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Carcere di Monza, da oggi i diritti dei detenuti hanno uno strumento in più

Carcere di Monza, da oggi i diritti dei detenuti hanno uno strumento in più

17 Luglio 2018

La rieducazione e il reinserimento sociale di chi finisce in un carcere parte anche dalla possibilità di essere ascoltati ed aiutati. E’ questa la premessa che ha portato anche nel carcere di Monza alla nascita dello “Sportello del Garante dei detenuti”. Si tratta di un ufficio messo a disposizione di chi sta scontando una pena e delle loro famiglie, che potranno presentare richieste o istanze in merito al rispetto dei propri diritti civili e ai disagi dovuti alla restrizione della libertà personale. Il ventaglio di tematiche su cui l’azione del Garante dei detenuti cercherà di fornire un supporto è molto ampio. Dal regolare corso dei procedimenti relativi a pratiche in materia di pensioni, invalidità, disoccupazione e tasse all’effettivo accesso ai servizi sanitari, dallo svolgimento di corsi e certificazioni scolastiche e professionali alla possibilità di usare la patente di guida quando si ha il permesso di andare a lavorare fuori dal carcere.

“Abbiamo deciso di aprire uno sportello direttamente accessibile all’interno del carcere per dare un segnale di vicinanza e di attenzione ai detenuti e a tutti coloro che operano nelle case circondariali – spiega Carlo Lio, Difensore regionale di Regione Lombardia, che esercita per legge anche le funzioni di Garante dei detenuti – una volta al mese sarò personalmente presente allo Sportello, nel mio piccolo voglio contribuire a tenere viva la fiammella di speranza che chi è privato della propria libertà porta dentro se stesso”.

Ecco perché l’iniziativa, che vede la Casa circondariale di via S. Quirico a Monza arrivare seconda in Lombardia, dopo il carcere di Opera a Milano e i servizi simili presenti a San Vittore e Bollate, sempre nell’area metropolitana del capoluogo meneghino, assume un significato molto più profondo della semplice apertura di un ufficio istituzionale di garanzia. “Lo Sportello come postazione fissa e stanziale all’interno del nostro carcere ha un valore nell’ottica dei principi costituzionali e del trattamento dei detenuti – afferma la direttrice del carcere di Monza, Maria Pitaniello – saperne cogliere lo spirito costituirà un beneficio per tutti e migliorare le condizioni di vivibilità all’interno delle nostre strutture”.

L’intenzione del Difensore regionale della Lombardia, che ha avviato lo “Sportello del Garante dei detenuti” grazie ad un accordo con il Provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria, è di estendere progressivamente l’iniziativa anche agli altri 18 istituti carcerari della Lombardia. “Da ottobre mi attiverò per andare oltre l’area metropolitana milanese – annuncia Lio – cercherò di coinvolgere da subito le Case circondariali di Bergamo, Brescia e Sondrio”. Monza, insomma, potrebbe fare da apripista in un percorso che punta a concepire il carcere con una mentalità molto più aperta, orientata alla vivibilità e socialità rispetto al passato. Su questa strada il capoluogo della Brianza anche recentemente, con l’inserimento lavorativo delle persone in esecuzione penale, ha dimostrato di essere all’avanguardia in Italia (qui l’articolo).

A Monza lo “Sportello del Garante dei detenuti” avrà una platea potenziale di utenti piuttosto numerosa. I detenuti presenti nelle 15 sezioni, considerando le diverse condizioni giuridiche, sono, infatti, 636 uomini, di cui 280 stranieri. In pratica una piccolo paese, con tante esigenze e problematiche. Che, per essere affrontate al meglio, richiedono un approccio quanto più possibile multidisciplinare. “Intorno al mondo del carcere ruotano una vastità e varietà di soggetti, dall’area pedagogica all’ambito amministrativa fino a quello sanitaria – sostiene Simone Luerti, magistrato del Tribunale di Sorveglianza di Milano – il rischio è la parcellizzazione e la frammentazione dei diritti dei detenuti, per questo il ruolo del Garante è anche di portare una coscienza che guarda all’uomo privato della libertà personale nella sua totalità e dignità. Più che far uscire il detenuto dal carcere, dobbiamo  puntare a realizzare il processo contrario”.

Mettere insieme le risorse e le competenze di tutti, insomma, è una delle premesse e degli auspici dello “Sportello del Garante dei detenuti”. Non a caso, allora, l’inaugurazione ufficiale nella Casa circondariale di Monza, ha visto la presenza, tra gli altri, dei rappresentanti delle istituzioni cittadine, il Presidente del Consiglio comunale di Monza, Filippo Carati, il sindaco di Lissone, Concetta Monguzzi, il primo cittadino di Brugherio, Marco Troiano. Non mancavano nemmeno il Prefetto di Monza e della Brianza, Giovanna Vilasi, il Procuratore Capo di Monza, Luisa Zanetti, la presidente della camera penale di Monza, Maura Traverso, il vice questore di Monza, Angelo Re, oltre ai vertici del mondo delle associazioni, del sistema formativo e dei Tribunali.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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