anac (Autorità nazionale anticorruzione), ma sono ancora molti i dubbi sull’avvalimento, cioè la possibilità per  il soggetto economico che intenda partecipare ad una procedura di gara in un appalto pubblico e non possegga i necessari requisiti di carattere economico, finanziario, tecnico e professionale di avvalersi delle capacità e strumenti di altri soggetti. Anche perché su questa procedura, prevista dal nuovo codice dei contratti  pubblici (D.Lgs. 50/2016), continuano ad esserci incertezze riguardanti diversi aspetti.

Dalla dichiarazione di impegno, che serve a rendere valido il contratto di avvalimento, alla piena responsabilità solidale tra azienda concorrente all’appalto pubblico e quella ausiliaria (impresa che “presta” i propri requisiti). Dalle gravi irregolarità fiscali definitivamente accertate nei confronti dell’impresa ausiliaria, che comportano la revoca dell’aggiudicazione, ai requisiti di idoneità professionale che, a differenza delle capacità economica-finanziaria, tecniche e professionali, non possono essere oggetto di avvalimento. Fino alle certificazioni di qualità, rese oggetto di avvalimento solo in un secondo momento.

Tutto questo lancia delle ombre sulla capacità della normativa sugli appalti pubblici di salvaguardare i livelli occupazionali. Anche perché già i Ccnl (Contratto collettivo nazionale di lavoro) avevano visto introdurre delle clausole che hanno la finalità di garantire, salvi casi particolari, il mantenimento dell’occupazione e prevedono l’obbligo per l’impresa subentrante nell’appalto di assumere il personale derivante dalla gestione uscente.

Poi, appunto, con il nuovo codice dei contratti  pubblici, viene introdotto l’avvalimento, in virtù del quale l’operatore economico potrà partecipare alla gara dimostrando alla stazione appaltante la disponibilità dei mezzi necessari, mediante la presentazione di una dichiarazione sottoscritta dall’impresa ausiliaria, con cui si obbliga, verso il committente e verso  il concorrente alla gara, a mettere a disposizione per tutta la durata dell’appalto le risorse necessarie di cui è carente il ricorrente. Tra queste anche il proprio personale, che verrà messo a disposizione dell’ausiliata mediante l’istituto del distacco (art. 30 del  D.Lgs. 276/2003).

“In una siffatta situazione la tutela dei lavoratori occupati sull’appalto, apprestata dalle clausole sociali dei Ccnl, potrebbe non trovare applicazione in quanto, non essendo i dipendenti in distacco formalmente inseriti nel libro paga e matricola dell’impresa uscente, in base all’interpretazione letterale di detta norma, nei confronti di costoro sembrerebbe non vigente l’obbligo all’assunzione da parte del nuovo appaltatore – afferma Giovanna Piccoli, responsabile dell’Ufficio vertenze della Cgil Mb – tale effetto, pur interessando l’ambito circoscritto degli appalti pubblici, rappresenta comunque una distorsione del sistema e deve far riflettere sulle ricadute che si andrebbero a  determinare nei casi di avvalimento per i lavoratori in distacco, i quali potrebbero vedersi negate le tutele operanti invece per i lavoratori dipendenti dell’impresa uscente, con un’evidente disparità di trattamento della quale non è possibile allo stato immaginarne alcuna valida ragione”.

A livello nazionale ci sono stati una serie di pareri di precontenzioso dati dall’Anac su casi concreti, derivanti dalle norme del Codice degli Appalti, in cui i concorrenti hanno interpretato male la normativa sui contratti pubblici. La questione dei dipendenti in distacco negli appalti pubblici, che ancora non ha un indirizzo quantomeno a livello di giurisprudenza, investe anche il nostro territorio.

“Il nostro Ufficio vertenze è stato, di recente, interessato da questa problematica che ha visto i lavoratori interessati sprovvisti delle  tutele riconducibili, immediatamente, alle prescrizioni contrattuali – spiega Piccoli – questi, per poter essere assunti dall’impresa subentrante ovvero per poter proseguire il rapporto di lavoro con l’impresa da cui erano formalmente assunti, hanno dovuto accettare condizioni contrattuali peggiorative, quali contratti a termine, periodi di prova, riduzioni di orario di lavoro, condizioni economiche deteriori”.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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