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Contratto unico della manifattura e Ministero delle Pmi: Confimi rilancia da Monza

Contratto unico della manifattura e Ministero delle Pmi: Confimi rilancia da Monza

4 luglio 2018

Punta alto Confimi e durante l’assemblea pubblica di ieri attacca il Governo. Quel che sulla carta può apparire positivo e quasi foriero di un grande cambiamento, a volte può cambiare volto quando viene calato nelle problematiche reali. Sembra questo il caso del “Decreto Dignità”, approvato all’inizio di questa settimana dal Consiglio dei Ministri. Che su alcuni punti, legati al mercato del lavoro e alla precarietà, trova la netta contrarietà di Confimi, la Confederazione dell’Industria Manifatturiera Italiana e dell’Impresa Privata. L’allarme arriva direttamente dal Presidente nazionale, Paolo Agnelli, nel corso dell’Assemblea pubblica “Confimi, un’associazione al servizio delle imprese”, che si è svolto al “Saint George Premier” di Monza.

“Il Decreto Dignità ci riporta indietro e rivede, ancora una volta, il concetto dei precari – spiega Agnelli, imprenditore bergamasco alla guida dell’azienda di famiglia, leader nel settore dell’estrusione dell’alluminio e delle pentole professionali – non si può pensare di spingere, in questo momento e in Italia, sull’assunzione a tempo indeterminato quando le imprese sono le prime a vivere in una situazione di instabilità. Ridurre a 24 mesi la durata massima dei contratti a tempo determinato e aumentare dello 0,5% il contributo addizionale a carico del datore di lavoro per ogni rinnovo mi sembrano una cambiale da pagare ad un’ideologia elettorale – continua – inoltre è tardivo sanzionare adesso in maniera pesante le aziende che hanno ricevuto contributi statali e vogliono delocalizzare all’estero prima che siano trascorsi 5 anni (e ciò vale tra l’altro solo per i trasferimento extra Europa, ndr)”.

Da Monza, al di là delle perplessità su un provvedimento nazionale che deve ancora seguire l’iter legislativo per arrivare alla sua attuazione,  Confimi Industria lancia al governo targato Lega-Movimento 5 Stelle diversi appelli. Molti dei quali fanno parte dei 10 punti del Manifesto della manifattura, il documento presentato nei giorni scorsi a Roma dall’associazione imprenditoriale alle forze politiche e al Sottosegretario allo Sviluppo Economico, Dario Galli.

Tra i più importanti, nel corso dell’appuntamento nel capoluogo della Brianza, sono stati affrontati la riduzione del costo dell’energia, che per le Pmi in Italia è l’87% in più rispetto alla stessa fascia media dell’Unione Europea. Ma anche la riduzione del cuneo fiscale, che grava sulle piccole e medie imprese del nostro Paese per l’11% in più rispetto alla media europea. O, ancora, l’istituzione di un Contratto unico della Manifattura (qui l’approfondimento), secondo il principio di un modello capace di valorizzare la contrattazione di secondo livello, soprattutto territoriale.

“Oggi in Italia ci sono 868 Contratti collettivi nazionali di lavoro, decisamente troppi – afferma Nicola Caloni, amministratore delegato dell’omonima azienda di trasporti e, da un anno, presidente di Confimi Monza e Brianza – vogliamo eliminare questa eccessiva burocrazia che rallenta l’economia e la possibilità di lavorare”. Sul fronte del Contratto unico della Manifattura, Confimi è pronta a dar battaglia. “Non lo faremo con i sindacati confederali perché servirebbero troppi tavoli di contrattazione – afferma il presidente Agnelli – troveremo l’accordo con qualche piccolo sindacato di base, dopo di che chi vorrà, potrà adottarlo”.

Un riferimento per l’approdo ad una riforma del sistema negoziale contrattuale è costituito dal Ccnl Confimi Meccanica (ecco l’articolo). Che, giunto al suo secondo rinnovo, dalla contrattazione territoriale alla flessibilità, dall’assistenza sanitaria integrativa alla previdenza complementare fino alle diverse tipologie contrattuali, presenta diversi vantaggi ed opportunità.

“Abbiamo cercato di favorire la flessibilità e di mettere in rete le aziende con concretezza e in tempi brevi” – afferma Riccardo Chini, alla guida di Confimi impresa meccanica nazionale ed ex presidente della sede brianzola di Confimi Industria. E gli effetti positivi si sono visti anche nel nostro territorio. “Insieme alle organizzazioni sindacali stiamo introducendo la possibilità di variare gli orari e le mansioni di lavoro in maniera snella – spiega Simona Ronchi, titolare della Silap srl di Vimercate e al vertice del gruppo locale di Confimi impresa meccanica – tra le altre misure, che vengono incontro alle esigenze di noi imprenditori e sono oggetto di contrattazione, ci può essere anche la detassazione del premio di produttività”.

Altra proposta della giovane associazione imprenditoriale, nata alla fine del 2012 e oggi costituita da 30mila aziende iscritte, che impiegano circa 420 mila addetti e generano un fatturato aggregato di circa 72 miliardi di euro annui, è l’istituzione di un Ministero della Piccola e Media Industria. Qualcosa in più di una provocazione. Una questione di rappresentatività. “Negli ultimi anni in Italia abbiamo perso 700mila Pmi e 1 milione e 400mila posti di lavoro – sostiene Agnelli – eppure non c’è stato alcun tavolo di crisi del Governo”. Il comparto, insomma, chiede di poter far sentire la propria voce. Anche perché le Pmi costituiscono la quasi totalità delle imprese italiane. Con numeri davvero importanti. Che la politica, come dice ad MBNews il presidente nazionale di Confimi Industria, non può ignorare.

Qualche segnale di cambiamento, dal punto di vista della visibilità della Confederazione dell’Industria Manifatturiera Italiana e dell’Impresa Privata, sembra si cominci a vedere. “Siamo partiti, quasi 6 anni fa, tra lo scetticismo generale – afferma Agnelli – poi man mano ci siamo fatti riconoscere dai sindacati, quindi siamo stati convocati ai vari tavoli ministeriali e negli ultimi 2 anni siamo andati ben 76 volte sulle tv nazionali”. E anche a Monza e in Brianza, Confimi cresce. “Stiamo aumentando il confronto e il dialogo con le amministrazioni locali, le altre associazioni e i cittadini – sostiene Caloni – vogliamo far capire che siamo presenti e possiamo, con la nostra struttura dinamica e coesa, dare il miglior supporto possibile alle imprese con servizi selezionati e aggiornamenti sulle novità legislative”.

Un lavoro, anche di consulenza, sempre più necessario nella complessità degli strumenti di finanza agevolata oggi a disposizione delle aziende (leggi l’articolo). “Ci sono alcune preoccupazioni sul fronte dell’Industria 4.0, quella determinata da automazione ed interconnessione tra tecnologie abilitanti che, grazie ad Internet, si aggregano in modo sistemico in nuovi paradigmi produttivi – spiega Francesco Purificato, Area Credito e Finanza Confimi Industria Monza e Brianza – ad esempio il Credito d’imposta per la formazione 4.0, previsto dalla Legge di bilancio 2018, per il momento non trova conferme e il decreto Calenda, che puntava su questo pilastro, è fermo alla Corte dei Conti perché non c’è la copertura finanziaria”.

Anche per superare queste difficoltà, la Confederazione dell’Industria Manifatturiera Italiana e dell’Impresa Privata ha avviato collaborazioni con istituti finanziari e bancari, capaci di proporre prodotti e servizi integrati e specifici per le singole aziende. E’ il caso, nel nostro territorio, di Finanza & Futuro, che è da poco entrata a far parte della divisione Advisory Clients di Deutsche Bank.

Il percorso di crescita, anche di Confimi Industria Monza e Brianza, è ancora in atto. E l’Assemblea pubblica al “Saint George Premier”, che ha visto la presenza, tra gli altri, di Edoardo Ranzini e Gabriella Meroni,  rispettivamente Direttore e Vicepresidente delle sede territoriale dell’associazione, e di Rosalba Colombo, sindaco di Arcore, ha segnato una tappa in avanti lungo questa strada. Come ci spiega, con soddisfazione, il Presidente Nicola Caloni.

Le aspettative per il futuro sembrano essere positive. Lo dimostra anche il fatto che proprio a Monza, il prossimo ottobre, si svolgerà l’assemblea nazionale di Confimi Industria. Un onore, ma anche un onere. Che gli imprenditori locali, iscritti e non alla Confederazione manifatturiera, dovranno dimostrare di saper cogliere in pieno.

Foto di Marco Brioschi

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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