Ambiente

Lambro con acque fluorescenti: individuati i responsabili

A originare l’afflusso, un’industria farmaceutica locale.

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A BrianzAcque, è bastata una sola nottata per risalire all’autore e alla causa dell’episodio che, a partire dalla sera di ieri, ha colorato le acque del depuratore di Monza San Rocco e del Lambro di verde.

Secondo gli accertamenti eseguiti a tempo di record, la mutazione cromatica delle acque è da ricondurre all’immissione anomala nelle reti  del collettore fognario di fluoresceina. A originare l’afflusso, un’industria farmaceutica locale, che produce questa sostanza, un colorante attivo utilizzato anche per scopi medici e come tracciante delle acque sotterranee. Nonostante il forte impatto visivo, si tratta di un composto privo di tossicità.

Fin dai primi avvistamenti del cambiamento di colore delle acque in ingresso e in uscita dall’impianto di depurazione di San Rocco, il personale della divisione tecnica di BrianzAcque si è prontamente attivato per individuare la causa dell’accaduto e per contenerne gli effetti. Il fenomeno è destinato ad esaurirsi autonomamente.

Arpa, ente preposto, ha eseguito una serie di campionamenti per effettuare le analisi chimiche sulle acque colorate di verde.  Un caso analogo, ma di dimensioni più contenute, si era già verificato nel 2013 e, anche in quella occasione, non si erano verificati impatti  ambientali. Gli effetti visivi dello scarico anomalo sono stati riscontrati nei comuni a valle del depuratore del capoluogo brianzolo: Brugherio, Cologno Monzese e Sesto San Giovanni. BrianzAcque segnalerà l’accaduto alle autorità competenti.

“L’evento di oggi richiama, purtroppo, alla memoria lo sversamento di idrocarburi di Villasanta del 2010 –dichiara Barbara Meggetto presidente di Legambiente Lombardia – Fortunatamente, in questo caso, pare si tratti di un prodotto apparentemente innocuo. L’allarme e il timore di vedere compromesso l’ecosistema fluviale è grande. Chiediamo di non abbassare la guardia: qualcosa infatti, non funziona nella macchina dei controlli e dei presidi del sistema depurativo se ci ritroviamo a parlare di scarichi impropri ad ogni estate!”.

Da Legambiente si sottolinea come inciviltà e illegalità spesso vadano a braccetto. Per questo si chiede prioritariamente di potenziare il sistematico programma di verifiche degli scarichi industriali nel bacino del Lambro (e anche del Po), per reprimere i fenomeni di illegalità che si ripetono con frequenza e spingere affinché si raggiunga in tempi ragionevoli l’obiettivo di qualità “buono” imposto dall’Unione Europea partendo proprio dal caso emblematico del fiume Lambro.

 

Articolo aggiornato alle 16:00